Mondiali di Calcio 2026, solo 8 calciatori su 1248 hanno espresso sostegno alla comunità LGBTQIA?

Otto su 1.248, ovvero lo 0,64%. Parliamo di uno spagnolo, un australiano, due tedeschi, due inglesi, un norvegese e un portoghese. E tutti gli altri?

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48 squadre in corsa, con un numero minimo di 23 giocatori e un massimo di 26, per un totale di 1248 calciatori convocati. Questi sono i Mondiali di Calcio 2026 firmati Infantino e Trump, tra infinite polemiche, visti negati e controlli choc, con un attesissimo Pride Match tra Egitto e Iran che si terrà a Seattle il 28 giugno alle 5 di notte ora italiana e una percentuale risibile, per non dire ridicola, di giocatori che nel corso della propria carriera si sono esposti a sostegno dei diritti LGBTQIA+.

Secondo l’account Instagram Antifa Ultras, sarebbero appena 8 i giocatori presenti ai Mondiali del 2026 che hanno apertamente sostenuto i diritti LGBTIQ+. Otto su 1.248, ovvero lo 0,64%.

Difficile, se non impossibile, fare un concreto check su tutti i calciatori delle 48 squadre, se possano aver preso parola sui diritti LGBTQIA+ anche solo attraverso una foto social, un commento, una dichiarazione a fine partita, magari passata inosservata, ma questi otto si sono esposti, in modo ufficiale, concreto, in prima persona.

I nomi sono quelli dello spagnolo Borja Iglesias, dell’australiano Jackson Irvine, del portoghese Bruno Fernandes, degli inglesi Harry Kane e Marcus Rashford, del norvegese Patrick Berg e dei tedeschi Leon Goretzka e Manuel Neuer.

Borja Iglesias, Spagna

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Borja Iglesias, 33enne attaccante del Celta Vigo e della nazionale spagnola, ha pubblicamente denunciato gli insulti omofobi ricevuti a causa di foto in cui indossava lo smalto, chiedendo a più riprese un ambiente più inclusivo nel calcio. Lo scorso gennaio il Celta organizzò una partita contro l’omofobia in difesa del suo attaccante, chiedendo ai tifosi di arrivare allo stadio con le unghie dipinte. Lo fecero in migliaia, compresa la presidente del club. “Sarei più felice di essere “gay” che pieno di odio, come chi mi insulta”, disse successivamente Iglesias, felicemente fidanzato con una ragazza ma da anni costantemente insultato per i suoi look.

Jackson Irvine, Australia

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33enne centrocampista del St. Pauli, del quale è capitano, e della nazionale australiana, Jackson Irvine è un’autentica icona, un alieno nel tossico mondo del Calcio. Da sempre partecipa a campagne per i diritti umani. Quando salì in Bundesliga con il St. Pauli festeggiò “indossando” una bandiera rainbow, giocando spesso con una fascia arcobaleno al braccio. A domanda specifica sul perché si esponga, ha così risposto: “Penso che abbiamo ancora molta strada da fare nel calcio, e soprattutto nel calcio maschile, per sentirci sicuri di poter parlare di qualsiasi questione sociale, figuriamoci quando si tratta di diritti LGBTQ e cose del genere, dove forse i giocatori non si sentono sicuri o supportati nemmeno nel rilasciare tali dichiarazioni”. Nei mesi scorsi Irvine si è mosso in prima persona nel difendere le calciatrici trans, ricordando come “il nostro sport è per tuttə”.

Bruno Fernandes, Portogallo

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31enne centrocampista del Manchester Utd, di cui è capitano, e della nazionale portoghese, con cui ha vinto due edizioni della UEFA Nations League, Bruno Fernandes ha sempre pubblicamente sostenuto le campagne contro l’omofobia promosse dal Manchester United e dalla Premier League, esprimendo apertamente il proprio sostegno al calciatore ceco Jakub Jankto dopo il suo coming out. Non contento, criticò l’assegnazione dei Mondiali 2022 in Qatar, esprimendo le proprie preoccupazioni per la situazione dei diritti umani e le leggi discriminatorie locali, sottolineando come il calcio debba essere “per tutti”.

Harry Kane, Inghilterra

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32enne attaccante del Bayern Monaco e della nazionale inglese, della quale è capitano e con cui è diventato vicecampione d’Europa nel 2021 e nel 2024, Harry Kane, autore di due goal all’esordio ai Mondiali 2026 nel match Inghilterra-Croazia, criticò pubblicamente il divieto imposto dalla FIFA sulla fascia OneLove ai Mondiali del Qatar, nel 2022. “Non abbiamo scelto noi dove si sarebbe giocato il Mondiale, ma è importante che stia portando alla luce questi temi. Dobbiamo aiutare il più possibile a parlarne, non siamo esperti ma vogliamo aiutare come possiamo. So che ci sono stati dei progressi su certi temi, spero che i Mondiali portino un po’ di luce e progresso. C’è ancora tanto da fare, ma la speranza è che anche noi riusciremo ad aiutare a portare un cambiamento“. Kane ha anche manifestato il proprio sostegno al calciatore apertamente gay Jake Daniels.

Marcus Rashford, Inghilterra

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28enne attaccante del Barcellona, dove è in prestito dal Manchester Utd, e della nazionale inglese, con cui è diventato vicecampione d’Europa nel 2021, Marcus Rashford fu tra i primi sportivi di livello internazionale a esprimere pubblicamente il proprio supporto a Josh Cavallo, dopo il suo coming out. Attraverso i suoi canali social lodò il coraggio del collega australiano, scrivendo che l’intera comunità del calcio era al suo fianco.

Manuel Neuer, Germania

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40enne portiere e capitano del Bayern Monaco e della nazionale tedesca, con la quale è diventato campione del mondo nel 2014, Manuel Neuer è una leggenda del calcio tedesco. Agli europei del 2020 scese in campo con la fascia arcobaleno per dire basta all’omotransfobia, sostenendo apertamente che i calciatori gay non dovrebbero essere costretti a nascondere la propria identità.

Leon Goretzka, Germania

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31enne centrocampista del Bayern Monaco e della nazionale tedesca, Leon Goretzka mostrò solidarietà alla comunità LGBTQIA+ durante Euro 2020. Prima dei Mondiali in Qatar criticò apertamente i commenti che definivano l’omosessualità una “malattia mentale”.

Patrick Berg, Norvegia

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28enne centrocampista del Bodø/Glimt e della nazionale norvegese, Patrick Berg si è distinto per il suo impegno in difesa dei diritti gay quando, durante una partita di campionato del maggio 2024, affrontò e rimproverò pubblicamente un tifoso che urlava insulti omofobi, chiedendo che venisse bandito dagli stadi.

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