Nel mondo le persone LGBTIQ+ affrontano nelle carceri sfide specifiche e spesso amplificate in modo devastante all’interno del sistema penale. Negli USA, il tasso di incarcerazione per le persone LGBTIQ+ è sorprendentemente alto rispetto alla popolazione generale: circa il 9% delle persone in carcere si identifica come LGBTIQ+, una percentuale doppia rispetto al tasso nella società. Tra i giovani detenuti LGBTIQ+, la cifra sale addirittura al 20%.
Nel 2023, il Global Prison Trends ha stimato che circa 90.000 persone lesbiche, gay o bisessuali e 6.000 persone transgender sono detenute negli Stati Uniti. In altri paesi, i numeri restano più bassi ma significativi: 230 persone transgender in Inghilterra e Galles, 91 in India, e 1.701 in Colombia. Questa sovrarappresentazione si lega a condizioni di vulnerabilità, precarietà socio-economica e discriminazione, riferisce Antigone nel suo rapporto del 2023.
In Italia, sebbene la situazione sia diversa, i detenuti LGBTIQ+ devono affrontare discriminazioni e violenze che li spingono spesso a nascondere la propria identità. Alcune carceri hanno sezioni separate per la protezione delle persone omosessuali, ma ciò può creare ulteriori problemi di isolamento ed emarginazione.
In questo articolo
- 1 La situazione negli Stati Uniti
- 2 USA: disparità numeriche e cifre
- 3 Le cause della sovrarappresentazione
- 4 Le condizioni di detenzione e le violazioni dei diritti umani
- 5 Trump e l’improbabilità di una riforma
- 6 Italia: condizioni di detenzione e discriminazione delle persone LGBTIQ+
- 7 Processi di criminalizzazione e discriminazione continua
- 8 Persone transgender nelle carceri italiane: circuitazione e isolamento
- 9 Salute e benessere: Le difficoltà delle persone trans detenute
- 10 Fonte del rapporto relativo a carceri USA e popolazione LGBTIQ+
La situazione negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti, le persone LGBTIQ+ affrontano un tasso di incarcerazione sproporzionato rispetto alla popolazione generale, come documenta il rapporto “Overrepresentation of People Who Identify as LGBTQ+ in the Criminal Legal System” della Safety and Justice Challenge. Le cifre riguardano in particolare le persone transgender, le donne lesbiche e bisessuali e, più in generale, le persone LGBTIQ+ nere. Le ragioni di questo squilibrio sono complesse e stratificate, intrecciate a discriminazioni di lunga data, marginalizzazione economica e sociale e trattamenti inadeguati durante la detenzione.
Il rapporto “Overrepresentation of People Who Identify as LGBTQ+ in the Criminal Legal System,” redatto da Jane Hereth e sostenuto dalla MacArthur Foundation, evidenzia l’eccessivo ricorso all’incarcerazione di persone LGBTIQ+ negli USA, basandosi su dati istituzionali che potrebbero sottostimare la reale situazione.
USA: disparità numeriche e cifre
Il rapporto, riferito al 2022, ultimo anno di dati disponibili sulla popolazione LGBTIQ+ nelle carceri americane, mostra dati sorprendenti che evidenziano come le persone LGBTIQ+ siano sovrarappresentate in vari punti del sistema penale.
- Circa il 9% della popolazione carceraria adulta negli Stati Uniti si identifica come LGBTIQ+, rispetto al 4,5% della popolazione generale.
- Tra le persone incarcerate, le persone transgender rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili. Studi riportano che il 16% delle donne transgender ha trascorso del tempo in carcere o in prigione, rispetto al 5% della popolazione maschile e femminile non transgender.
- Tra i giovani detenuti, la situazione è ancora più drammatica: circa il 20% dei giovani in custodia minorile si identifica come LGBTIQ+, mentre questi rappresentano solo il 9,5% della popolazione giovanile generale. Di questi giovani, oltre il 40% sono giovani persone nere. Dati che evidenziano come la discriminazione multipla – razziale e di orientamento sessuale – contribuisca ad un ciclo di criminalizzazione.
