Ballata Femmenella, tra tradizione, diritti ed esclusione sociale. Intervista ai registi: “Il nostro film manifesto delle identità negate”

Ballata femmenella è un viaggio nella comunità transgender più grande e antica d'Europa, quella di Napoli, condotto attraverso il racconto di sette femmenelle tra ritualità secolare e conflittualità contemporanee. In trionfo al Lovers di Torino, abbiamo intervistato i due registi Elettra Raffaela Melucci e Giovanni Battista Origo.

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Presentato in anteprima mondiale al Perth Queer Film Festival e in trionfo al recente Lovers Film Festival di Torino con 3 premi vinti, Ballata femmenella di Elettra Raffaela Melucci e Giovanni Battista Origo è un un viaggio nella comunità transgender più grande e antica d’Europa, quella di Napoli, condotto attraverso il racconto di sette femmenelle tra ritualità secolare e conflittualità contemporanee

Femmenelle patrimonio umano

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Biologicamente uomini, ma donne nel sentire: terzo sesso, travestite, transgender; puttane, artiste, parrucchiere, casalinghe, devote alla Madonna, attiviste. Le femmenelle sono un patrimonio umano che affonda le proprie radici nella storia e nella cultura di Napoli, di cui costituiscono una fibra inscindibile.

Ballata femmenella è un racconto magmatico che attraversa le origini di questa cultura ancestrale e i nodi cruciali del suo vissuto contemporaneo. A dar voce alla narrazione sono le sue splendide protagoniste: Loredana Rossi — vicepresidente e fondatrice dell’Associazione Transessuali Napoli; Porpora Marcasciano — storica attivista del movimento transgender, fondatrice del MIT e assessora alle Pari Opportunità del Comune di Bologna; Samantha Acierno e Tommy Florek — la prima coppia transgender (MtF–FtM) unita in matrimonio in Italia; Jackie Ferrè — giovane promessa della magistratura, vittima di discriminazione professionale; Stefania Zambrano — attrice, cantante e organizzatrice del concorso Miss Trans Europa; Sara Carbone — attrice, imprenditrice della bellezza e volontaria per la tutela dei minori nel quartiere di Ponticelli; Tarantina — ultima testimone della tradizione storica della femmenella napoletana.

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Attraverso le loro parole e il loro sguardo prendono forma la memoria e il presente della femmenella: la tradizione, la prostituzione, la lotta per i diritti, il lavoro, l’esclusione sociale. Ogni storia è anche una dichiarazione d’amore alla città di Napoli, alla quale le protagoniste sono legate a doppio filo: senza Napoli non esisterebbero e Napoli, senza di loro, sarebbe inevitabilmente più povera.

Ballata femmenella è un manifesto delle identità negate, un atto necessario per restituire dignità a esistenze che oggi, più che mai, chiedono di essere riconosciute.

L’intervista ai registi Giovanni Battista Origo ed Elettra Raffaela Melucci

Ballata Femmenella, tra tradizione, diritti ed esclusione sociale. Intervista ai registi: "Il nostro film manifesto delle identità negate" - Giovanni Battista Origo e Elettra Raffaela Melucci - Gay.it
Elettra Raffaela Melucci e Giovanni Battista Origo

Di Ballata femmenella, della sua genesi, della sua realizzazione della sua distribuzione abbiamo parlato con i registi Giovanni Battista Origo ed Elettra Raffaela Melucci.

Come e quando nasce il progetto Ballata Femmenella?

Elettra: “Io sono campana, ho vissuto i luoghi di elezioni dei femminielli, i miei genitori mi portavano alla Candelora. Frequentando Napoli ho imparato a osservarli da vicino, non a guardarli, e questo insomma ha collimato anche con un’urgenza sociale, un’urgenza civile che ha fatto il paio con gli ideali di Giovanni.

Giovanni: “Da subito abbiamo deciso di evitare di fare un racconto antropologico, che non ponesse attenzione solo su determinati aspetti legati al lato folkloristico. Ci siamo sempre chiesti come faccia una persona trans a ritrovarsi spesso ingabbiata in una certa costruzione, perché di giorno si incontrano poche donne trans, ne incontri poche che lavorano in posti pubblici, aperti al pubblico, benché in Italia ce ne siano tante e anche italiane. Tutto si collega ad un immaginario distorto ma purtroppo reale della donna transgender spesso sudamericana relegata al mondo della strada”

Elettra: “Questo documentario aveva un’urgenza, ovvero uscire fuori dall’effetto fenomeno antropologico. Non sono dei fenomeni queste persone, sono per l’appunto delle persone. Il contributo principale del documentario, quello più forte che ha una vena politica, è quello di uscire dall’esposizione universale nel continuare a guardare le persone trans come se fossero oggetti strani, bensì con occhi nuovi. Sono cittadine, sono cittadini, con gli stessi diritti di tutti, con due braccia, due gambe, un cervello. Paradossalmente questo documentario è sbagliato che esista. perché non si dovrebbe parlare nel 2026 di persone, non solo discriminate bensì violentate, alle quali viene negata una vita”.

