Si chiama Abdul B., cognome puntato secondo le norme tedesche sulla privacy. Alcune testate locali tedesche hanno svelato il cognome, che Gay.it omette trattandosi soltanto di un sospettato.
Ha 21 anni, è nato a Berlino nel 2005, cittadino tedesco con genitori immigrati libanesi. È lui l’uomo ricercato dalla polizia berlinese per l’attacco al Pride/Christopher Street Day, ancora in fuga a più di dodici ore dai fatti.
Il suo volto è comparso domenica mattina in un avviso di ricerca diffuso congiuntamente da polizia e Procura generale di Berlino. Le forze dell’ordine lo descrivono alto circa un metro e novanta, corporatura esile, capelli neri, con indosso una felpa scura con cappuccio e pantaloni bianchi al momento dei fatti. Chiunque lo avvisti è invitato a non avvicinarlo, a non tentare il contatto diretto e a chiamare immediatamente il numero d’emergenza: potrebbe essere armato.
Secondo il portavoce della polizia Florian Nath, l’uomo è “noto alle forze dell’ordine e legato agli ambienti islamisti di Berlino“. Alcune fonti giornalistiche tedesche parlano di presunti contatti con lo Stato islamico, informazione che le autorità non hanno confermato ufficialmente. Sarebbe stato rilasciato da un periodo di detenzione minorile nel maggio 2026, scontato, secondo la stampa locale, per lesioni gravi ed estorsione.

Un vicino di casa ha raccontato che il ventunenne viveva con la madre e i fratelli in un appartamento della Bissingzeile, nel quartiere di Schöneberg, e che da mesi si sarebbe vantato di preparare un attentato, esprimendo insoddisfazione per la propria condizione in Germania. Nella notte le teste speciali hanno fatto irruzione in quell’appartamento, ora sotto sequestro: nessuno è stato trovato, e non risultano arresti.
Resta da chiarire se Abdul B. fosse davvero alla guida del furgone, se abbia agito da solo o con complici, e se sia stato lui a colpire alcune vittime con un’arma da taglio dopo l’investimento. “Non abbiamo ancora indicazioni sulle sue motivazioni né sul suo effettivo ruolo nei fatti“, ha ribadito la polizia attraverso le parole di Nath. Sul veicolo stesso le versioni divergono: per alcune fonti sarebbe stato noleggiato a suo nome, per la polizia si tratterebbe invece di un mezzo privato.

La caccia all’uomo coinvolge oltre 2.200 agenti, elicotteri con termocamere, unità speciali e controlli sui treni in partenza dalla capitale, con un uomo fermato durante un’ispezione su un convoglio diretto a Monaco. Le ricerche sono state estese alle autorità di Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia, Svizzera e Austria. La Procura generale federale, competente sui reati di matrice terroristica, è in contatto con gli inquirenti berlinesi ma non ha ancora preso in carico il caso.
Circolano intanto informazioni non verificate su un eventuale secondo aggressore, ipotesi su cui la polizia non si è ancora espressa con certezza. Le autorità hanno attivato anche un portale online per raccogliere foto e video dei presenti, utili a ricostruire la dinamica dei fatti prima di una conferma ufficiale sul ruolo di Abdul B.
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