Candidati lgbt: Zan con Sinistra Arcobaleno, Benedino al PD

A pochi giorni dalla chiusura delle liste, il mondo LGBT è in fibrillazione. Mentre si discutono i nomi, scatta la polemica tra Mancuso e Praitano. "Valletta di partito". "Le elezioni ti fanno male".

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Mancano pochi giorni alla chiusura delle liste per le prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile e gli animi si surriscaldano. Cominciano, ormai, ad esserci dei nomi ufficiali anche tra i possibili candidati ‘rappresentanti’ del mondo LGBT (che vengano dai partiti o dai movimenti). L’ultima candidatura, in ordine cronologico, ad essere stata data per certa è quella di Alessandro Zan, presidente della Linfa (Lega Italiana Nuove Famiglie), che correrà nelle fila della Sinistra Arcobaleno, mentre si aspetta la conferma per quella di Andrea Benedino, già portavoce nazionale di GayLeft e ora membro del Tavolo LGBT del PD. Per Benedino, Arcigay avrebbe esplicitamente chiesto a Veltroni una candidatura "in posizione eleggibile" (il riferimento è al fatto che gli elettori non potranno esprimere preferenze e quindi i candidati saranno eletti in base alla posizione che occupano nella lista).

Ed è sempre Arcigay a chiedere alla Sinistra Arcobaleno rassicurazioni sulla candidatura in posizione d’eleggibilità di Gianpaolo Silvestri, senatore uscente, mentre esprime soddisfazione per la scelta della coalizione di candidare Zan "Salutiamo positivamente – afferma Aurelio Mancuso – la richiesta della Sinistra Arcobaleno di Padova al tavolo nazionale di prevedere il nome di Alessandro Zan tra le candidature eleggibili".
Ma le polemiche nel mondo LGBT continuano e i toni sono aspri e per niente concilianti. La diatriba tra il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e Arcigay si sta consumando in un fitto scambio di mail tra i due presidenti, Rossana Praitano e Aurelio Mancuso. Dal tavolo della presidenza degli Stati Generali di Arcigay svoltisi lo scorso week end, Mancuso aveva definito Praitano "valletta di partito che non può permettersi di parlare di autonomia" a causa, pare, della scelta di quest’ultima di accettare di presiedere la presentazione ufficiale della Sinistra Arcobaleno e del comunicato stampa diffuso dal Mieli subito dopo la notizia della possibile candidatura, poi smentita, di Mancuso nelle liste della Sinistra Arcobaleno. 

"Sono anni che sostengo che le elezioni fanno male a tanti esponenti del movimento lgbt – scrive Rossana Praitano nella sua e-mail al presidente di Arcigay -; a Mancuso hanno fatto malissimo. Che ne è del portavoce del Pride di Roma, accorto, dialogante, tattico, intelligente? Torna Aurelio, torna quello che eri, anche perché le elezioni passeranno, ci saranno i Pride, il mondo glbt e la popolazione omosessuale e trans saranno sempre gli stessi, non  mutati da una candidatura in più o in meno, e bisogna saperci lavorare. Se qualcuno ha creato confusione, quella francamente non sono io, anzi". La lettera si conclude, dopo avere ripercorso gli ultimi mesi di attività e di posizioni prese o non prese da Arcigay, con una richiesta ufficiale di scuse: "Arriverà aprile, e poi maggio e poi giugno. Ed altri anni ancora. Un bel respiro. Io, comunque, mi aspetto delle pubbliche scuse, anche come donna – conclude Praitano -. Se non arriveranno, pazienza, ci sarà una valutazione sull’affidabilità altrui".

La risposta di Mancuso non si fa attendere e non smorza certo la polemica, anzi. In sostanza, il presidente di Arcigay rivendica l’autonomia dell’associazione e la libertà della stessa di prendere le posizioni e fare le mosse che ritiene più opportune senza dover rendere conto ad altri. "Non ti preoccupare Rossana scrive Mancuso -, abbiamo la situazione sotto controllo e siamo ancora capaci a relazionarci tra noi, senza che alcuno ci dia consigli non richiesti. L’articolo del Corriere è stato ben confezionato in ambienti precisi e aveva l’esatto compito di sputtanare una mia possibile candidatura e lanciare in un’assurda competition quella della Concia. Risultato ottenuto, e mi sembra applaudito da una parte del movimento. Me ne farò una ragione, ma ribadisco che non vi è mai stata una mia auto candidatura, e che la vaga proposta iniziale, non si è mai concretizzata in una proposta seria". 

E se la presidente del Mieli si aspettava delle scuse dal portavoce del Pride di Roma, si era sbagliata di grosso. "A differenza tua – incalza Mancuso – non ho mai usato quel titolo donato così generosamente da tutto il movimento di portavoce del Roma Pride 2007, per sottolineare una funzione che è finita quando il nostro popolo ha invaso Piazza San Giovanni". Parole pesanti e accuse precise che non lasciano molto spazio a riconciliazioni, né tanto meno a chiarimenti. "Anch’io attenderei delle scuse, anche in quanto gay – conclude Mancuso -. Insomma siamo allo stallo? Per quanto mi riguarda se mi dovessi fermare alle offese che tutti i giorni ricevo in via diretta e in via indiretta sarei paralizzato da tempo. Per me la questione è politicamente chiusa. Certo non faccio salti di gioia per ciò che è avvenuto, ma vado oltre. Riflettici cara Rossana".

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