Esiste anche un voluto passaggio generazionale tra le varie protagoniste, a voler abbracciare quasi un secolo di lotte, conquiste e diritti negati. Come siete arrivati alle magnifiche femmenelle di questa Ballata?

Giovanni: “Elettra ha iniziato con delle ricerche, ma la madrina che ci aperto le porte è stata Loredana Rossi, fondatrice di ATN – Associazione Transessuali Napoli, punto di riferimento per buona parte del Sud Italia, a rimarcare quanto soprattutto al sud manchino dei presidi, dei punti di riferimento che facciano da accompagnamento nei processi di esistenza di queste donne e di questi uomini. Sia l’ATN a Napoli che il MIT di Bologna sottolineano quanto siano fondamentale nella vita di una persona trans, così come di qualunque altra persona, concetti come la casa e il lavoro. In una società fallocentrica come la nostra tra le donne trans d’Italia emerge spesso la negazione di questi due diritti fondamentali”.

Elettra: “L’importanza dei presidi associazionisti è doveroso rimarcarla. Realtà come ATN, come il MIT, arrivano dove lo Stato non vuole arrivare. Il paradosso del riprendersi dei diritti, diritti costituzionali che riguardano tutti noi. Noi siamo portatori alla nascita di diritti, è un paradosso che debbano nascere delle associazioni per riappropriarsene, riappropriarsi dei diritti che sono già nostri”.

Napoli come laboratorio di genere, tra la tradizionale Candalora di Montevergine e il ricordo dei femminielli che scesero in piazza al fianco dei partigiani nel 1943, per cacciare i fascisti. Elettra è campana, ma tu che sei romano, Giovanni, che città hai trovato, cosa è Napoli?

Giovanni: “Io sono romano ma ho vissuto in tanti posti d’Italia. Avevo già vissuto Napoli, anche se meno intensamente. È una città che ti lascia addosso una sensazione come il Mal d’Africa. Ti rendi conto che entri in un gioco che vive e funziona su altri paradigmi, che magari all’inizio possono essere anche faticosi, ma una volta prese le misure non ne puoi più farne a meno e ti sembra di esserci sempre stato. Noi abbiamo partecipato al matrimonio di Samantha e Tommy, in un quartiere tosto, complicato. Temevo che potesse arrivare da qualche parte un “ricchi*ni”, e invece mi sono reso conto che c’erano dei profili umani che avevo sempre individuato come potenzialmente pericolosi, che si identificano nell’archetipo del bullo. C’è stata una grande partecipazione, non è successo niente di tutto ciò. Poi magari il discorso della discriminazione si sposta altrove, ma in quel campo specifico Napoli è eccezionale”.

Elettra: “Il paradosso vuole che dalle periferie uno si aspetti sempre certe reazioni, poi a Torino durante il Lovers in pieno centro hanno aggredito un ragazzo trans perché aveva uno zainetto rainbow sulle spalle. C’è anche una certa politica che non diciamo legittimi ma sicuramente non argina questo tipo di violenza fisica o verbale. Questi sono crimini d’odio”. “Nel 2026 non dovremmo parlare di queste cose”.

Ballata Femmenella è a tutti gli effetti un film politico, di resistenza e consapevolezza, che arriva in un momento in cui la transfobia viene alimentata dagli stessi capi di governo. Quale messaggio vorreste emergesse, nel guardare la vostra opera?

Giovanni: “Loredana verso la fine dice “non accogliermi, perché non dobbiamo essere accolte”. Questo film dovrebbe essere visto da tutte quelle persone che ignorano l’argomento. Ci sono persone nel nostro Paese che non godono gli stessi diritti minimi dati alla nascita e che allo stesso tempo non devono essere accolte come degli Apache nel Nevada ma che devono godere di un sano disinteresse, cioè vivere una propria vita con diritti e doveri secondo i propri bisogni, secondo le proprie possibilità”. “Vorremmo che si capisse che la conquista di un diritto non è scontata, perché come l’hai conquistato lo puoi perdere”.

Elettra: “Questo documentario, che mi piacerebbe diventasse un manifesto, serve a piantare semi nelle coscienze anche in chi una coscienza non ce l’ha, e provare a farla rifiorire. Magari lo vedi, ti incazzi, ma le nostre protagoniste ti hanno fatto provare qualcosa perché ti hanno guardato negli occhi e ti hanno interrogato, producendo un pensiero, risultato eccezionale in un’epoca in cui lo spazio del pensiero è il tempo di un reel. Io ti sto costringendo a pensare a qualcosa che non ti aveva neanche sfiorato, credo che sia una cosa bellissima nell’arte, nella comunicazione”.

