A rischio il gemellaggio tra Venezia e San Pietroburgo

Dopo Milano, anche il comune veneto potrebbe sospendere il gemellaggio con la città russa che ha approvato una legge che vieta la "propaganda omsoesuale". La proposta nata da due consiglieri comunali.

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Dopo Milano, anche Venezia potrebbe revocare il gemellaggio con San Pietroburgo per via della legge omofoba approvata nella città russa che vieta la cosiddetta "propaganda omosessuale" criminalizzando di fatto qualsiasi attività pubblica delle associazioni lgbt locali.
A chiederlo, questa volta, sono due consiglieri comunali,  Simone Venturini (Udc) e Camilla Seibezzi (In Comune). E mentre il primo specifica che la sua "contrarietà all’allargamento dell’istituto matrimoniale a coppie composte da persone dello stesso sesso" non gli impedisce di "condannare con forza provvedimenti illiberali e palesemente discriminatori" perché "i gemellaggi non possono basarsi solo su interessi commerciali ed economici", la consigliera Seibezzi aggiunge che "un attualissimo dibattito sul pieno riconoscimento di pari diritti per le unioni omosessuali vede finalmente il nostro Paese muoversi in direzione diametralmente opposta alla legge approvata dalla città di San Pietroburgo".

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Ad esprimersi, dunque, sulla sospensione o sulla revoca del gemellaggio, siglato dal comune di Venezia e da quello di San Pietroburgo nel  2006, sarà ora in consiglio comunale del capoluogo veneto. La richiesta dei consiglieri è supportata anche da una petizione lanciata da Franco Grillini e che si può ancora firmare andando a questo indirizzo.
Venezia, quindi, potrebbe associarsi alla scelta già fatta da Palazzo Marino qualche giorno fa, mentre Arcigay ha chiesto anche al comune di Torino, che ha siglato un accordo con la città russa lo scorso 15 novembre, di chiedere a San Pietroburgo di ritirare la legge omofoba.

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