Annalisa è tornata con il suo nuovo singolo “Canzone estiva” e, nonostante i complimenti del suo pubblico, l’effetto generato è: “Ma non aveva già pubblicato una canzone uguale?”. Della questione si è occupata anche Selvaggia Lucarelli tramite la sua newsletter “Vale tutto”.
Secondo Selvaggia Lucarelli, la cantante è ormai intrappolata in un format sempre uguale, sia dal punto di vista musicale che estetico. Ogni nuova canzone sembra una variazione dello stesso schema, come un “esercizio di stile” che cambia la superficie, ma non la sostanza.

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“Canzone estiva” di Annalisa: il punto centrale della critica di Selvaggia Lucarelli
Selvaggia Lucarelli sostiene che Annalisa abbia trovato una formula di successo, ma la stia replicando all’infinito con gli stessi suoni dance, il tema della sensualità, misto alla provocazione e alla religione, la stessa identica estetica sexy e ammiccante.
Il risultato è un effetto déjà vu continuo, che rende ogni nuovo brano prevedibile.
Selvaggia Lucarelli ricorda Annalisa pre‑2021: brani lenti, pop tradizionale, voce tecnicamente fortissima ma immagine da “studentessa di fisica”, poco riconoscibile e non da vera popstar.
Dal 2021 in poi individua una svolta: album “Nuda”, copertina senza veli, reggaeton, collaborazioni con Boomdabash, focus su ballo, sudore, TikTok, look molto più scoperti.

Il problema della “trasgressione”
Per Selvaggia Lucarelli le ultime hit (Bellissima, Mon Amour, Sinceramente, Maschio, Esibizionista fino a “Canzone estiva”) sono tutte strutturalmente simili: dance, slogan virale, estetica sexy, rimandi al cattolicesimo, autoreggenti, minigonne.
Parla di “prompt all’intelligenza artificiale”: come se bastasse chiedere “fammi una cantante italiana di successo” per ottenere sempre la stessa Annalisa in loop, con canzoni diverse, ma “raccontate” allo stesso modo.

Suora vs pornodiva: perché Lucarelli la trova banale (e non possiamo darle torto)
Il concept del nuovo singolo (“Mi vuoi più suora o pornodiva?”, con l’outfit metà suora metà pornodiva) le appare come una caricatura delle provocazioni già usate in questi anni.
Poi la giornalista fa un parallelo con Madonna: reggiseni, croci in fiamme, iconografia cattolica erotizzata sono già stati esplorati, quindi ripeterli tutti insieme oggi, e per anni, risulta didascalico e stanco.
Selvaggia Lucarelli scrive che Annalisa non balla bene, sembra rigida e concentrata a contare i passi; l’immagine sexy appare “forzata”, come una suora che prova a fare la pornodiva.
Il confronto con Elodie
Poi confronta Annalisa con Elodie: su Elodie la stessa estetica funziona perché ha un passato da cubista e un’attitudine naturale sul palco; su Annalisa lascia un effetto “cringe”, come un ruolo che non le si addice:
“Il problema è che non tutte, in questa (s)veste, sono credibili. Elodie lo è, pur senza essere un talento nel ballo, sa muoversi, ha un passato da cubista che sembra averle lasciato la spavalderia di chi balla dominando il pubblico sotto di lei e sul palco ha la stessa credibilità, è nel suo elemento (dal punto di vista dello show).
La stessa estetica applicata su Annalisa non funziona. Se Elodie che ‘fa la sexy’ sembra J-Lo, Annalisa lascia invece uno strano retrogusto, come la moglie di Fantozzi quando prova a fare la centralinista in una linea erotica per riconquistare il marito”.
Per Selvaggia Lucarelli la cosa davvero “porno” e nuda di Annalisa è la sua voce, potentissima e capace di imprese tecniche, che però oggi viene messa in secondo piano da cassa in quattro, look estremi e coreografie.
La conseguenza è la noia: i pezzi suonano tutti uguali, l’immagine è prevedibile e Annalisa appare prigioniera di un personaggio trasgressivo “per contratto”, più che di una scelta artistica autentica.
La tesi finale? Annalisa è diventata prigioniera di un’immagine costruita, che da provocatoria è diventata prevedibile e quindi noiosa.

Perché la critica di Selvaggia Lucarelli colpisce nel segno
Al netto dei gusti personali e del successo commerciale, il punto sollevato da Selvaggia Lucarelli intercetta una questione reale nel pop contemporaneo: quando una formula funziona, il rischio è trasformarla in un automatismo.
Nel caso di Annalisa, l’impressione è proprio questa. Un progetto artistico che ha trovato una chiave vincente, ma che oggi fatica a evolversi davvero.
La ripetizione degli stessi codici, musicali e visivi, finisce per appiattire l’effetto sorpresa. E nel pop, dove l’immaginario conta tanto quanto la musica, la prevedibilità è il nemico principale.
Se ogni uscita richiama la precedente, il pubblico riconosce il meccanismo e smette di lasciarsi coinvolgere.
C’è poi un altro aspetto che rende la critica difficile da ignorare: il talento vocale di Annalisa. Una voce così riconoscibile e potente meriterebbe un racconto più ampio, meno legato a schemi estetici ricorrenti.
Quando la forma prende il sopravvento sulla sostanza, il rischio è quello di ridurre anche un grande talento a semplice “format”.
Per questo il ragionamento di Lucarelli non suona come un attacco gratuito, ma come una riflessione su un equilibrio che, oggi, sembra essersi spostato troppo verso la costruzione dell’immagine.
E forse è proprio qui che si gioca la prossima vera sfida artistica di Annalisa: sorprendere di nuovo, rompendo il loop.
Annalisa nel mirino dei cattolici per Canzone estiva: accuse di blasfemia e l’intervento di un prete. Perché è scoppiata la polemica? https://t.co/GaBeBtteq9
— Gay.it (@gayit) March 17, 2026


Condivido la critica mossa da Selvaggia Lucarelli verso la cantante Annalisa, ma fino a un certo punto. Annalisa non balla bene? Certo, è un dato di fatto. Non è una "bomba sexy"? Anche questo è vero, pur essendo una bellissima ragazza. Ma il punto è proprio qui: perché la necessità di paragonarla a Elodie o Madonna. Anche se Annalisa sfoggiasse una perizia coreutica superiore a quella di Elodie, o gesti e simboli riferibili a Madonna, la verità è una sola:"A 'Tutta l'Italia', di Annalisa, interessa solo e soltanto ascoltarne la voce, un velo sonoro che emerge distintivo da quel suo sorriso da adorabile secchiona." "...Vocalmente non è un'artista che vive di rendita; anzi, si fa il mazzo. Ed è un peccato che tanta fatica ci privi di ciò che di lei amiamo, ad appannaggio di mossette e giarrettiere delle quali non abbiamo mai implorato bisogno, tanto da spingerci ad ascoltare lo struggente spot della Garofalo, pur di sentirla "solo cantare". Se non è amore questo..."