Abdul Ballout, il sospettato dell’attacco al Christopher Street Day, il Pride di Berlino, è morto domenica sera in un’operazione della polizia. Le forze speciali lo hanno individuato verso le 18 in un’area di orti urbani a Spandau, zona nord-ovest di Berlino: secondo la ricostruzione ufficiale, l’uomo si sarebbe lanciato contro gli agenti con un’arma da taglio, forse un machete, venendo colpito a colpi di pistola. È morto sul posto nonostante i tentativi di rianimazione dei vigili del fuoco.
Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha definito l’attacco un “attentato terroristico islamista“, spiegando che Ballout avrebbe prima investito la folla con un furgone e poi aggredito altre persone con un’arma da taglio. Il bilancio è salito a una donna morta e 29 feriti, tutti ormai fuori pericolo di vita.
Nella notte tra sabato e domenica la polizia ha fermato anche un secondo uomo, di nazionalità iraniana, trovato con una ferita alla testa nei pressi del luogo dell’attacco. Gli inquirenti non escludono che si trovasse a bordo del furgone insieme a Ballout: un test del DNA dovrà stabilirlo con certezza.
Chi era Abdul Ballout

Abdul Ballout, 21 anni, nato a Berlino nel 2005 da famiglia di origini libanesi, cittadino tedesco. Viveva a Schöneberg con madre e fratelli. Già noto alle forze dell’ordine, era classificato come Gefährder, soggetto ritenuto capace di gravi atti di violenza. Secondo un’inchiesta di Süddeutsche Zeitung, avrebbe tentato di raggiungere la Siria per unirsi allo Stato islamico, fermato all’aeroporto di Berlino al rientro dal Libano. A maggio 2026 era stato condannato a un anno e dieci mesi per preparazione di un grave atto di violenza contro lo Stato, poi rilasciato dopo un breve periodo di custodia: il giorno dopo l’attacco avrebbe dovuto incontrare un consulente per la de-radicalizzazione. Ma sabato sera sarebbe stato proprio lui alla guida del furgone preso a noleggio che ha investito la folla al Berlino Pride, colpendo poi alcune persone con un machete. Ricercato in Germania e altri sei Paesi, si era rifugiato nei pressi di Ruhlebener Straß a Spandau, in una rimessa presso gli orti comuni tipici delle perferie berlinesi. È lì che è stato trovato e ucciso dalla polizia Aveva con sé un’arma da taglio e avrebbe assalito gli agenti che hanno ritenuto di doverlo uccidere.
Le indagini sull’attentato sono state avocate dalla Procura generale federale, competente sui reati di matrice terroristica, mentre un’apposita commissione omicidi si occuperà della sparatoria di Spandau. Nel pomeriggio si è tenuto un corteo silenzioso dalla chiesa di Santa Maria fino alla Porta di Brandeburgo, dove oltre mille persone si sono radunate in solidarietà con la comunità LGBTIAQ+.
Il cancelliere Friedrich Merz ha detto che sarà necessario “riflettere sulle conseguenze” dell’accaduto, parlando del terrorismo come di un “veleno per la nostra libertà” da non lasciar dilagare, e ha invitato il Paese a restare unito oltre le divisioni di partito.
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