Il francese Marc Batard è una vera istituzione nell’ambito dell’alpinismo: considerato uno dei dieci più validi professionisti viventi, soprannominato lo ‘sprinter’ dell’Everest per avere il record di salita senza ossigeno in giornata sulla cima più alta del mondo (nel 1988, e due anni dopo realizzò la prima salita in ventiquattr’ore totali) vanta, tra gli altri meriti sportivi, la scalata in solitaria del lato ovest del Makalu, considerato dagli esperti il più difficile degli ‘ottomila’.

Dopo trent’anni di attività, Batard ha fatto un sorprendente e inatteso coming out, fatto insolito in un ambiente chiuso e inevitabilmente ‘machista’ come quello dell’alpinismo. Se ne racconta la genesi in un interessante documentario di Gilles Perret, L’homme qui revient de haut (L’uomo che viene dall’alto), che sarà in concorso all’ottavo Cervino International Film Festival diretto da Valeriana Rosso (dal 20 al 24 luglio a Breuil-Cervinia), il “festival più alto del mondo” con proiezioni a quota duemila e vista spettacolare su alcune delle cime più belle d’Italia.

L’importante manifestazione valdostana (circa sessanta titoli di cui la metà in concorso) presenta l’anteprima nazionale di ‘Le dernier trappeur‘ di Nicolas Vanier, in uscita in autunno distribuito da Mikado, sulla vita di un uomo che si isola nello Yukon insieme alla moglie e vive di caccia e pesca coi suoi cani. Quest’anno il Festival ricorda anche il sessantesimo anniversario della Liberazione e il 140° della prima scalata al Cervino con materiali d’archivio rarissimi.

Il film di Perret alterna invece un’intervista al protagonista Marc Batard con immagini delle sue imprese sportive (impressionante la macchina da presa che ruota intorno al suo volto senza maschera d’ossigeno sulla cima dell’Everest) e della sua vita privata (il matrimonio e la nascita di tre figli). Marc Batard spiega quanto sia stato difficile parlare della sua omosessualità in un ambiente chiuso e virile come quello dell’alpinismo, la difficoltà di farlo accettare in famiglia, il rifiuto di molti colleghi che cercavano di isolarlo, la lenta presa di coscienza di una ‘tardiva consapevolezza’ riguardo alla sua identità sessuale, l’infanzia difficile.

Considerato una sorta di ‘velocista della scalata’, Marc Batard ha realizzato storiche imprese a tempo di record, come i tre itinerari del massiccio del Monte Bianco, il Maggiore, la Sentinella Rossa e la Brenva percorsi in una sola notte. Autore di un libro autobiografico che è uscito due anni fa in Francia per Glénat, ‘La sortie des cimes‘ (L’uscita delle cime), oggi Batard ha cinquant’anni, ha definitivamente lasciato l’alpinismo per dedicarsi alla pittura. Splendida una scena del film fortemente metaforica: insieme al figlio scala una parete, sbaglia una presa, rimane sospeso grazie a una corda di sicurezza e osserva ridendo il ragazzo che è più in alto di lui.
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