Bolzano: l’omicidio di un gay "velato"

Joseph Bauer, un cameriere di 45 anni di Tirolo in Alto Adige è stato ucciso a coltellate. Il suo presunto omicida, un 22enne originario del Marocco e immigrato clandestino è già stato arrestato.

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BOLZANO – Joseph Bauer, un cameriere di 45 anni di Tirolo (località turistica nei pressi di Merano in Alto Adige) è stato ucciso a coltellate. Il delitto è stato compiuto l’altra notte nel salotto dell’abitazione della vittima. Il suo presunto omicida, un nordafricano, Najb Noboui di 22 anni, originario del Marocco e immigrato clandestino è già stato arrestato.

Pare che tra i due vi fosse una relazione sessuale. Bauer, al termine del lavoro, si era ritirato a casa assieme al giovane extracomunitario. Improvvisamente tra i due sarebbe scoppiato un violentissimo diverbio. L’assassino avrebbe impugnato un coltello, colpito Bauer all’addome e si sarebbe poi allontanato precipitosamente. Il cameriere, è riuscito però a trovare le forze per trascinarsi fuori casa e suonare all’abitazione del fratello che abita nello stesso stabile in via Asiago, a Tirolo. Lì è riuscito a pronunciare alcune parole, tra cui pare anche il nome dell’assassino, prima di perdere i sensi e crollare a terra. All’arrivo dei soccorritori Joseph Bauer, ancora con il coltello conficcato nell’addome, era ancora in vita.

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Bauer viveva la propria omosessualità di nascosto, nel piccolo paese di provincia. Enrico Oliari e Kurt Wieser, presidenti rispettivamente di Gaylib e Centaurus, le due associazioni per i diritti degli omosessuali attive in provincia, sono d’accordo su una cosa: la violenza esplode più facilmente dove la propria condizione viene vissuta in clandestinità.

«Una volta – dice ironico Oliari – quando un gay moriva ammazzato, l’attacco sui giornali era sempre lo stesso: "Delitto nel torbido mondo degli omosessuali". Ma il "torbido" indicava una realtà che al 90% viveva nell’ombra. Oggi le cose sono in parte cambiate: i gay sono visibili, contano. Siamo quasi una lobby. Esistono però ancora molte zone, come l’Alto Adige rurale, dove la regola numero uno è non farsi scoprire».

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