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TORINO – Perturbanti, erotiche, eleganti, statuarie: sono le splendide creazioni del più famoso fotografo gay di tutti tempi, il newyorchese Robert Mapplethorpe (1946-1989), di cui è possibile ammirare alla Palazzina della Promotrice delle Belle Arti di Torino la più grande mostra realizzata su di lui, un’articolata esposizione di circa 400 opere curata dal massimo esperto italiano dell’artista, il critico genovese Germano Celant.

‘Robert Mapplethorpe – Tra antico e moderno. Un’antologia‘ (8 ottobre – 1 gennaio), realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation, si propone come una riuscita e interessante rilettura storica e iconografica del percorso creativo del fotografo americano evidenziandone le radici e le complesse relazioni con l’arte antica e la fotografia moderna. Sono infatti esposte anche opere di Bronzino, Michelangelo, Tiziano, Canova, Courbet, Rubin, Schiele e maestri della fotografia quali Nadar, Von Gloeden – i suoi bambini siciliani nudi – Berenice Abbott, Man Ray, Muybridge e in uno stretto corridoio è possibile vedere spezzoni di film quali ‘Il portiere di notte’ della Cavani.
Alla presentazione della mostra il direttore della fondazione Michael Stout ha spiegato che «la Robert Mapplethorpe Foundation è stata fondata nel 1988 pochi mesi prima che l’artista morisse. Lasciò ad essa tutti i suoi beni e scelse personalmente le quattro persone che dovevano condurla, presenti ancora oggi. Ha donato più di un milione di dollari per la lotta all’Aids. Questa mostra è probabilmente la più importante allestita al mondo, sicuramente la più grande».

«Questo allestimento vuole mostrare che Mapplethorpe è un artista classico, non pruriginoso o scandaloso come si vuol far credere» spiega il curatore Celant, che da 25 anni fa si occupa del lavoro di Mapplethorpe (molti si ricorderanno le splendide mostre al Fortuny di Venezia del 1992 e al Museo Pecci di Prato nel 1993). «Alcuni giornalisti hanno scritto che è censurata: evidentemente sono loro che hanno un senso dell’immaginazione super-perverso. Mapplethorpe ha rivisto la sensualità, ha trovato un modo di testimoniare che dietro l’arte c’è una persona umana ma anche la sua sessualità. Ha inoltre il merito di aver puntato il dito su grandi rimossi della storia come l’omosessualità e i black».
Autore di immagini spesso provocatorie ma nello stesso tempo classiche e formalmente sofisticate, Mapplethorpe ha infatti ritratto celebri nudi maschili e femminili come se fossero sculture neoclassiche («sono ossessionato dalla bellezza. Voglio che sia tutto perfetto»); ha reinterpretato un soggetto banale come i fiori (soprattutto calle, iris, tulipani e orchidee) infondendo in essi inaspettate valenze erotiche; ha documentato l’universo dell’underground gay newyorchese elevando ad arte controversa i riti fetish e sadomaso dei sex club leather (bondage, fisting rettale e uretrale, pissing), esaltando la monumentalità del corpo – soprattutto di colore – di cui ha saputo far emergere la possente carnalità con una forza espressiva unica; ha fotografato negli anni ’70 coppie gay che si baciano (i teneri Charles e Jim, Larry e Bobby in tuta di pelle) e superdotati con sesso a riposo come Mark Stevens, detto ‘Mr. 10 pollici e mezzo’; ha rappresentato il mondo glamour di ispirazione warholiana attraverso ritratti di artisti del calibro di Patti Smith, Philip Glass, William Burroughs, Truman Capote, Donald Sutherland, Richard Gere, Louise Bourgeois, Isabella Rossellini, Susan Sarandon (fotografata con la sua bambina Eva, bellissima) oppure i suoi colleghi David Hockney, Keith Haring (che sembra un adolescente spaurito), lo stesso Warhol o ancora culturisti come un Arnold Schwarzenegger in posa di fianco a un drappo scuro o la prima campionessa di body building, la massiccia Lisa Lyon.

Una sensibilità estrema che ha filtrato l’eros omosessuale attraverso uno stile classico, creando immagini plastiche in cui la geometria simmetrica dei soggetti dà una sorta di allure ieratica e imponente. «Le immagini pornografiche sono un campo che in realtà non ha affrontato nessuno: sessualità esplicita vista con l’occhio dell’arte» sosteneva Mapplethorpe. «Ho avuto l’idea di riprendere immagini di sesso e farle in modo un po’ diverso da come si faceva prima: con un approccio formalista come non avevo mai visto nella fotografia o nella pornografia. Una volta un amico mi ospitò nel suo appartamento del Chelsea Hotel per una mostra. Gli inviti erano una serie di cartoline con immagini pornografiche di maschi, e nelle foto tutti avevano gli occhi bendati. La prima volta che ero andato nella 42esima strada e avevo visto quelle fotografie cellofanate ero ancora etero e non sapevo neppure che esistessero riviste maschili del genere. Avevo sedici anni, neppure l’età legale per comprarle. Guardavo le immagini in vetrina e avevo una strana sensazione nella pancia. In quel periodo frequentavo la scuola d’arte, e pensavo: Dio, se si riuscisse a trasmettere la stessa sensazione con un’opera d’arte… Era eccitante, ma anche proibito, senza dubbio. Le immagini erano sempre nel cellofan e quindi non si potevano raggiungere. Viene in parte da quello l’idea di sovrapporre altre cose alle immagini, serviva a velare un po’ le cose e a renderle ancora più irraggiungibili. Però mi ricordo che avrei voluto ottenere quella sensazione nel contesto di una galleria, il che ovviamente non è possibile».
Ma come ha ricordato Germano Celant, c’è anche una lettura spirituale della Mostra, individuabile trasversalmente soprattutto nelle opere che richiamano la sua formazione cattolica (le croci bianche, i diavoli lucidi) e le ultime in cui, ormai devastato dall’Aids, fotografa teschi semilluminati e si autoritrae immerso nel buio con gli occhi stanchi.
Foto © Robert Mapplethorpe Foundation
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Tra antico e moderno. Un’antologia
Torino, Palazzo della Promotrice delle Belle Arti
Viale Balsamo Crivelli 11 (Parco del Valentino)
8 ottobre 2005 – 1 gennaio 2006
Orari: ore 10 – 19 tutti i giorni, giovedì 10-23, domenica 10-20
Informazioni mostra e prenotazioni gruppi e scuole: Tel. 011 6599657 – 011 6599742
biglietto: intero 8,50 gruppi, convenzioni e ridotti 6,50
Sito della mostra : www.mapplethorpetorino.it
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