Carmine Amoroso e i fondi MIC: “Hanno bocciato anche il mio film sui confinati omosessuali durante il fascismo”

"La cosa grave è che il film (per cui lotto da anni) aveva già ottenuto dalla commissione precedente sia il sostegno alla sceneggiatura (ritenendola perciò valida) sia il sostegno alla pre-produzione. In pratica hanno preferito buttare circa 100.000 euro di soldi pubblici pur di bloccare il progetto".

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Marcello Mastroianni in Una giornata particolare
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Tra i ministeri più chiacchierati e disastrati del governo Meloni c’è indubbiamente quello della Cultura, inizialmente affidato a Gennaro Sangiuliano, costretto alle dimissioni per l’affair Maria Rosaria Boccia, e dal 6 settembre 2024 finito tra le mani di Alessandro Giuli, da giovane iscritto al Fronte della Gioventù e militante del movimento politico di estrema destra e di matrice neofascista Meridiano Zero.

Prima Sangiuliano e poi Giuli hanno tagliato decine e decine di milioni di euro per il comparto Cinema, mettendo in crisi un’industria che dà lavoro a circa 130.000 professionisti e che vale 16,3 miliardi di euro.

Sia al Festival di Berlino 2026 che al Festival di Cannes 2026 nessun film italiano è stato presentato in Concorso, a voler rimarcare una crisi di sistema resa ancor più problematica da un governo che ha dichiarato guerra ad una settima arte storicamente considerata ‘distante’ dalla destra nazionale, la famigerata “egemonia culturale della sinistra“. Per questo da punire.

Lo scandalo Regeni scuote le commissioni ministeriali

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A decidere quali film meritino i cosiddetti fondi pubblici è una commissione “indipendente” nominata dal governo. Il 3 aprile sono uscite le graduatorie delle richieste dei contributi selettivi, ovvero uno dei tre sistemi di finanziamento pubblico all’audiovisivo nonché l’unico che prevede l’intervento di commissioni. A creare scandalo è stato il niet ai fondi per il documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, distribuito nei cinema italiani da Fandango. Erano stati chiesti 131.000 euro al ministero, a fronte di un budget totale di 328.000 euro, ma la commissione composta dall’ex deputata della Lega Benedetta Fiorini, dalla direttrice di festival Ginella Vocca, dal saggista Pier Luigi Manieri, dal produttore Pasqualino Damiani e dall’avvocato Giacomo Ciammaglichella, ha detto “no”, preferendo altri 35 documentari, scatenando un putiferio.

Il critico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti e il consulente editoriale per produzioni cinematografiche Massimo Galimberti, membri di altre commissioni che assegnano i contributi selettivi, si sono dimessi, mentre dopo ore di rumoroso silenzio il ministro Giuli si è detto “dispiaciuto e sconcertato perché il caso Regeni ha un intrinseco valore culturale, sociale, politico e morale internazionale a prescindere dalla qualità artistica del documentario“.

A rendere il tutto ancor più rumoroso è la lista dei film che hanno chiesto e ottenuto i fondi pubblici attraverso un’altra commissione, ovvero un’opera di finzione sulla storia di Gigi D’Alessio (1 milione di euro) e una nuova pellicola del 91enne Pier Francesco Pingitore, fondatore de Il Bagaglino, su Tony Pappalardo (800.000 euro).

La denuncia di Carmine Amoroso: “Censurato il mio film sugli omosessuali al confine”

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Marcello Mastroianni in Una giornata particolare

Tra le altre opere scartate spicca un film di Andrea Pallaoro tratto da una sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, la nuova pellicola di Francesca Archibugi e quella di Roberta Torre, un progetto su Federico Aldrovandi, ucciso da 4 agenti della Polizia di Stato, e la nuova fatica di Carmine Amoroso, 63enne regista di Come mi vuoi, Cover Boy e del documentario Porno e libertà, vincitore nel 2017 del Nastro d’argento come miglior documentario nella categoria Cinema del reale. Amoroso, che ha lungo insegnato al Centro sperimentale di cinematografia, ha inoltre co-sceneggiato Parenti serpenti di Mario Monicelli nonché ideato l’omonima pièce teatrale da cui era stato tratto il film del 1992.