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Quanto materiale è stato tagliato dal montaggio finale?

Giovanni: “È stato difficile riuscire a fare un coro, una ballata per l’appunto, che non fosse diviso per capitoli ma che fosse un percorso morbido e coinvolgente. Però è stato dolorissimo perché abbiamo dovuto tagliare tantissimo. Non ti dico i racconti di Tarantina, i racconti di Loredana quando si è presentata alle elezioni, i racconti di Porpora della sua vita on the road, i racconti di Samantha e Tommy. Su ognuna di loro c’è tanto girato da poterci fare un documentario ad personam”.

L’anteprima mondiale di Ballata Femmenella si è tenuta in Australia, al Perth Queer Film Festival. Com’è stato accolto dall’altra parte del mondo?

Giovanni: “Volevo andarci, poi è scoppiata la guerra in Iran con voli cancellati ovunque, ma è stato accolto bene. Ti rendi conto che è proprio un altro mondo, anche se non c’era bisogno di andare fino in Australia per scoprire che la situazione italiana sia di un altro mondo”.

Elettra: “È stato bellissimo vedere l’impatto di un’altra cultura, dall’altra parte del globo”.

Al Lovers Film Festival di Torino Ballata Femmenella ha vinto ben 3 premi, compreso quello del pubblico. È stato un trionfo. Lo vedremo anche al Cinema o in streaming, esiste una distribuzione?

Giovanni: “Assolutamente sì. Il 3 giugno saremo al Modernissimo di Bologna e poi da lì toccheremo tantissime città d’Italia, con una cinquantina di tappe che a breve comunicheremo”. “La proiezione con dibattito è un momento vivo”. “L’idea è di proiettarlo anche nelle scuole, negli istituti, nelle università”.

E allora preparatevi alle accuse di indottrinamento gender.

Giovanni ed Elettra: “Non vediamo l’ora, non aspettiamo altro”. “Stiamo lavorando anche ad una distribuzione tv, su un servizio vod, in modo tale da mostrarlo ad un pubblico più ampio possibile”. “Il premio del pubblico al Lovers di Torino è stato emozionante. Questo documentario è nato per il pubblico”.

Visto il gran parlare delle ultime settimane del caso del documentario di Giulio Regeni, avete mai fatto richiesta al MIC dei finanziamenti pubblici per Ballata Femmenella?

Giovanni: “Sì. Noi prendemmo un fondo, che è il fondo di sviluppo e per la produzione, nel 2019. Il progetto era molto diverso. Era un fondo all’epoca che accorpava sia film di finzione che documentari, e noi arrivammo molto alti. È un fondo che si dà per preparare il progetto in ottica di produzione. Poi ci fu il Covid e altri rallentamenti ma siamo riusciti a sviluppare un progetto neanche troppo complementare con quello del 2019 che era una sorta di soggettaccio. Lo abbiamo mandato al fondo di produzione del ministero e ci hanno dato un punteggio che era al limite dell’analfabetismo. C’era ancora Franceschini ministro. Passati 8, 9 mesi lo abbiamo riproposto e abbiamo ripreso lo stesso identico punteggio. Il sottotesto era, “non l’abbiamo letto”. Era cambiata anche la commissione e noi avevamo il bollino del fondo per lo sviluppo, con la regione Campania che nel frattempo ci aveva finanziato. È stata un’anomalia che ci fatto venire il fegato amaro”.

Elettra: “Il merito lo possono scrivere solo sulle targhe ministeriali, c’è molto poco merito. E non parliamo specificatamente di noi. Casi così clamorosi, esclusioni così rumorose, esclusioni così politiche come ad esempio è avvenuto con il documentario su Regeni, fanno riflettere. L’ultimo caso di una catena che è molto più lunga che si ripete ogni anno”.

Giovanni: “C’è un errore alla base su come sia impostata la legge Cinema, un sistema che non è intelligente sia dal punto di vista commerciale che dal punto di vista artistico, non viene valorizzato bene nell’uno nell’altro”. “Non puoi mettere sullo stesso livello il cinema da industria con il cinema che ha voglia di esprimersi, esprimere certe urgenze. È proprio impostata male, questa legge, al di là delle buone o cattive intenzioni delle commissioni”. “Alla fine della fiera abbiamo ricevuto il fondo di sviluppo, prima del Covid, ma non quello di produzione”.

