Alex Di Giorgio, intervistato da Mario Manca su Vanity Fair, ha parlato – per la prima volta – pubblicamente di Tommaso Zorzi, il conduttore con cui è fidanzato da un po’ di mesi.

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Alex Di Giorgio parla di Tommaso Zorzi
“Che contorni ha l’amore per me? Molto più stabile e duraturo. Penso, per esempio, al rapporto che mi lega ai miei: crescendo e trasferendomi in un’altra città ho capito quanto sono importanti nella mia vita e quanto sia importante non dare troppo di noi a chi non lo merita. Nella vita ci vogliono i fatti”.
Poi, proprio su Tommaso Zorzi, ha aggiunto:
“Tommaso Zorzi? Le cose preferisco vivermele dentro le quattro mura di casa che fuori.
Se mi è pesato il gossip degli ultimi tempi? No, perché fa parte del gioco. In fondo sono del parere che le persone che hanno avuto la fortuna di essere esposte mediaticamente come è successo a me siano privilegiate”.
La scoperta del suo orientamento sessuale
Nella lunga chiacchierata con Vanity Fair, Alex Di Giorgio ha parlato anche della scoperta del suo orientamento sessuale: “Ho avuto qualche ragazza fino a vent’anni”.
E poi:
“Ho passato la riva (ride, ndr). Scherzi a parte, ho iniziato a farmi delle domande e, quando mi è stato tutto più chiaro, non sapevo bene come gestire la cosa perché l‘ambiente del nuoto all’epoca non era dei più accoglienti. Se mi fossi mosso in una cornice più tollerante e aperta probabilmente mi sarei risparmiato un sacco di energie buttate a pensare a come fare o non fare. All’epoca tendevo a nascondermi, ed era sbagliato.
Se ne ho parlato con qualcuno? Con una persona di quell’ambiente che poi ha tradito il mio segreto prendendomi in giro con gli altri: è stato un trauma, mi sono sentito molto solo. Avevo 24 anni. All’epoca non ero abbastanza forte: ogni volta che facevo le gare era come se avessi uno zaino pesantissimo addosso carico di battutine sgradevoli e martellanti. Ricordo un episodio in particolare”
Da qui si apre una ferita estremamente dolorosa:
“Una volta che avevo finito un allenamento sentii negli spogliatoi che alcuni compagni stavano parlando di me dicendo cose orribili, battute abbastanza squallide. Mi sono incazzato e ho detto: basta. Da lì ho deciso di cambiare aria e di andare via da Roma.
Se ho affrontato quei compagni? In parte sì, ma quando hai di fronte una persona ignorante è difficile, per non dire impossibile, provare a farla ragionare purtroppo.
Quanto ho resistito prima di andarmene? Parecchio tempo. Nel frattempo, però, i miei sapevano tutto di me ed ero sereno”.
Il racconto dell’outing: la dolorosa ferita
E, nel corso della chiacchierata con Mario Manca, si apre un’altra ferita: l’outing.
Il suo primo ragazzo ha raccontato tutto agli altri costringendolo a venire allo scoperto:
“L’ho vissuta come una violazione terribile perché ognuno dovrebbe essere in grado di decidere quando è giusto farlo. Da lì, alcuni colleghi si sono avvicinati in punta di piedi mentre altri sono spariti.
Se l’ho perdonato? No. Nel modo più assoluto”.
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