In verità hanno bocciato anche il mio Attenti al lupo, film presentato dalla Kavac, società di Simone Gattoni e Marco Bellocchio e che racconta la vicenda dei confinati omosessuali durante il fascismo“, ha scritto su Facebook Amoroso. “La cosa grave è che il film (per cui lotto da anni) aveva già ottenuto dalla commissione precedente sia il sostegno alla sceneggiatura (ritenendola perciò valida) sia il sostegno alla pre-produzione. In pratica hanno preferito buttare circa 100.000 euro di soldi pubblici pur di bloccare il progetto. Non aggiungo altro”.

Dalle pagine di Il Centro, Amoroso è andato più a fondo sulla vicenda, ipotizzando un’autentica censura da parte del MiC nei confronti di un film evidentemente ‘scomodo’ per questo governo.

“Durante il fascismo centinaia di omosessuali vennero arrestati e mandati al confino nelle isole. Nel mio film tutto prende origine dal gruppo di omosessuali catanesi che nel 1939 furono prelevati e portati alle Isole Tremiti. La storia racconta la forte amicizia e poi amore tra Giovanni, un giovane catanese, e un ebreo polacco, il medico Karl, anche lui internato, personaggio realmente esistito. Un film che tratta di omosessuali sotto il fascismo può dare fastidio in questo momento. Al ministero hanno preferito buttare 90mila euro di soldi pubblici pur di non farmelo fare. La mia paura era che mi dessero poco, ma addirittura bocciarlo completamente. Parliamo della bocciatura di un film presentato dalla Kavac, società di Simone Gattoni e Marco Bellocchio, una delle più serie in Italia. Il film aveva avuto già due passaggi precedenti con altre commissioni del MiC per i finanziamenti selettivi, che avevano assegnato prima 20mila euro per la sceneggiatura, evidentemente ritenendola valida, e poi in un successivo passaggio in un’altra sezione e con un’altra commissione era stato dato un ulteriore finanziamento di 70mila euro per la pre-produzione, cioè sopralluoghi, cast, organizzazione della produzione. Questi due passaggi presupponevano l’ulteriore ultimo step del finanziamento alla produzione, che ci è stato invece negato annullando in pratica le valutazioni delle due commissioni precedenti. Ciò implica un danno alla nostra produzione ma pure un danno erariale, i 90mila euro di fondi erogati, finalizzati alla realizzazione del progetto. Inoltre i tempi ordinari si sono allungati tanto, le domande sono state fatte otto-nove mesi fa e alcuni film sono stati intanto realizzati, come il documentario su Giulio Regeni. E le scelte di finanziamento fatte sono uno scandalo”.

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Secondo il regista ci “troviamo di fronte a un’incompatibilità con l’orientamento politico di destra della commissione, la motivazione principale del diniego attiene all’aspetto ideologico-politico, non è né un motivo artistico, già valutato, né economico. Sono logiche estranee alla qualità artistica e al valore culturale e tecnico dei progetti. Per loro alcuni argomenti è meglio non trattarli, ditemi voi se questa non è censura”.

Carmine Amoroso si augura ora di poter rianimare un film che da anni sogna di realizzare: “L’unica che potrebbe far muovere le cose è Rai Cinema, ma se un fondo è negato da un ministero è difficile il suo coinvolgimento nella coproduzione. In Italia la produzione funziona così: si parte dal ministero, poi Rai Cinema, poi una Film Commission. La Regione Puglia aveva già dato la disponibilità e pagato una parte dei sopralluoghi fatti. Speravo di riuscire a coinvolgere anche la Regione Abruzzo e la sua Film Commision, girando parte del film in Abruzzo, anche per un fatto affettivo”.

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