Uscirà in sala il giorno di Natale “Buen Camino”, sesto film firmato Luca Medici, in arte Checco Zalone, che torna ad incrociare il regista Gennaro Nunziante 9 anni dopo “Quo vado?“. Una pellicola particolarmente attesa dagli esercenti d’Italia, perché i 5 precedenti film di Zalone hanno incassato la bellezza di 220 milioni di euro. Dai 65 milioni di “Quo Vado?” (2° maggior incasso di sempre dietro Avatar, inflazione esclusa) agli oltre 52 milioni di “Sole a Catinelle“, passando per i 46 di “Tolo Tolo“, i 43 di “Che Bella Giornata” e i 14 di “Cado dalle Nubi“, primo film del comico che nel 2009 fece discutere per la sottotrama gay di Alfredo, interpretato da Dino Abbrescia, cugino omosessuale di Checco, e Manolo, interpretato da Fabio Troiano, suo fidanzato e coinquilino.
Checco Zalone e le passate accuse di omobitransfobia
All’interno della pellicola Zalone cantava “I uomini sessuali”, brano che spingeva sul pedale dell’irriverenza virando verso l’omofobia, sottolineando come “gli uomini sessuali sono gente tali e quali come noi, noi normali. Sanno piangere, sanno ridere, sanno battere le mani. Proprio come a noi persone sani I uomini sessuali non c’avranno gli assorbenti ma però c’hanno le ali, per volare via con la fantasia da questa loro atroce malattia“.
Zalone non ha mai ritrattato quel testo, anzi, sottolineando a fine 2019 come “non si può più dire nulla, oggi non potrei scherzare sugli uominisessuali”, dopo aver dedicato anche una canzone al caso Barilla e cantato l’inno di Nichi Vendola “Vienimi dietro”.
Nel 2022 Zalone sbarca all’Ariston e viene accusato di transfobia intonando una canzonetta sulle note di Almeno tu nell’Universo con protagonista una prostituta brasiliana trasformata da Florenza, la fata di Cosenza, in donna trans. Il MIT etichettò lo sketch di Sanremo come “terrificante“.
Passati quasi 4 anni da quella partecipazione al Festival e 16 da Cado dalle Nubi, Zalone è tornato ad includere la comunità LGBTQIA+ nel suo nuovo film. Ma con toni meno insostenibili.
Buen Camino di Checco Zalone, la sottotrama queer (SPOILER)
In Buen Camino Zalone interpreta Checco, bifolco e ignorante milionario che vive una vita agiata grazie a suo padre, ricchissimo produttore di divani. Spiaggiato in piscina nelle sue ville lussuose, un numero imprecisato di filippini a servizio, una giovanissima modella messicana come fidanzata, vacanze sul suo yacht in compagnia di amici con i quali condivide la passione del non voler lavorare, Zalone ha una figlia minorenne, Cristal, che lo odia, della quale sa poco o nulla e che scompare all’improvviso senza lasciare traccia. Chiamato d’urgenza a Roma dalla ex moglie Linda (Martina Colombari) si ritrova per la prima volta ad affrontare le responsabilità della paternità provando a cercare la ragazzina. Grazie a Corina, migliore amica di Cristal, Checco scopre che sua figlia è partita per la Spagna. Per fare cosa? Percorrere da pellegrina il cammino di Santiago di Compostela, 800 chilometri a piedi alla ricerca di un senso per la sua vita. Una follia per Checco, suo malgrado costretto a seguirla per sentieri assolati, montagne fredde e piovose, passando per piccoli paesi sperduti, mangiando quel che capita e dormendo in ostelli fatiscenti e carichi di pellegrini. Tutto questo per provare a ricomporre la sua relazione con la figlia, che con sua grande sorpresa è queer.
In una scena del film, che appare tendenzialmente sgonfio di comicità e non si risparmia battute irriverenti su Gaza, l’11 settembre e i campi di concentramento nazisti, Checco teme che sua figlia possa diventare suora. Corrompe così un suo coetaneo per provarci con lei, ma il giovane una volta tornato in ostello confessa di non essere riuscito a far nulla con Cristal, interpretata da Letizia Arnò. Checco si chiede come mai, si affaccia alla finestra e vede sua figlia baciare un’altra ragazza. E rimane di sasso. Per circa un minuto vediamo il suo volto scioccato, ma qui si ferma la reazione di Zalone, non solo attore ma anche co-sceneggiatore nonché padre di due bambine, in quella vita reale in cui Luca Medici è laureato in giurisprudenza.
Quello che sarebbe potuto diventare un facile espediente per tornare a fare ironia becera e spicciola ai danni di una comunità, tra doppisensi e nuove volgari battutacce su donne lesbiche e bisessuali, si è invece subito spento, con l’argomento queerness di Cristal mai più preso di petto, se non in una scena in cui la 17enne chiede al padre di interessarsi al suo sesso, visto e considerato che ha evidenti problemi con la prostata, più che al suo orientamento sessuale.
Qualcosa di inatteso, conoscendo il corrosivo personaggio Zalone, probabilmente maturato nel corso degli anni o più facilmente resosi finalmente conto che non c’è niente da ridere e scherzare, nell’Italia dei Vannacci di oggi, nei confronti di una comunità che è già di suo osteggiata, discriminata e violentemente attaccata, tanto da virare prepotentemente verso l’accettazione totale di un padre nei confronti di sua figlia, etero o LGBTQIA+ che sia.



