Arlington, la prima città d’America ad aver revocato le tutele antidiscriminazione LGBTQIA+

Pur di non perdere i finanziamenti della Casa Bianca, la città del Texas si è piegata alle minacce trumpiane.

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Ne avevamo scritto lo scorso ottobre di Arilington, città del Texas che rischiava di diventare la prima negli Stati Uniti a revocare le tutele antidiscriminatorie per le persone LGBTQ+. Ebbene il rischio è diventato realtà.

Arlington cede alle minacce trumpiane

Nella giornata di martedì il Consiglio comunale di Arlington ha votato con 5 voti a favore e 4 contrari per non reintegrare un’ordinanza che includeva le categorie “Identità ed espressione di genere” e “Orientamento sessuale” da quelle antidiscriminatorie della città.

Finora, la norma aveva protetto le persone LGBTQ+ da “qualsiasi esclusione, distinzione, segregazione, limitazione, rifiuto, negazione o altra differenziazione, diretta o indiretta, nel trattamento di una o più persone” in materia di occupazione, alloggio, assistenza sanitaria e altro ancora.

Da adesso in poi non sarà più così.

Lo scorso agosto Trump minacciò di revocare 65 milioni di dollari di sovvenzioni federali alla città se non avesse rimosso dal suo codice municipale le clausole relative a diversità, equità e inclusione. Sia Arlington che Fort Worth hanno successivamente votato per porre fine ai loro programmi DEI e riscrivere le proprie ordinanze per escludere frasi relative ad etnia e genere e mettersi “in regola” con i diktat trumpiani.

Nel mese di settembre Arlington ha sospeso l’ordinanza approvata nel 2021 che vietava qualsivoglia discriminazione, perché spaventata dalla possibilità di perdere i finanziamenti federali. A ottobre il voto previsto per la sua rimozione è slittato, fino ad ora, con la maggioranza che ha deciso per il suo mancato repristino. L’Iowa ha nel frattempo rimosso l’identità di genere dal suo Civil Rights Act statale lo scorso febbraio, diventando il primo Stato USA a privare di diritti un gruppo precedentemente tutelato dalla legge.

Arlington, che è la 48ª città più popolosa degli Stati Uniti, la settima città più popolosa del Texas e la più grande città dello stato che non è un capoluogo di contea, è ora diventata la prima città d’America a fare qualcosa di simile. Pur di non perdere i finanziamenti della Casa Bianca, la città si è piegata alle minacce del presidente.

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Le reazioni alla contestata sospensione dell’ordinanza anti-discriminazione

Se Arlington rimuovesse l’orientamento sessuale dalla lista delle classi protette, sarebbero la prima città nella storia della nostra nazione a farlo”, ha sottlineato DeeJay Johannessen, CEO del Centro assistenza per la salute LGBTQ +, prima del voto. “La città non ha ricevuto alcuna corrispondenza, nessuna informazione, per noi i finanziamenti federali sono mai stati a rischio”. “Non avere un’ordinanza anti-discriminazione non riguarda solo la comunità LGBTQ; se non propongono un’ordinanza nella città di Arlington, un ristorante potrebbe dire: ‘le donne non sono autorizzate a mangiare qui, le persone LGBT non sono autorizzate a mangiare qui'”. 

Ma gli allarmi non sono bastati. Nella riunione di martedì, 34 persone hanno parlato a sostegno del ripristino dell’ordinanza anti-discriminazione, 11 contro.  Alla fine l’ordinanza anti-discriminazione rimarrà sospesa fino a ulteriori azioni da parte del consiglio.

Vi assicuro che, nonostante il voto di stasera, la città di Arlington rimarrà impegnata a promuovere una comunità inclusiva ed equa per tutti i residenti e a garantire che nessun individuo subisca discriminazioni“, ha dichiarato il sindaco di Arlington, Jim Ross, dopo il voto. “Prometto a ciascuno di voi che continueremo a collaborare con i leader della comunità, i membri del consiglio e il personale comunale per raggiungere una soluzione accettabile per tutti”.

Rifiutando di ripristinare il capitolo antidiscriminazione, questi consiglieri hanno consapevolmente continuato a negare a tutti i cittadini della nostra città tutte le tutele locali contro la discriminazione in materia di lavoro, alloggio e servizi pubblici“, ha sottolineato un portavoce dell’HELP Center for LGBTQ+ Health. “Ogni residente, visitatore e lavoratore di Arlington è ora più vulnerabile a causa di questo voto… Quello che è successo stasera è stato un fallimento di leadership da parte di cinque membri del consiglio. Arlington merita di meglio“.

© Riproduzione riservata.

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