Calciatore 13enne squalificato 16 mesi per abusi e insulti omofobi: “Sei un fr*cio, a te piacciono i maschi”

L'adolescente, all'epoca dei fatti 12enne, ha strofinato il proprio pene sul volto del compagno di squadra, insultandolo pesantemente.

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La Corte federale d’appello della FGIC ha squalificato per 16 mesi un giovane calciatore nato il 7 maggio del 2012, deferito dalla Procura federale al Tribunale federale territoriale del Lazio per una serie di comportamenti contestati durante la stagione 2024-2025.

Come scrive SprintESport, il ragazzo ha tenuto nel corso delle gare, degli allenamenti e di alcune attività di squadra, reiterati comportamenti ritenuti contrari all’articolo 4 del Codice di giustizia sportiva e alle norme FIGC relative alla prevenzione di abusi, violenze e discriminazioni.

La sentenza della Corte d’Appello squalifica il calciatore 13enne

Diversi gli episodi contestati, con ripetute aggressioni verbali e fisiche ai danni di alcuni compagni di squadra, tra ripetuti schiaffi, insulti come “sei una pippa”, “non sai fare niente” ed episodi di “prevaricazione e sopraffazione idonei a suscitare nella vittima una condizione di diffuso disagio“.

Il giovane calciatore ha schiaffeggiato ripetutamente un coetaneo nel corso delle gare e degli allenamenti, ha preso a schiaffi un 2° compagno di squadra negli spogliatoi e afferrato per il collo un altro ancora.

Nel corso di una cena di squadra dell’Under 13, avvenuta nel pieno del “Torneo Caroli Hotel” di Gallipoli il 2 novembre 2024, il giovane, insieme ad un compagno, ha rivolto ad un coetaneo insulti del tipo “a te piacciono i maschi”, “sei un fr*cio”, “sei un handicappato”.

Nel corso del medesimo torneo il 12enne, insieme ad altri due compagni, ha preso parte ad un episodio descritto come una forma di prevaricazione di natura sessuale. Il 12enne ha strofinato il proprio pene sul volto della vittima, dinanzi a due compagni che “sebbene non partecipassero materialmente all’azione posta in essere, ne hanno agevolato il realizzarsi con comportamenti di scherno e di totale volontaria inerzia rispetto a quanto stava accadendo, tali da indebolire la capacità di resistenza della vittima e fungere da incoraggiamento a coloro che stavano ponendo in essere i comportamenti appena descritti”.

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Secondo il regolamento FIGC, per “bullismo”, si intendono, tra gli altri, i “comportamenti di prevaricazione e sopraffazione ripetuti e atti ad intimidire o turbare i soggetti di cui all’art. 3, comma 1 [i tesserati] che determinano una condizione di disagio, insicurezza, paura, esclusione o isolamento”, mentre per “abuso sessuale”, si intende, fra gli altri, “qualsiasi comportamento o condotta avente connotazione sessuale, con o senza contatto, e considerata non desiderata o il cui consenso è costretto, manipolato, non dato o negato”.

Ad un anno dall’episodio la Corte federale d’appello ha ufficializzato i 16 mesi di squalifica (qui la sentenza), con i genitori affidatari del minore sanzionato che hanno presentato un’istanza per chiedere l’accesso al beneficio previsto dall’articolo 137, comma 2-bis, del Codice di giustizia sportiva. La norma consente di commutare una parte della squalifica in attività a carattere rieducativo.

Nei giorni scorsi la Corte ha però escluso che il beneficio possa essere concesso in relazione a quegli illeciti che, per la loro natura e intrinseca gravità, precludono l’accesso al patteggiamento in ogni sua forma. Anche perché “nel caso di violazione disciplinare così gravemente connotata nell’ordinamento federale, la dimidiazione della relativa squalifica comporterebbe una palese violazione dei principi di effettività e afflittività che fondano il sistema sanzionatorio federale“.

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