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Pride Match Iran-Egitto, l’ipocrisia dei Mondiali 2026: la bandiera che a Seattle sventola e a Teheran uccide

A Seattle una bandiera arcobaleno entra liberamente allo stadio, mentre a Teheran o al Cairo può costare il carcere o la vita fino all'impiccagione.

Pride Match Iran-Egitto, l'ipocrisia dei Mondiali 2026: la bandiera che a Seattle sventola e a Teheran uccide - mondiali di calcio pride match tra iran ed egitto tutto quello che sappiamo - Gay.it
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Questa notte, il 27 giugno alle 5 ora italiana, Seattle ospita la sfida tra Iran ed Egitto ribattezzata Pride Match, perché in programma nel weekend dell’Orgoglio cittadino. Il paradosso è evidente: si affrontano due Paesi che criminalizzano l’omosessualità, in una città che colora gli spalti con le bandiere arcobaleno. Attorno alla partita si è consumato un lungo braccio di ferro tra le due federazioni, contrarie a ogni simbolo Pride, e gli organizzatori, decisi a non cedere. Sullo sfondo, il famigerato Mondiale di Infantino e Trump e un torneo segnato da polemiche, diritti negati e tensioni geopolitiche. Ecco tutto quello che c’è da sapere, punto per punto.

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  • Il match decisivo si gioca a Seattle nel weekend del Pride cittadino e per questo è stato ribattezzato Pride Match, annunciato dagli organizzatori oltre un anno fa.
  • È stato il sorteggio di dicembre 2025 ad abbinare proprio Iran ed Egitto, due Paesi che criminalizzano l’omosessualità, alla partita dedicata all’Orgoglio LGBTQIA+.
  • In Iran l’attività omosessuale è illegale e punibile con la morte (anche impiccagione).
  • In Egitto le persone LGBTQIA+ rischiano fino a 17 anni di carcere per accuse come “dissolutezza”, “indecenza” e “atti scandalosi”.
  • Il Comitato consultivo del Seattle Pride Match ha dichiarato fin da subito che la partita si sarebbe svolta regolarmente, ma Egitto e Iran hanno subito protestato.
  • Il presidente della Federcalcio iraniana Mehdi Taj ha parlato di “obiezioni” e di una “mossa irrazionale a sostegno di un certo gruppo di persone”, come riportato da Al Jazeera.
  • Secondo la BBC, la Federcalcio egiziana ha inviato una lettera alla FIFA rifiutando categoricamente ogni attività di sostegno all’omosessualità, ritenuta incompatibile con i valori culturali e religiosi dei due Paesi.
  • Il 30 dicembre 2025 Taj è tornato all’attacco, ricordando che il match cade nel Muharram, mese sacro del calendario islamico, e promettendo di impedire una partita “sotto i colori dell’arcobaleno”.
  • Nel maggio 2026 l’Iran ha posto 10 condizioni alla FIFA, tra cui l’esposizione delle sole bandiere nazionali ufficiali: una richiesta che, se accolta, cancellerebbe le bandiere Progress Pride.
  • La FIFA non ha mai risposto a quelle condizioni, lasciandole in un limbo fino alla vigilia del torneo.
  • Il Ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali ha minacciato “possibili incidenti sugli spalti” in caso di bandiere non ufficiali o slogan di protesta durante le partite.
  • Donyamali ha aggiunto che, di fronte a simboli o cori non conformi, il dirigente della squadra avrebbe il dovere di interrompere la partita, scaricando sugli organizzatori la responsabilità di porvi rimedio.
  • Alla vigilia, però, lo scenario dell’interruzione sembra rientrato: secondo l’agenzia iraniana Fars, Teheran e il Cairo avrebbero ottenuto rassicurazioni dalla FIFA sul fatto che nessuna cerimonia o attività promozionale Pride si svolgerà dentro lo stadio o nel programma ufficiale della partita.
  • Si delinea così un compromesso: la FIFA chiarisce che la gara non è la “Partita del Pride” ufficiale e che gli eventi cittadini non fanno parte del Mondiale, ma tiene ferme le bandiere arcobaleno dei tifosi sugli spalti, consentite dal codice di condotta come simboli dei diritti umani.