Le cause della sovrarappresentazione
La discriminazione e l’emarginazione economica sono tra i principali fattori che portano le persone LGBTIQ+ in contatto con il sistema di giustizia penale USA. Molti giovani LGBTIQ+ subiscono discriminazioni nelle loro famiglie e comunità, e spesso sono costretti a lasciare le loro case, avviandosi in un percorso di vulnerabilità ulteriore. Secondo il rapporto, il 40% dei giovani senzatetto è LGBTIQ+, e una vita di strada aumenta significativamente la probabilità di arresto per reati minori o per il semplice fatto di essere schedati dalla polizia.
Le persone LGBTIQ+ sono inoltre soggette a maggiori controlli per comportamenti che, in altri contesti, potrebbero non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine. Le persone transgender, per esempio, sono spesso arrestate per “reati di sopravvivenza” legati a lavori informali o sex work, attività che nella stragrande maggioranza dei casi costituiscono l’unica modalità di sussistenza. E questa criminalizzazione delle attività di sopravvivenza è particolarmente preoccupante:
- il 58% delle donne transgender nere ha riportato di aver subito molestie o abusi da parte della polizia, indipendentemente dall’attività svolta.
Le condizioni di detenzione e le violazioni dei diritti umani
Una volta incarcerate, le persone LGBTIQ+ sperimentano tassi di abuso fisico e sessuale superiori rispetto agli altri detenuti. Il rapporto sottolinea che circa il 40% delle persone transgender incarcerate ha subito aggressioni fisiche o sessuali durante la detenzione. Spesso, le persone transgender sono isolate per “protezione,” una pratica che – spiega il rapporto in un passaggio da brividi – sebbene intesa a garantire la sicurezza, può causare ulteriori traumi e problemi psicologici, essendo considerata una forma di punizione psicologica simile all’isolamento punitivo.
Le donne lesbiche e bisessuali, inoltre, riportano tassi di abuso significativamente più alti rispetto alle detenute eterosessuali. Questo trattamento differenziale evidenzia una carenza nei protocolli di protezione per i detenuti LGBTIQ+, spiega e la mancanza di formazione specifica per il personale carcerario. La mancanza di politiche inclusive crea ambienti che lasciano le persone LGBTQ+ esposte a rischi costanti.
Trump e l’improbabilità di una riforma
Per contrastare queste disuguaglianze, il rapporto citato raccomanda una serie di interventi. Tra questi, il declassamento di reati minori e la decriminalizzazione delle attività di sopravvivenza, così da ridurre il numero di persone LGBTIQ+ che entrano nel sistema penale. Il report raccomanda inoltre una formazione inclusiva per il personale carcerario e la promozione di politiche che vietino l’isolamento delle persone LGBTIQ+ e garantiscano la loro sicurezza, senza tuttavia ricorrere all’isolamento: un tema delicato, perché evidenza l’esigenza di risorse finanziare aggiuntive per garantire più personale in termini sia quantitativi, sia qualitativi.
Lo studio sottolinea anche l’importanza di collaborare con organizzazioni di supporto LGBTIQ+ e di sviluppare programmi di reinserimento che rispondano ad esigenze specifiche delle persone della comunità. In passato, soggetti come il Center for American Progress e il National Center for Transgender Equality sono state in prima linea nella lotta per migliorare le condizioni dei detenuti LGBTIQ+, e hanno combattuto per la promozione di politiche basate sulla dignità e il rispetto dei diritti umani. Una battaglia lunga, che la prossima amministrazione di Donald Trump promette di non supportare affatto.
La questione delle persone LGBTIQ+ nel sistema penale ha le sue zone d’ombra anche in Italia. Sebbene manchino dati statistici ufficiali dettagliati, diverse ricerche e rapporti evidenziano le difficoltà affrontate dalle persone lesbiche gay bi trans intersex e queer nelle carceri italiane.

Italia: condizioni di detenzione e discriminazione delle persone LGBTIQ+
Secondo il rapporto specifico di Antigone del 2023 qui analizzato da Daniela Ronco, in Italia le persone LGBTIQ+ detenute affrontano spesso situazioni di marginalità, che limitano l’accesso ai servizi e agli interventi di supporto specifici. La mancanza di dati chiari riflette la poca considerazione delle istituzioni italiane, con una evidente carenza nella presa in carico dei bisogni dei detenuti LGBTIQ+. Un vuoto che costringe le autorità preposte – in primis il personale carcerario – a basarsi su pregiudizi o su un “senso comune” poco informato. Come evidenziato dall’UN Independent Expert nel 2019, riferisce Antigone, senza dati specifici le autorità sono portate a decisioni inappropriate.
