Unione Europea, aumentano le violenze contro le persone LGBTIQ, i dati preoccupanti a pochi giorni dalle elezioni

La ricerca condotta su 100.000 cittadin* dell'Unione dall'Agenzia UE per i diritti fondamentali (FRA): in Italia aumentano bullismo e molestie a scuola.

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In Europa un numero sempre maggiore di persone LGBTIQ vive apertamente la propria identità, ma allo stesso tempo gli episodi di violenza, molestie e bullismo nei loro confronti sono aumentati rispetto al passato. Questi sono alcuni dei risultati della più recente indagine dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), basata sulle risposte di oltre 100.000 persone LGBTIQ di 30 Paesi, ovvero i 27 Stati membri UE e i Paesi candidati Albania, Macedonia del Nord e Serbia.

Il rapporto dal titolo «LGBTIQ equality at a crossroads: progress and challenges» (Uguaglianza LGBTIQ al bivio: progressi e sfide), che arriva a poche ore dall’uscita della Rainbow Map 2024 di ILGA-Europe, ha raccolto le esperienze e le opinioni delle persone LGBTIQ, presentando le sfide che si trovano ad affrontare in Europa, evidenziando inoltre ciò che è cambiato rispetto alle precedenti indagini della FRA del 2019 e del 2012.

La discriminazione nei confronti delle persone LGBTIQ, pur restando accentuata, sta diminuendo gradualmente. Le scuole affrontano le tematiche LGBTIQ in modo più positivo e proattivo e i giovani si sentono più sostenuti dagli insegnanti e dai compagni. Tuttavia, bullismo, molestie e violenza hanno raggiunto livelli elevati.

Oltre due terzi delle persone intervistate hanno riscontrato dichiarazioni di odio online, mentre sono aumentate significativamente le violenze rispetto all’ultimo sondaggio del 2019.

In Italia la percentuale di persone che hanno denunciato forme di bullismo e molestie a scuola è passata dal 43% del 2019 al 67% del 2023.

Oltre un terzo delle persone LGBTIQ in Europa subisce discriminazioni nella vita quotidiana, con un leggero calo dal 42% nel 2019 al 36% nel 2023.

Il 5%, ovvero la stessa percentuale del 2019 e del 2012, ha affermato di aver subito aggressioni fisiche o sessuali nei 12 mesi precedenti l’indagine. Sale invece al 14%, rispetto all’11% del 2019, la percentuale di chi ha subito violenza motivata dall’odio, comprese aggressioni fisiche e sessuali, nei cinque anni precedenti. Questa percentuale sale al 29% per le donne trans, al 23% per gli uomini trans al 23%, al 34% per le persone intersex.

Un terzo delle persone LGBTIQ in Europa ha pensato almeno una volta al suicidio nell’anno precedente al sondaggio. Lo scenario italiano si distingue per un numero più alto di studenti (67% a fronte della media UE del 62%) che denunciano l’assenza di questi temi a scuola, e sopratutto per la sfiducia nelle istituzioni: solo il 4%, a fronte di una media europea del 26%, crede che il governo nazionale combatta efficacemente i pregiudizi e l’intolleranza, un dato in ulteriore peggioramento dal 2019 (8%).

Tra i principali risultati dell’indagine si evidenziano

• Apertura: oltre una persona su due è aperta riguardo al proprio orientamento sessuale, identità ed espressione di genere, e caratteristiche sessuali. Tuttavia, la maggior parte evita ancora di tenere la mano a un partner dello stesso sesso in pubblico per paura di aggressioni.

• Discriminazione: oltre una persona su tre subisce discriminazioni nella vita quotidiana. Questo risultato evidenzia un lieve calo rispetto al 2019 (due persone su cinque). Tuttavia, la discriminazione rimane un fenomeno invisibile, poiché solo una persona su dieci denuncia gli episodi di cui è vittima.

• Violenza: oltre una persona su dieci ha subito violenza nei cinque anni precedenti l’indagine, con un lieve aumento rispetto al 2019. Inoltre, più di una persona intersex su tre è stata vittima di aggressioni.

• Molestie: più di una persona su due è stata vittima di molestie motivate dall’odio, in aumento rispetto a una su tre nel 2019. Tra le persone trans e intersex, due su tre hanno subito molestie.

• Bullismo: oltre due persone su tre sono state vittime di bullismo a scuola, in tutte le generazioni e in tutti i paesi dell’UE. Questo dato evidenzia un forte aumento rispetto al 2019 (una persona su due).

• Istruzione: le scuole affrontano le tematiche LGBTIQ più spesso che in passato, e oltre un alunno LGBTIQ su cinque afferma che la sua scuola lo ha fatto in modo positivo.

• Salute mentale: più di una persona su tre ha pensato al suicidio. Più della metà delle persone trans, di genere non binario o non gender conforming dichiara di avere pensieri suicidi.

• Pratiche di «conversione»: una persona su quattro dichiara di essere stata costretta a sottoporsi a pratiche di conversione per cambiare il proprio orientamento sessuale o la propria identità ed espressione di genere.

