Nel 2014 Thomas Hitzlsperger, ex centrocampista della Nazionale tedesca e della Lazio, faceva coming out pochi mesi dopo aver annunciato il proprio ritiro. All’epoca 31enne, Hitzlsperger rese pubblica la propria omosessualità “perché voglio spingere ad un dibattito sull’omosessualità degli sportivi professionisti”.

Da allora Hitzlsperger è diventato attivista LGBTQIA+, spendendosi in prima persona per dire basta all’omobitransfobia nel mondo del Calcio.

Via Attitude Thomas ha ora scritto di proprio pugno un articolo in cui ha commentato i Mondiali appena conclusi, con il trionfo della Spagna al cospetto dell’Argentina. Un Mondiale meno ‘tossico’ da un punto di vista della mascolinità, secondo Hitzlsperger, con quei campioni spagnoli così omoerotici, tanto dal contrastare la cosiddetta manosfera, ecosistema digitale di comunità online — come forum e social network — che promuove ideologie antifemministe, omobitransfobiche e patriarcali.

La lettera di Thomas Hitzlsperger al Calcio mondiale

Thomas Hitzlsperger e la mascolinità positiva nel calcio che batte la manosfera - Thomas Hitzlsperger 1 - Gay.it

Hitzlsperger ha osservato il Mondiale da commentatore ESPN, girando tra gli stadi d’America, Messico e Canada, rendendosi conto come il calcio fosse ovunque. “Ma mentre attraversavo il Nord America seguendo lo svolgimento dei Mondiali, non prestavo attenzione solo al campo. Osservavo come i giocatori si comportavano fuori dal campo – e cosa rivelassero quelle piccole, silenziose interazioni sulla direzione che sta prendendo il calcio maschile“, ha scritto Thomas.

“Per decenni il calcio è stato intrappolato in una cornice ristretta. Era una cultura costruita sullo stoicismo, sull’aggressività e su un’idea ben precisa di cosa significasse essere un uomo. Se hai giocato nella mia epoca, conosci le regole non scritte che il più delle volte si applicavano: incassavi i colpi, tenevi la testa bassa e non mostravi assolutamente alcuna vulnerabilità. Quella cultura non è scomparsa, ma durante questo torneo, qualcosa di meglio è emerso”, ha precisato l’ex nazionale tedesco.

“Lo si è visto in momenti che andavano oltre la normale sportività. Guarda Jude Bellingham che spinge Bukayo Saka a segnare la sua tripletta. Non è solo un consiglio tattico; è leadership basata sul sostenere il compagno di squadra anziché alimentare il proprio ego. Sapendo degli orribili insulti online subiti da Saka dopo aver sbagliato un rigore qualche anno fa, vedere un compagno di squadra incoraggiarlo sul palcoscenico mondiale ha significato molto. Ha dimostrato che la vera forza in campo deriva dal sostenere gli altri, non dall’essere soli. O prendiamo il momento fuori dal campo in cui Bellingham si è fermato nella zona mista per parlare con un giornalista in sedia a rotelle mentre tutti gli altri gli passavano accanto senza degnarlo di uno sguardo. Non era una scena preparata, né una trovata pubblicitaria. Era semplicemente empatia umana. Quando una superstar si prende dieci secondi per riconoscere qualcuno che viene spesso ignorato, l’effetto a catena è enorme. Dice a un’intera comunità: “Tu esisti e hai il diritto di essere qui””.

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Dettagli, ha rimarcato Hitzlsperger, che contano, “perché i calciatori hanno una portata globale. I giovani di oggi cercano una guida e molti di loro finiscono per perdersi nel labirinto di internet, ammirando figure come Andrew Tate, persone che predicano una versione di mascolinità basata sul dominio e sulla prepotenza. I calciatori offrono un contrappeso. Quando i giovani tifosi vedono giocatori come Bellingham, Haaland, Mbappé o Harry Kane – uomini al culmine della loro carriera – mostrare gentilezza e lavorare in squadra, ridefiniscono il vero significato della forza. Non c’è bisogno di essere un “duro” che prende a calci gli avversari per vincere. Anzi, si hanno molte più possibilità di successo quando si resta uniti. Guardate la Spagna: il loro successo non si è basato su un singolo ego prepotente, ma sulla fiducia collettiva“.

Il calcio, ricorda Thomas, “è una bolla profondamente dominata dagli eterosessuali. Non dobbiamo illuderci. Se si cercano comportamenti tossici nel calcio, se ne trovano ancora molti. Le vecchie abitudini non sono scomparse da un giorno all’altro. E il calcio ha ancora enormi punti ciechi, il più evidente dei quali è la mancanza di giocatori gay dichiarati nei principali campionati europei. Mi chiedono sempre perché questa barriera rimanga così ostinata. Quando un giovane giocatore sta cercando di capire chi sia, di solito è circondato da agenti, club e familiari che semplicemente non hanno idea di cosa significhi essere gay e che non riescono a immaginare un futuro positivo per un atleta apertamente gay. Uscire da questa situazione richiede tempo e un immenso coraggio. Per cambiarla, i giocatori hanno bisogno di persone intorno a loro che dimostrino che la vita è molto più grande del calcio, che non è necessario rinchiudersi in un’unica identità rigida solo per sopravvivere in questo sport“.

Le cose stanno cambiando, secondo Hitzlsperger, anche se lentamente. “I social media hanno abbattuto le vecchie barriere. I giocatori di oggi vogliono esprimersi; tengono alla moda, al loro aspetto e a mostrare qualcosa di più del semplice lato atletico. David Beckham ha dato il via a questo cambiamento decenni fa, ma questa generazione lo ha portato avanti, mostrando al pubblico un lato molto più umano. Quando ripenseremo a questo torneo, spero che lo ricorderemo come un passo avanti. Al di là del clamore commerciale e dell’enorme espansione a 48 squadre, il cuore dello sport è rimasto intatto: persone che si uniscono, festeggiano e trovano un terreno comune. La mascolinità positiva nel calcio non significa premiare i giocatori con una stellina d’oro per il loro buon comportamento. È molto più semplice. Significa costruire una cultura in cui gli uomini si sostengono a vicenda, in cui l’empatia non viene scambiata per debolezza e in cui la leadership significa coinvolgere tutti“.

Soprannominato come “Der Hammer” per il suo potente tiro di sinistro, Thomas Hitzlsperger vinse la Bundesliga 2007 con lo Stoccarda, collezinando 52 presenze con la nazionale tedesca e appena 6 con la maglia della Lazio, nel 2010.

La serena disinvoltura gaia del maschio spagnolo campione del mondo – video

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