Processi di criminalizzazione e discriminazione continua
Per le persone LGBTIQ+, la strada verso il carcere è spesso segnata dalla discriminazione economica e sociale che può aumentare le probabilità di coinvolgimento penale. Oltre alla criminalizzazione di attività specifiche (come il sex work), le persone LGBTIQ+ subiscono spesso violenze verbali e fisiche, o finiscono nel “sommerso” delle carceri, sfuggendo alle statistiche e impedendo di avere un quadro completo delle problematiche di genere e orientamento sessuale all’interno dei penitenziari. Una condizione che, se analizzata dal punto di vista di ogni singolo individuo, apre scenari da incubo sul vissuto di una persona omo, bi, trans o intersex in carcere.
Persone transgender nelle carceri italiane: circuitazione e isolamento
In Italia, le persone transgender detenute sono collocate in poche strutture specifiche (tra cui Rebibbia e Secondigliano), ma questo isolamento contribuisce alla loro marginalizzazione. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nel 2022 ha registrato solo 64 uomini omosessuali dichiarati tra i detenuti, un dato estremamente limitato che sottostima la reale entità del fenomeno.
- Il sistema binario maschio/femmina compromette l’identità di genere e limita l’accesso a trattamenti e attività rieducative.
Salute e benessere: Le difficoltà delle persone trans detenute
Per le persone transgender, mantenere la continuità delle cure, come le terapie ormonali, è spesso difficile all’interno delle carceri italiane. La carenza di strutture specializzate e il regionalismo del Servizio Sanitario Nazionale rendono frammentari gli accessi a trattamenti adeguati. Gli spostamenti tra carceri spesso interrompono queste cure, causando sofferenze fisiche e psicologiche.
L’Isolamento forzato e le sezioni protette: una Soluzione o un problema?
Come già visto nel rapporto sulle carceri americane, le sezioni “protette” per detenuti LGBTIQ+ hanno lo scopo di prevenire abusi e violenze, ma rischiano di isolare ulteriormente questi individui, escludendoli dalle attività di gruppo e aumentando il senso di esclusione. Questa separazione, volta formalmente alla protezione, può invece peggiorare il benessere mentale dei detenuti, con conseguenze gravi sulla loro salute psico-fisica. Ancora una volta, è necessario sottolineare che occorrono mezzi finanziari per evitare l’isolamento, ma al contempo garantire la sicurezza dei detenuti LGBTIQ+ inseriti nelle comuni realtà carcerarie insieme a tutti gli altri detenuti. Occorre più personale e maggiormente qualificato. Un tema che in verità riguarda tutto il sistema penitenziario italiano.
Il sistema penitenziario italiano presenta gravi criticità: sovraffollamento, condizioni inadeguate e violazioni dei diritti umani. Secondo Amnesty International, si registrano numerosi decessi in custodia, spesso legati a disordini e overdose. Il tasso di suicidi è di proporzioni inquietanti. Inoltre, persistono segnalazioni di torture e maltrattamenti da parte del personale carcerario: questo evidenzia la necessità di riforme urgenti per garantire il rispetto dei diritti umani dei detenuti.
Fonte del rapporto relativo a carceri USA e popolazione LGBTIQ+
Il rapporto “Overrepresentation of People Who Identify as LGBTQ+ in the Criminal Legal System” è stato redatto da Jane Hereth, Assistant Professor of Social Work presso l’Helen Bader School of Social Welfare dell’Università del Wisconsin-Milwaukee. La pubblicazione è stata supportata dalla John D. and Catherine T. MacArthur Foundation nell’ambito dell’iniziativa Safety and Justice Challenge, che mira a ridurre l’eccessivo ricorso all’incarcerazione negli Stati Uniti.
Jane Hereth è una docente universitaria con esperienza nel campo del lavoro sociale. La MacArthur Foundation è una delle principali fondazioni filantropiche a livello mondiale, nota per il suo impegno in progetti di ricerca e riforma sociale.
Il rapporto cita studi e dati provenienti da fonti istituzionali, è dunque basata su evidenze tangibili: è altresì possibile, infatti, che i dati siano stimati al ribasso e che la situazione della sovrapopolazione carceraria LGBTIQ+ in USA sia più alta e drammatica.