• Governi: solo una persona su quattro ritiene che il proprio governo stia combattendo pregiudizi e intolleranza nei confronti delle persone LGBTIQ, rispetto a una su tre nel 2019.

Il rapporto sottolinea inoltre che le esperienze delle persone LGBTIQ variano notevolmente all’interno dell’UE e che ogni gruppo deve affrontare sfide diverse. Le persone intersex, trans, di genere non binario e non gender conforming subiscono più violenza e molestie. Inoltre, è più probabile che si trovino ad affrontare problemi di salute mentale e avere pensieri suicidi. Hanno anche maggiori probabilità di rimanere senza fissa dimora e di avere difficoltà ad accedere a cure mediche. Ciò vale anche per le persone LGBTIQ con disabilità o problemi economici, o che appartengono a minoranze etniche, razziali o altri gruppi minoritari.

I risultati dell’indagine aiuteranno la Commissione europea a valutare la sua strategia per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ e contribuiranno ad avanzare politiche volte a proteggere e promuovere i diritti fondamentali delle persone LGBTIQ.

La FRA invita i governi ad agire sui seguenti fronti.

• Reati generati dall’odio: attuare una cultura di tolleranza zero verso la violenza e le molestie nei confronti delle persone LGBTIQ. Investire nella formazione delle forze di polizia per assicurare che riconoscano, registrino e indaghino adeguatamente i reati generati dall’odio contro le persone LGBTIQ, in modo che le vittime si sentano sicure nel denunciare le aggressioni e siano trattate in modo equo. Considerare i pregiudizi come fattori aggravanti durante i procedimenti penali.

• Discriminazione: affrontare la discriminazione in tutti gli ambiti adottando la direttiva dell’UE sulla parità di trattamento e trasporre le direttive sugli standard degli organismi per la parità. Rafforzare gli organismi per la parità e dotarli di risorse adeguate, in modo che possano sostenere meglio le vittime.

• Odio online: affrontare l’odio online e le campagne di disinformazione contro le persone LGBTIQ. Affrontare il rischio di pregiudizi negli algoritmi e garantire la responsabilità delle piattaforme digitali ai sensi della legislazione europea.

• Istruzione: rendere le scuole ambienti di apprendimento sicuri e favorevoli per tutti i minori. Contrastare il bullismo e garantire che i programmi e i sistemi di istruzione si basino sulle migliori pratiche promosse dall’UE.

• Sanità: garantire l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità, compreso il sostegno alla salute mentale. Porre fine alle pratiche di «conversione» e agli interventi medici non vitali.

Sirpa Rautio, direttrice della FRA, ha dichiarato:

«Essere apertamente LGBTIQ in Europa non dovrebbe essere una lotta. Malgrado i segni di progresso, bullismo, molestie e violenza rimangono minacce costanti. È tempo di agire con decisione sulla base dei passi avanti compiuti finora, in modo che tutti nell’UE siano trattati allo stesso modo e possano vivere con dignità e rispetto».

Helena Dalli, Commissaria per l’Uguaglianza, ha dichiarato:

«I risultati dell’indagine della FRA forniscono dati preziosi sulle esperienze vissute dalle persone LGBTIQ in tutta Europa. Ci aiutano a individuare i progressi compiuti ed evidenziano le sfide ancora da affrontare. Invito tutti gli Stati Membri a utilizzare i dati per attuare politiche solide al fine di contrastare la discriminazione e tutelare i diritti di tutte le persone LGBTIQ».

Rosario Coco, Presidente Gaynet, ha dichiarato:

«Una persona LGBTIQ su cinque in Italia (18%) ha sperimentato i tentativi di conversione, le cosiddette “terapie riparative” definite una vera e propria forma di tortura dalle Nazioni Unite. Il prossimo 17 maggio partirà anche in Italia la campagna contro le pratiche di conversione, a sostegno di un’iniziativa di portata europea. Il dato sui tentativi di conversione che in Europa interessa il 26% delle persone intervistate, ci da una prospettiva di quanto sia profonda e sfuggente la natura dell’oppressione: nonostante il 52% viva ormai del tutto o quasi apertamente la propria identità (coming out), 1 persona su 4 in Europa ha affrontato delle vere e proprie torture, come sono state definite nel 2020 dalle Nazioni Unite le cosiddette “terapie riparative”. Il prossimo 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, lanceremo una nuova iniziativa contro le pratiche di conversione, in contemporanea con il movimento europeo ACT (Against Conversion Theray, per sensibilizzare l’opinione pubblica e aprire un dibattito sulla necessità di un intervento normativo che affermi il diritto universale ed effettivo all’orientamento sessuale e all’identità di genere, come avvenuto in Spagna, Germania, Francia, Grecia e molti altri Paesi in tutto il mondo».

La FRA (European Union Agency for Fundamental Rights) presenterà il rapporto all’evento «Pride Alliances and Policy», organizzato dalla presidenza belga del Consiglio dell’UE a Bruxelles il 17 maggio.

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