  • Resta un paradosso sui simboli: mentre l’arcobaleno entra al Lumen Field, la FIFA vieta la storica bandiera iraniana del “Leone e Sole”, legata alla monarchia pre 1979 e considerata politica. Un giudice di Los Angeles ha respinto il ricorso che ne chiedeva l’ingresso, riconoscendo alla FIFA il diritto di regolamentare i simboli.
  • Secondo il Guardian, la FIFA avrebbe respinto le richieste delle due federazioni, ritenendo il formato della partita ispirato a inclusività e rispetto e quindi non modificabile.
  • La FIFA ha dato il via libera a tutte le bandiere, comprese quelle LGBTQIA+: l’arcobaleno potrebbe quindi tingere gli spalti.
  • I due capitani non indosseranno però la fascia rainbow al braccio.
  • Eric Wall, del comitato consultivo del Seattle Pride Match, ha ricordato il precedente del Qatar, dove fu chiesto di rispettare la cultura locale, e ha spiegato che le bandiere Progress Pride dentro lo stadio sono una tradizione di Seattle.
  • Ai Mondiali del 2022 in Qatar ogni simbolo arcobaleno fu vietato, con la FIFA che minacciò ammonizioni per chi avesse indossato la fascia “OneLove”; celebre la protesta muta della Germania.
  • I preparativi del Pride Match risalgono a fine 2024 e, assicura Wall, non c’è mai stata intenzione di danneggiare nessuno o provocare la FIFA: è stato solo il caso ad accostare Iran ed Egitto all’evento.
  • A Seattle saranno affissi manifesti e striscioni e verrà allestito un percorso storico dedicato alla comunità LGBT, con mostre d’arte, murales e celebrazioni intorno allo stadio e in città.
  • L’attivista Peter Tatchell ha denunciato il silenzio della FIFA sugli 11 Paesi partecipanti, su 48, che condannano l’omosessualità e che potrebbero aver escluso eventuali giocatori gay dalle convocazioni.
  • La partita a livello sportivo è decisiva soprattutto per l’Iran: l’Egitto guida il girone a 4 punti e con un pari va agli ottavi per la prima volta nella storia, mentre l’Iran, fermo a 2 e orfano del capitano Hajsafi (squalificato), è obbligato a vincere per sperare nella qualificazione.
  • L’Egitto vanta 7 Coppe d’Africa (record assoluto) ma ai Mondiali non è mai andato oltre gli ottavi del 1934; tra le stelle Momo Salah, reduce da 9 stagioni al Liverpool, e Omar Marmoush del Manchester City.
  • L’Iran ha vinto 3 Coppe d’Asia e non ha mai superato il primo turno iridato; alla quarta partecipazione consecutiva, guida l’attacco l’ex Inter Mehdi Taremi.
  • Sullo sfondo, il Mondiale di Infantino e Trump, con gli USA organizzatori che bombardano l’Iran, Paese ospite costretto a rientrare in Messico proprio nel giorno delle sue gare del girone.
  • Il 27 giugno, Pride Match, si saprà chi tra Iran ed Egitto sarà riuscito nell’impresa di passare il turno.
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Resta, oltre ogni risultato sportivo, il cortocircuito che questa partita mette in scena. La FIFA concede l’arcobaleno sugli spalti e nega la cerimonia ufficiale, cercando un equilibrio che permetta a tutti di dichiararsi soddisfatti. Ma il punto sportivo, chi vinca tra Iran ed Egitto, e chi passi il turno, è francamente secondario.

Il punto, per Gay.it e per la comunità LGBTQIA+ globale, è che a Seattle una bandiera entra liberamente allo stadio, mentre negli stessi colori, a Teheran o al Cairo, può costare il carcere o la vita fino all’impiccagione.

Seattle non ha scelto di provocare nessuno, si è limitata a restare se stessa nel weekend del suo Pride: una naturalezza che fotografa l’asimmetria dei due mondi.

Ma c’è un rischio: trasformare la sfida in una recita morale a uso del pubblico occidentale, con due popoli ridotti alle politiche dei loro governi. A sparire per primi, in quel racconto, sarebbero proprio le persone LGBTQIA+ iraniane ed egiziane, quelle che le leggi evocate nel dibattito le vivono sulla propria pelle. Il Pride Match più contestato della storia dei Mondiali finirà tra poche ore. Le domande che solleva, no.

© Riproduzione riservata.

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