Una città del Texas potrebbe diventare la prima negli USA a revocare le tutele antidiscriminazione LGBTQ+

Trump ha minacciato di revocare 65 milioni di dollari di sovvenzioni federali alla città nel caso in cui non dovessero rimuovere dal codice municipale le clausole relative a diversità, equità e inclusione. Esplode la protesta, voto rinviato di un mese.

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Una città del Texas potrebbe diventare la prima città negli Stati Uniti a revocare le tutele antidiscriminatorie per le persone LGBTQ+.

Il ‘caso’ Arlington

Nella notte italiana il Consiglio comunale di Arlington avrebbe dovuto votare un’ordinanza per eliminare le categorie “Identità ed espressione di genere” e “Orientamento sessuale” dalle categorie protette. Arlington è la 48ª città più popolosa degli Stati Uniti, la settima città più popolosa del Texas e la più grande città dello stato che non è un capoluogo di contea.

L’attuale ordinanza antidiscriminazione di Arlington proibisce “qualsiasi esclusione, distinzione, segregazione, limitazione, rifiuto, negazione o altra differenziazione, diretta o indiretta, nel trattamento di una o più persone a causa di etnia, colore, origine nazionale, età, religione, sesso, disabilità, orientamento sessuale o identità di genere“.

A inizio settembre Trump ha minacciato di revocare 65 milioni di dollari di sovvenzioni federali alla città se non avessero rimosso dal codice municipale le clausole relative a diversità, equità e inclusione. Una minaccia che l’amministrazione trumpiana ha ampliato a livello nazionale, nel perseguire la propria guerra contro le politiche DEI. Una strategia che è diventata normalità, da parte di Trump, che fa leva sui finanziamenti federali per imporre le proprie politiche omobitransfobiche, come accaduto con le scuole e le università d’America che hanno di fatto dovuto bandire le atlete trans da ogni competizione. Sia Arlington che Fort Worth, sempre in Texas, hanno successivamente votato per porre fine ai loro programmi DEI e riscrivere le ordinanze per escludere frasi relative a etnia, orientamento sessuale e identità di genere.

L’Iowa ha già rimosso l’identità di genere dal suo Civil Rights Act statale nel mese di febbraio, diventando il primo Stato d’America a privare diritti precedentemente tutelati dalla legge. Se l’ordinanza di Arlington venisse approvata, sarebbe la prima città d’America a farlo. L’Arlington Pride ha invitato i residenti a partecipare alla riunione del consiglio comunale di ieri per contrastare l’eventuale approvazione, tanto da portare il sindaco a rinviare il voto al 18 novembre.

Le reazioni dalla città

Il primo cittadino Jim Ross ha precisato di aver richiesto un rapporto completo su ciò che deve essere fatto, in modo tale che la città rimanga conforme alle direttive federali per proteggersi dalle conseguenze finanziarie. “Dobbiamo bilanciare la necessità di apportare modifiche con la necessità di garantire che ogni singolo membro della nostra comunità si senta benvenuto, protetto, rispettato e trattato con dignità“.

Anche David Grebel, pastore della Celebration Community Church di Fort Worth e residente ad Arlington, ha dichiarato di essere contrario alla rimozione delle protezioni per le persone LGBTQIA+. “Ogni volta che minacciamo di rimuovere il linguaggio antidiscriminatorio relativo all’orientamento sessuale o all’espressione di genere, minacciamo la mia chiesa e le persone che amo“.

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DeeJay Johannessen, CEO di Help Center for LGTBQ Health and Wellness, si è detto soddisfatto della scelta del consiglio di rinviare l’adozione dell’emendamento e ora auspica una solida consulenza legale che dimostri come non sia necessario apportare modifiche all’ordinanza antidiscriminazione affinché i fondi federali non siano a rischio. “Vogliamo essere i primi in molte cose”. “Non è questo il punto. Se affermiamo di essere la città del sogno americano, non si può essere la città del sogno americano e permettere che si verifichino discriminazioni“. Perché un conto è eliminare le politiche DEI, come preteso da Trump con annessa minaccia economica, un altro è cancellare diritti.

Damien Raygoza, uomo transgender, si è rivolto in lacrime al consiglio comunale. “Se tolgono i diritti alle persone queer, chi può dire che non si occuperanno dei diritti dei veterani, degli anziani, dei disabili, delle donne, delle persone di colore, dei musulmani, degli ispanici”. “Dove siete disposti a tracciare il limite quando si tratta dei nostri diritti inalienabili come cittadini americani?”.

Texas, laboratorio repubblicano d’America

Il Texas è uno Stato profondamente conservatore, con l’ultimo governatore democratico, Ann Richards, eletta nel lontanissimo 1991. Sono seguiti 30 anni di governatori repubblicani, da George W. Bush all’attuale Greg Abbott passando per il regno di Rick Perry, andato avanti dal 2000 al 2015.

Non a caso come avvenuto in Florida con Ron DeSantis, anche Greg Abbott ha firmato un’ordinanza che impone alle città di tutto il Texas di rimuovere le “ideologie politiche” dalle strade,  cancellando così le strisce pedonali arcobaleno. “I texani si aspettano che i soldi dei loro contribuenti vengano usati saggiamente, non che vengano promossi programmi politici sulle strade del Texas“, ha affermato Abbott. “Per far sì che il Texas si muova in modo sicuro e senza distrazioni, dobbiamo mantenere una rete di trasporti sicura e coerente in tutto il Texas“.  Se le città del Texas non si dovessero adeguare subiranno conseguenze, con immediata sospensione o cancellazione dei finanziamenti statali e federali.

Ad Austin è subito esplosa la protesta, con la comunità LGBTQIA+ della città in difesa dell’attraversamento pedonale rainbow che si trova all’incrocio tra la Quarta Strada e Colorado Street.  L’amministrazione di Austin a guida democratica si è detta a “conoscenza della nuova direttiva e si atterrà alle linee guida aggiornate. La città sta inoltre lavorando alla compilazione di un elenco di luoghi che saranno soggetti a modifiche in base alla direttiva contenuta nella lettera”.   

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