Calciatori gay esclusi dai Mondiali, la lettera della FIFA

Il combattivo attivista britannico Petet Tatchel punta il dito sulla condizione precisa di alcuni giocatori di alcuni paesi.

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A poche ore dal match tra Iran ed Egitto in programma il 26 giugno a Seattle, ribattezzato “Pride Match dagli organizzatori locali perché coincide con il Pride della città, riemerge la questione del rapporto tra la FIFA e le nazionali provenienti da Paesi che criminalizzano l’omosessualità. E subito si tirano in mezzo i calciatori gay i quali, poveracci, potrebbero mai giocare in certe nazionali?

A sollevarla è l’attivista britannico per i diritti umani Peter Tatchell, fondatore dell’omonima fondazione londinese, attualmente a Seattle, e noto per la sua rumorosa e riottosa capacità di far rumore e sollevare polveroni di attenzione intorno a dettagli solitamente trascurati dai nuovi performativismi digitali. Tatchell insomma è uno di quei meravigliosi, vecchi attivisti che sa il fatto suo e va avanti, mentre il mondo si polverizza intorno alle battaglie dell’ombelico.

La scorsa settimana Tatchell ha scritto al presidente della FIFA Gianni Infantino, chiedendo all’organizzazione di ottenere garanzie scritte sul fatto che nessun calciatore verrebbe escluso dalla nazionale in quanto gay, da undici federazioni: Iran, Egitto, Arabia Saudita, Ghana, Senegal, Qatar, Tunisia, Marocco, Iraq, Uzbekistan e Algeria. Si tratta di Paesi in cui l’omosessualità è perseguita penalmente.

La storia raccontata dalla Gazzetta con l'infelice definizione di "festini gay"
La storia raccontata dalla Gazzetta con l’infelice definizione di “festini gay”

Il riferimento normativo invocato è l’articolo 4.1 degli Statuti FIFA, che vieta ogni discriminazione, anche per orientamento sessuale, prevedendo come sanzioni la sospensione o l’espulsione. L’articolo 5.2(b) del regolamento del Mondiale 2026 impegna inoltre le federazioni partecipanti al rispetto degli Statuti.

Mi si consenta qui di rilanciare l’articolo, di tutt’altra natura, eppure importante in questo discorso, pubblicato da Gay.it pochi giorni fa:

Mondiali di Calcio 2026, solo 8 calciatori su 1248
hanno espresso sostegno alla comunità LGBTQIA?
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La FIFA ha risposto a Tatchell con una lettera datata 23 giugno 2026. Secondo l’attivista, la replica non affronta il quesito centrale: non chiarisce se l’organizzazione abbia verificato la conformità delle undici federazioni, né se intenda richiedere assicurazioni scritte sull’eleggibilità di eventuali giocatori gay. Nella risposta, di cui il comunicato dell’instancabile Tatchell diffuso il 25 giugno riporta due estratti, la FIFA rimanda la questione alle singole federazioni, affermando che la selezione dei giocatori è responsabilità delle associazioni partecipanti, e ribadisce in termini generali che la discriminazione, anche per orientamento sessuale, non ha posto nel calcio. Addio geopolitica del calcio per i calciatori gay, contano solo i soldi, vero Infantino/Trump?

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Sul fronte degli stadi, la FIFA ha confermato che i tifosi di ogni orientamento sessuale e identità di genere sono benvenuti e che le bandiere arcobaleno rientrano tra gli oggetti consentiti dal codice di condotta.

Oh, ma tante grazie!

Sembra di sentire Vannacci che dice che i gays, cavoli!, possono persino farsi curare in ospedale. Nessuna menzione della FIFA invece per l’arbitr* lesbo-queer, vabbé.

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La lettera iniziale di Tatchell chiedeva anche chiarimenti sul fatto che l’Iran ha minacciato di interrompere il gioco in caso di esposizione di bandiere “non ufficiali“. Nessuna risposta risulta sul tavolo con l’Iran, e ci mancherebbe: potrebbe mai Infantino (soprannominato anche Infamino) disturbare il grande manovratore psico-narciso Donald Trump nella ingarnugliata vicenda del conflitto con l’Iran?

La FIFA tutela la visibilità LGBT+ sugli spalti, ma non riesce a proteggere i giocatori LGBT+ in campo“, ha dichiarato Tatchell, secondo cui consentire la partecipazione di squadre provenienti da Paesi che criminalizzano l’omosessualità, senza richiedere conferme sulla libertà di partecipazione dei calciatori gay, solleva interrogativi sull’applicazione effettiva delle regole interne.

Va precisato che il testo integrale della risposta FIFA non è stato reso pubblico: le citazioni disponibili sono quelle selezionate dalla fondazione.

Nella storia del Mondiale maschile non si è mai registrato un calciatore dichiaratamente LGBTQ+ in campo, ma questo è un altro paio di maniche e potete consultare la sezione CALCIATORI GAY” su Gay.it

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