L’attore Alessio Fiorenza ha detto una cosa molto precisa. E anche molto necessaria. In una lunga intervista rilasciata a Virgilio Notizie, il protagonista della serie In Utero si è soffermato sul modo in cui, ancora oggi, le persone trans vengono spesso trattate dal racconto mediatico italiano.

Non solo etichette, ma una vera e propria curiosità morbosa che finisce per schiacciare il percorso umano, artistico e professionale dietro titoli acchiappa-click e descrizioni superficiali.

E le sue parole meritano attenzione.

Alessio Fiorenza contro il clickbait sulle persone trans: “Sembra quasi un feticcio”, lo sfogo dell’attore di “In Utero” - In Utero Alessio Fiorenza cover - Gay.it
In Utero, Alessio Fiorenza

Alessio Fiorenza: “Essere definito solo come attore transgender è una forma di violenza”

Nel corso dell’intervista, Alessio Fiorenza ha parlato apertamente del fastidio provato davanti ai titoli che puntavano immediatamente sulla sua identità di genere, prima ancora che sul suo lavoro da attore.

L’interprete ha dichiarato:

“Sì, perché di fatto è una forma di violenza”.

Una frase netta, che fotografa perfettamente una dinamica ancora molto diffusa. Perché troppo spesso il racconto delle persone queer, e in particolare delle persone trans, viene ridotto a un’etichetta utile a generare traffico, curiosità o polemica.

Fiorenza, però, non si limita alla denuncia. Il suo ragionamento va più a fondo e distingue chiaramente tra chi vuole davvero comprendere e chi invece consuma storie personali come se fossero contenuti da scrollare velocemente.

Alessio Fiorenza: “A volte sembra quasi un feticcio”

È probabilmente questo il passaggio più forte dell’intera intervista. Parlando della curiosità ossessiva che spesso circonda le identità transgender, l’attore dice:

“A volte sembra quasi un feticcio”.

Poi aggiunge:

“Il problema nasce quando la curiosità non deriva da una reale volontà di comprendere, ma da qualcosa di più morboso”.

Ed è qui che il discorso smette di riguardare soltanto lui. Perché quello raccontato da Fiorenza è un meccanismo molto più ampio, che da anni colpisce persone queer, attivisti, artisti e volti pubblici LGBTQIA+.

La differenza, spiega, sta tutta nell’intenzione. Informarsi davvero oggi è semplice. Le informazioni esistono, sono accessibili, sono ovunque. Quando invece si continua a porre domande ignoranti o invasive, il sospetto è che non ci sia alcun reale interesse nel capire.

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Solo curiosità superficiale.

Noi di Gay.it e il racconto delle identità queer

Su una cosa, però, vale la pena essere molto chiari.

Noi di Gay.it siamo stati tra i primi a parlare di Alessio Fiorenza e di In Utero, anche perché vedere finalmente una rappresentazione trans più complessa e stratificata nel panorama italiano è qualcosa che consideriamo importante.

Ma c’è una differenza sostanziale tra raccontare una realtà e sfruttarla.

Da oltre vent’anni Gay.it racconta la comunità LGBTQIA+ dall’interno, con tutte le sfumature, le contraddizioni, le conquiste e le fragilità che questo comporta. E chi ci legge sa bene che quando affrontiamo questi temi lo facciamo con responsabilità, attenzione e soprattutto con la consapevolezza che dietro ogni storia esistono persone vere, non categorie da monetizzare.

Per questo motivo è difficile immaginare che le parole di Fiorenza fossero rivolte a uno spazio editoriale queer come il nostro, che quella comunità la vive, la protegge e la difende ogni giorno con le unghie e con i denti.

Angelo di In Utero e il peso dei silenzi

Nell’intervista, Fiorenza ha parlato anche del suo personaggio, Angelo, embriologo trentenne che lavora nella clinica della fertilità Creatividad di Barcellona, guidata dal professor Ruggero interpretato da Sergio Castellitto.

Secondo l’attore, uno degli aspetti più interessanti del proprio personaggio è proprio il rapporto con la famiglia, costruito su silenzi, distanza emotiva e incomunicabilità.

“È un legame costruito sulla distanza, sull’incomunicabilità, sui silenzi”, ha spiegato.

Una dimensione che, purtroppo, molte persone queer conoscono fin troppo bene. E forse è anche questo uno dei motivi per cui il personaggio di Angelo sta arrivando con tanta forza al pubblico. Non perché sia “un personaggio transgender”, ma perché è un personaggio umano, complesso, pieno di crepe, desideri e contraddizioni.

 

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