Il Budapest Pride 2025 ha rappresentato un momento storico di lotta per i diritti LGBTQ+ in Ungheria, Paese segnato dalle tensioni tra attivisti e il governo autoritario di Viktor Orban. Tra i partecipanti italiani c’erano anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein – giunta in Ungheria insieme ad Alessandro Zan -, e il leader di Azione, Carlo Calenda, che hanno sfidato apertamente le restrizioni imposte dal governo ungherese. Tuttavia, a poche ore dall’evento, è scoppiata una polemica accesa sui social, che ha coinvolto Ignazio La Russa, presidente del Senato, e proprio Carlo Calenda. Un botta e risposta acceso, in cui il Pride di Budapest – che ha visto un’eccezionale partecipazione – è diventato l’occasione per pungere, partendo dai martiri della rivoluzione ungherese del 1956.

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Il Budapest Pride accende gli animi: scontro tra La Russa e Calenda
Lo scontro verbale tra Ignazio La Russa e Carlo Calenda, che si è giocato a mezzo social – su X (ex Twitter) – nelle ultime ore, ha preso il via da un post provocatorio del presidente del Senato, che ha puntato il dito contro i politici italiani che hanno partecipato al Budapest Pride senza commemorare – a suo dire – i martiri del 1956, simbolo di resistenza contro l’oppressione comunista. Un messaggio apparentemente generico, in cui La Russa si domanda: “Chissà se qualcuno dei politici italiani presenti in questi giorni in Ungheria, asseritamente in difesa della libertà di espressione, si sarà ricordato di portare almeno un fiore ai martiri che nel 1956 diedero la vita per la libertà senza aggettivi contro i carri armati comunisti. Chissà”.
— Ignazio La Russa (@Ignazio_LaRussa) June 29, 2025
La replica di Carlo Calenda non si è fatta attendere, sottolineando di aver già reso omaggio ai martiri prima del Pride e lanciando una frecciatina a La Russa riguardo alla presunta presenza di una statua di Mussolini nella sua famiglia. “Caro Ignazio La Russa, ti è andata male. Sono andato a rendere omaggio al monumento ai martiri del ’56 prima del Pride. Ritenta. Magari dopo che avrai buttato la statua di Mussolini. Lezioni su anti autoritarismo da te anche no”, le parole del leader di Azione, che hanno dato il via ad uno scontro che da Facebook e Twitter, ben presto, è esploso anche su Instagram.
Caro @Ignazio_LaRussa te andata male. Sono andato a rendere omaggio al monumento ai martiri del ‘56 prima del Pride. Ritenta. Magari dopo che avrai buttato la statua di Mussolini. Lezioni su anti autoritarismo da te anche no. pic.twitter.com/oqphbyUbdo
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) June 29, 2025
La polemica sul busto di Mussolini
L’iniziale botta e risposta social tra La Russa e Calenda, si è quindi spostato su un piano più personale, con il presidente del Senato che ha rilanciato la polemica, accrescendo la tensione tra i due. “Sei davvero così egocentrico da non capire che il mio post non era scritto pensando a te (mi ero perfino dimenticato che anche tu eri andato in Ungheria) ma a chi non ha mai condannato i comunisti italiani che appoggiarono l’invasione sovietica a Budapest. Dovevi chiedere di accompagnarti – prima del Pride – a chi era con te a manifestare tra giornalisti e tv”, ha proseguito La Russa in una sua Instagram Story.
Riguardo alla questione dei cimeli di famiglia, La Russa ha aggiunto una stoccata personale, chiedendo sarcasticamente se Calenda avesse ereditato busti in casa dal padre e se lui li avrebbe buttati via. Un chiaro richiamo a polemiche passate relative alla presenza di una piccola statua di Benito Mussolini nella casa del presidente del Senato.
Come rammenta oggi il quotidiano Open, una statua del Duce, seppur non di grandi dimensioni, di fatto si trovava nella casa del presidente del Senato nel 2018. Lui stesso aveva poi dichiarato in un’intervista con il Corriere della Sera, nel 2023: “Il busto è roba vecchia, ora sta a casa di mia sorella. A casa mia avevo anche cimeli russi, della Cina di Mao… e quella ripresa televisiva era vecchia di anni e mai utilizzata prima”.
La stoccata finale di Calenda
A regalare l’ultima stoccata definitiva, ci ha però pensato Calenda, che ha concluso con un messaggio chiaro, riaffermando il suo impegno contro ogni forma di autoritarismo e antisemitismo, nel mentre La Russa continuava a difendere la sua posizione senza arretrare di un passo. “Ignazio, hai parlato di parlamentari. Dovresti farlo con maggiore prudenza”, ha commentato, replicando alle accuse di egoismo.
Poi, tornando sulla famigerata questione del busto di Mussolini ha proseguito: “Mi chiedi se avrei buttato un busto di Mussolini regalo di mio padre, io ti chiedo come non farlo dopo aver visitato il binario 21. Dopo essere entrato nei carri bestiame dove venivano accalcati dai fascisti agli ordini di Mussolini i bambini ebrei. Non lo comprendo”.
A conclusione del suo messaggio, il leader di Azione ha aggiunto due precisazioni. Un doveroso post scriptum: “Sì, ho alcune statue: un uomo politico di epoca repubblicana romana; un Gemito di discreta bellezza. Nessuno sterminatore di ebrei”, e la chiosa finale, una foto che testimonia la sua visita al monumento ai martiri del ’56.
Agevolo foto per quelli. Se sei andato al monumento dov’è la foto? pic.twitter.com/jLFg5qao4Z
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) June 30, 2025
