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Un’altrə adolescente suicida, perché molto probabilmente bullizzatə, derisə. La scorsa settimana Alex Garufi, 21 anni appena, si è toltə vita con un colpo di pistola. Tiktoker di Sesto San Giovanni da quasi 300.000 follower, aveva fatto coming out come donna transgender nel 2023 con il nome Alexandra, rivelando di essere in procinto di iniziare la terapia ormonale, per poi dichiararsi persona non binaria e di chiamarsi Alex.
Da allora aveva raccolto una valanga insulti. Fino a mercoledì notte, quando ha deciso di farla finita. L’arma utilizzata era di suo padre, che fa la guardia giurata.
Le accuse di Daniele Durante
Secondo Daniele Durante, delegato ai Diritti della segreteria di Sinistra Italiana Milano che da due anni seguiva lə 21enne, Alex sarebbe stata vittima del cyber bullismo.
“Non posso considerare la sua morte un suicidio, ma un omicidio con assassini ben precisi: una società ‘tradizionale’ ed egoista che ignora l’impatto devastante del bullismo online su chi sta già affrontando un percorso complesso di autodeterminazione, e i movimenti anti-scelta come Pro Vita, Family Day e una destra intollerante che nega l’esistenza di queste persone, umiliandole fino alla morte“, ha scritto sui social Durante. “Alex aveva il coraggio di essere se stessə, di sfidare le convenzioni e di cercare la propria strada in un mondo che troppo spesso risponde con odio e violenza. È intollerabile che chi desidera semplicemente vivere liberamente debba affrontare una tale brutalità. Non possiamo più restare in silenzio e fermə. Dobbiamo agire, e dobbiamo farlo ora. Per Alex e per tutte le persone che ogni giorno lottano per essere se stesse. È tempo di costruire una società più giusta e inclusiva, unendoci alle associazioni e ai movimenti LGBTQIA+ per promuovere un’azione normativa forte e senza compromessi“.
L’apertura di un’indagine
Secondo quanto riportato da LaRepubblica, in Procura a Monza è stato aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. I carabinieri hanno sequestrato il telefono col quale venivano realizzati i video di Alex, puntualmente derisi su TikTok con commenti transfobici, in modo tale dall’arrivare agli eventuali haters che lə prendevano in giro. Ma non c’è ancora alcun legame certo tra il suicidio e i numerosi messaggi d’odio ricevuti.
La recente scomparsa di una sorella aveva reso ancor più pesante il clima in casa, scrive LaRepubblica, dove i rapporti già non erano semplici.
Sinistra Italiana ha espresso in un comunicato “dolore e rabbia per la morte di Alex, vittima di bullismo transfobico”, definendo il suo decesso come “frutto della cultura tradizionale che trova sostegno nei movimenti anti-scelta e nella destra intollerante”.
Persino dopo il suicidio di Alex sono comparsi sul suo profilo TikTok dei commenti osceni, di puro odio transfobico.
La reazione del MIT – Movimento Identità Trans
“Alex non si è toltə la vita. È statə uccisə dal vostro odio“, ha scritto su Instagram Roberta Parigiani, vicepresidente del MIT – Movimento Identità Trans. “Dal veleno che sputate quotidianamente in questi maledetti social. Dal senso di impunità dietro cui vi barricate quando scrivete i vostri miseri commenti pieni di bullismo ed intrisi di transfobia. È statə uccisə dal menefreghismo, come quello con cui i media, anche dopo la morte, continuano a negare la matrice transfobica e la corresponsabilità di coloro che da mesi gettano benzina sul fuoco discriminatorio che brucia la pancia di questo Paese. È statə uccisə da uno Stato vigliacco, che non riconosce il crimine d’odio di matrice transfobica ma non vuole neanche assumersi la responsabilità politica di questo clima tossico. Mesi, mesi mesi di retoriche velenose contro di noi; cosa vi aspettavate? Mesi in cui questo Governo non ha fatto altro che soffiare sulla brace di una transfobia da sempre strisciante, ma che oggi è stata sdoganata come fosse un vanto. Cosa avete adesso da piangere?!? Non ci facciamo nulla con queste lacrime di coccodrillo piene di ipocrisia; domani continuerete ad odiare, ad odiarci, a riempire ogni spazio mediatico con la frustrazione rabbiosa con cui reagite alla nostra libertà ed autodeterminazione. Ne avete invidia. Ma a morire poi siamo sempre noi“.
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