Caivano, Maria Paola uccisa dal fratello perché stava con un uomo trans

"Peccato lui non venga descritto come Ciro, ma come la compagna della ragazza morta. Qui c’è un omicida, la violenza di genere, la negazione da parte di una stampa che non sa definire fatti e persone".

arcilesbica nazionale
Dopo la morte di Maria Paola a Caivano, arrivano post indignati. Ma anche le critiche.
2 min. di lettura

È una storia di omotransfobia e patriarcato, quella che arriva da Caivano, dove Maria Paola, 22 anni appena, è morta a causa del fratello Antonio, 25 anni, che non riusciva a digerire la sua relazione con Ciro, uomo transgender. La stampa nazionale, Il Mattino in testa che ha diffuso la notizia, parla di una relazione lesbica tra Maria Paola e una ragazza di 22 anni, mai accettata dal fratello omofobo. Ma quella ragazza è ora un uomo, e come tale va definito, come rimarcato sui social da Daniela Lourdes Falanga in un post presto diventato virale.

A Caivano si sta scrivendo una delle storie più brutali di violenza di genere. Si tratta di Ciro e Maria Paola. Ciro è un uomo trans, lei è la sua ragazza. Sono in moto e vengono speronati dal fratello di lei. La ragazza muore. Ciro è in ospedale e non sta bene. La madre di Ciro grida il suo dolore su Facebook e accusa il fratello di Maria Paola di aver commesso deliberatamente un omicidio perché non sopportava che la sorella frequentasse un uomo trans. Il fratello dirà che la sorella era stata “infettata” e che voleva liberarla. Due punti insieme che vengono a chiarirsi e definire ciò che potremmo indicare come femminicidio e transfobia. Intanto si consuma un dramma terribile, nella peggiore negazione, e Ciro in questa violenza inaudita subisce pure la condanna dell’ignoranza dei pseudo giornalisti e l’omertà di stampa. Lui non viene descritto come Ciro, ma come la compagna della ragazza morta. Se vogliamo capire cosa vuol significare che bisogna avere una legge contro l’omolesbobitrasfobia, questo è uno dei casi più espliciti. Qui c’è un omicida, c’è la violenza di genere, c’è la negazione da parte di una stampa che non sa definire fatti e persone e l’Italia da cambiare.

Antonio Gaglione, ovvero il fratello di Maria Paola, è in stato di fermo. Deve ora rispondere di omicidio e violenza privata aggravata da omofobia. «Ho fatto una stronzata – avrebbe confessato ai militari – volevo solo dare una lezione a mia sorella e alla compagna che l’ha infettata».

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Franzc Dereck 13.9.20 - 15:24

Ancora padri-padroni ed in questo caso fratello -padrone! Una mentalità che si pensava estinta con i dinosauri e che torna prepotente e violenta. Immagino come questo " delitto d'onore" tornerà alla ribalta con l'avanzare della nera marea islamica!

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bacibaci 13.9.20 - 13:15

Volevi dare una lezione a tua sorella speronandola con la moto? ma bravo !! A parte tutto il discorso su transfobia etc etc, mi pare che in questo paese sia sempre meno chiaro che è sbagliato fare o dire subito quello che ti viene in mente di fare o di dire e soprattutto è sbagliato farlo se è un'azione violenta o almeno pericolosa. Sta storia che noi italiani siamo belli e bravi perchè siamo passionali è una autofregatura perchè alimenta l'impulsività e gli anelli più deboli della catena sono i primi a cedere all'impulsività e alle passioni di cui ci riempiamo la bocca tutto il santo giorno e con cui infettiamo perfino i bimbi. Questo paese, oggi più di ieri, e più di quanto non accada altrove, sembra una continua celabrazione del disprezzo del controllo razionale di passioni, emozioni ed impulsi. Poi a farne le spese possono essere trans, gay, donne, stranieri etero etc etc, alla fine ci diamo la zappa sui piedi da soli perchè ci esponiamo tutti all'impulsività di tutti. Qui si è trattato dello sfogo di un impulso transfobico, ma la ruota dell'impulsività gira e per tutti verrà il proprio turno di essere schiacciato dall'altrui impulsività. Un sistema sociale, mediatico e politico ed educativo, in famiglia come a scuola, che celebra l'autocontrollo non elimina questa roba ma certo contribuisce a ridurne il numero.

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