Le protagoniste di Ballata femmenella

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Loredana Rossi

Loredana Rossi, la “mamma dei femmenielli”, simbolo della lotta per la dignità dell’intera comunità transgender napoletana. Fondatrice dell’ATN – Associazione Transessuali Napoli, insieme all’avvocata Ileana Capurro, è un punto di riferimento imprescindibile non solo per chi intraprende il percorso di transizione — dall’accompagnamento sanitario ai procedimenti legali, fino al sostegno psicologico — ma anche per gli esclusi, gli invisibili, gli ultimi. Nei suoi racconti di vita, tra aneddoti durissimi e momenti di travolgente vitalità, scorre una sincerità appassionata che cattura e coinvolge chi ascolta.

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Tarantina

C’è poi la leggendaria Tarantina, ultima femmenella “antica” di Napoli. Novant’anni portati con la forza e l’energia di una ragazza, è la testimonianza vivente di un’altra stagione del transgenderismo e di una storia che si sta dissolvendo nella convulsione del tempo. Il suo passato è un intreccio di luci e ombre: il rifiuto della famiglia e del paese, la fuga da Taranto in adolescenza, la prostituzione a Napoli, la Dolce Vita a Roma. La sua memoria è un patrimonio fragile e prezioso, che incarna la storia profonda delle femmenelle napoletane.

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Stefania Zambrano

Stefania Zambrano è invece l’espressione poliedrica di una donna che ha scelto di non rinunciare a sé stessa, nonostante un passato frammentato che solo oggi riesce a raccontare senza conflitto. Il collegio cattolico, il distacco doloroso dalla famiglia, la prima vocazione al seminario, il dissidio profondo tra fede religiosa e identità personale: il suo percorso è segnato da una costante tensione interiore. Nel 2013 fonda Miss Trans Europa, concorso di bellezza che si svolge annualmente a Napoli e che diventa occasione di riscatto e visibilità per vite a lungo rimaste nell’ombra.

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Sara Carbone

Donna di carattere e determinazione, Sara Carbone è tra le poche ad aver spezzato il pregiudizio che associa automaticamente l’identità trans alla prostituzione. È titolare di un salone di bellezza nel quartiere Piscinola, ai confini con Scampia, territorio in cui è attivamente impegnata anche nel sociale, lavorando con i più giovani per sottrarli all’attrazione della criminalità organizzata. La sua è un’intraprendenza che non si esaurisce nel successo personale, ma si traduce in restituzione e cura di una comunità da cui ha ricevuto dolore e a cui oggi sceglie di ridare valore.

Ballata Femmenella, tra tradizione, diritti ed esclusione sociale. Intervista ai registi: "Il nostro film manifesto delle identità negate" - Samantha e Tommy - Gay.it
Samantha Acierno e Tommy Florek

Samantha e Tommy sono il simbolo di un amore che attraversa confini geografici e identitari. Samantha è una donna trans (Male to Female) nata e cresciuta a Ponticelli; Tommy è un uomo trans (Female to Male), nato e cresciuto in Polonia. Il loro matrimonio è stato il primo in Italia tra due persone transgender: l’incontro di due storie lontane, di due personalità differenti, che si completano in un legame unico, fondato sulla scelta reciproca e sulla condivisione profonda.

Ballata Femmenella, tra tradizione, diritti ed esclusione sociale. Intervista ai registi: "Il nostro film manifesto delle identità negate" - Jackie - Gay.it
Jackie Ferrè

Jackie Ferrè rappresenta l’esperienza transgender di una nuova generazione, in un’epoca in cui la mediatizzazione rende tutto più visibile e al tempo stesso più complesso. Sostenuta dalla sua famiglia, avvia il percorso di transizione e si laurea con il massimo dei voti in Giurisprudenza. È però nella fase del tirocinio che incontra una serie di porte chiuse, frutto di pregiudizi discriminatori. Da questa esperienza nasce uno sguardo disincantato ma lucido, capace di leggere la realtà senza illusioni e senza rinunce.

Ballata Femmenella, tra tradizione, diritti ed esclusione sociale. Intervista ai registi: "Il nostro film manifesto delle identità negate" - Porpora Marcasciano - Gay.it
Porpora Marcasciano

Porpora Marcasciano, infine, sfugge a ogni definizione riduttiva. Attivista, sociologa, scrittrice, saggista, è tra le fondatrici del Circolo Mario Mieli, presidente del MIT – Movimento Identità Transessuali, ideatrice del festival cinematografico Divergenti. Nata a Benevento, si forma a Napoli e si stabilisce a Bologna, dove viene eletta consigliera per le Pari Opportunità. Porpora è una figura di riferimento imprescindibile per la comunità transgender italiana, da Nord a Sud: leader di lotte e trasformazioni, la sua parola e il suo pensiero rappresentano una bussola civile e politica per orientare il cammino collettivo.

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