“Uno dei crimini d’odio più aberranti degli ultimi anni”. Così, Federación Argentina LGBT descrive l’attacco subito da due coppie lesbiche, avvenuto a Buenos Aires domenica scorsa.
Un uomo di 62 anni, descritto come “mentalmente instabile” e oggi in stato di arresto, avrebbe deliberatamente dato fuoco alla stanza di una pensione dove le donne alloggiavano, causando la morte di tre di loro e lasciando l’unica sopravvissuta condizioni critiche, con gravi ustioni e danni respiratori che necessiteranno, nelle prossime settimane, di cure intensive.
Il fuoco, propagatosi in tutto l’edificio, ha raggiunto anche le altre stanze: in totale sono quattro le persone oggi ricoverate. Non vi sono dubbi sulla natura dolosa dell’incendio: sul posto, i vigili del fuoco hanno rinvenuto stracci imbevuti di liquido infiammabile.
Se la polizia ancora esita a categorizzare l’episodio come crimine d’odio, secondo FALGBT non vi sono dubbi:
“Non esiste la libertà d’odio. Si è trattato di un lesbicidio, e lo stato è complice”.
Sì, poiché in quella che era considerata la nazione più progressista del Sud America, ora il clima ostile nei confronti della comunità LGBTQIA+ e delle altre minoranze sembra essere più diffuso che mai, soprattutto dopo l’elezione di Javier Milei – autodichiarato “anarco capitalista” di estrema destra – a guida del paese.
Nella sua dichiarazione di ieri, la FALGBT ha infatti stabilito un collegamento diretto tra l’attacco alle quattro donne e la politica del presidente argentino, il quale aveva annunciato a febbraio l’intenzione di chiudere l’Istituto nazionale contro la discriminazione, la xenofobia e il razzismo.
