Una Corte d’Appello federale di Washington, D.C. ha revocato il blocco imposto da un tribunale di grado inferiore al trasferimento delle donne trans nelle carceri maschili. La Corte ha stabilito che 18 detenute non sarebbero riuscite a dimostrare che tali trasferimenti costituirebbero intrinsecamente una “punizione crudele e inusuale“, ribaltando così la decisione precedentemente presa da un tribunale di grado inferiore.
Detenute trans in prigione con gli uomini
Da oltre un anno il Dipartimento di Giustizia spinge a favore delle carceri in base al genere assegnato alla nascita, seguendo un ordine esecutivo emesso dal Presidente Donald Trump poco dopo il suo 2° insediamento. Ma le contestazioni legali sono immediatamente parite. Nel febbraio del 2025 il giudice distrettuale statunitense Royce Lamberth aveva emesso un’ingiunzione preliminare che bloccava qualsiasi trasferimento. Lamberth aveva precedentemente emesso anche un’ordinanza restrittiva temporanea per proteggere tre donne trans detenute da un imminente trasferimento. “Eliminare sommariamente la possibilità di ospitare le ricorrenti in una struttura femminile, quando questa è stata ritenuta la struttura appropriata in base al quadro costituzionale e legislativo vigente, dimostra la probabilità di successo nel merito della rivendicazione delle ricorrenti ai sensi dell’Ottavo Emendamento“, scrisse Lamberth nella sua decisione.
Ma ora un collegio di tre giudici sostiene che le detenute non avevano presentato argomentazioni costituzionali sufficienti a giustificare tale decisione. Il collegio ha quindi revocato il blocco generale al trasferimento delle donne trans in strutture maschili. “Passando al merito, concludiamo che non possiamo confermare le ingiunzioni preliminari perché i ricorrenti contestano espressamente le motivazioni del tribunale distrettuale per la concessione del provvedimento e avanzano invece una motivazione più circoscritta per la conferma delle ingiunzioni, ovvero che avrebbero diritto al provvedimento in base alle loro specifiche caratteristiche, motivazione che non possiamo accogliere sulla base degli elementi a nostra disposizione. Pertanto, revochiamo le ingiunzioni preliminari e rinviamo il caso per ulteriori procedimenti“, si legge nella sentenza di maggioranza, firmata dal Presidente della Corte Sri Srinivasan e dalla Giudice Cornelia Pillard, entrambi nominati da Barack Obama nel 2013.
La sentenza, scrive The Advocate, lascia aperta la possibilità a future contestazioni ma impone ai tribunali di grado inferiore di valutare individualmente le varie richieste. Ciò significa che ogni detenuta trans dovrà dimostrare con successo davanti a un giudice di trovarsi in pericolo immediato se trasferita in un carcere maschile.
Il rischio elevato di violenze e stupri
Ma è ampiamente documentato che le donne transgender, in particolare quelle detenute in carceri maschili, corrono maggiori rischi di violenza, estorsione e abusi sessuali. Il Marshall Project ha rilevato che le persone trans incarcerate sono spesso bersaglio di sfruttamento e aggressioni, con uno studio federale che dimostra come il 37% abbia dichiarato di aver subito violenza sessuale in custodia, rispetto a circa il 3% della popolazione carceraria generale. Attivisti e ricercatori sottolineano come questi rischi siano strettamente legati al collocamento delle donne transgender in strutture maschili, dove possono diventare “un facile bersaglio” per abusi e coercizione.
“Faremo esattamente ciò che il tribunale ci ha ordinato di fare“, ha dichiarato al New York Times Shannon Minter, avvicata e direttrice legale del National Center for LGBTQ Rights. “Torneremo dal giudice distrettuale e gli chiederemo di verbalizzare queste conclusioni individuali in una sentenza“.
Chi festeggia è il Dipartimento di Giustizia, secondo cui tale decisione porrà fine alle precedenti politiche di detenzione dei detenuti trans basate sull’identità di genere. “La decisione odierna è una vittoria per il buon senso e la biologia“, ha precisato la portavoce del Dipartimento di Giustizia, Emily Covington.
Il caso Zera Lola Zombie
Zera Lola Zombie è una donna trans che ha intentato una causa federale nel 2021, denunciando abusi durante la sua permanenza presso il carcere maschile Two Rivers Correctional Institution di Umatilla, nell’Oregon orientale. Sebbene sia stata successivamente trasferita al Coffee Creek Correctional Facility, carcere femminile a Wilsonville, a sud di Portland, il Dipartimento di Correzione dell’Oregon ha raggiunto un accordo questa settimana da quasi 300.000 dollari. La 41enne era stata precedentemente condannata per omicidio colposo e lesioni aggravate in seguito alla morte della sua fidanzata, nel 2014. Sta scontando una condanna che si concluderà nel 2049. Zombie ha iniziato la transizione di genere in prigione intorno al 2020, ma in seguito ha subito “continue molestie e abusi verbali, mentali e psicologici da parte di detenuti e personale a causa del suo sesso, genere e identità di genere”, secondo una denuncia presentata presso un tribunale federale.
Nel 2023 la giudice distrettuale statunitense Ann Aiken aveva ordinato che fosse classificata come persona vulnerabile imponendo alle guardie di interrompere alcune pratiche, tra cui le perquisizioni corporali, vietando a detenuti e personale delle carceri maschili di vederla nuda. I suoi avvocati hanno affermato che in passato è stata aggredita e che le guardie l’hanno “esibita” in giro per la prigione in biancheria intima. È stata anche sottoposta a una perquisizione corporale completa e costretta a fornire un campione di urina davanti a loro durante una perquisizione antidroga. Dopo essere stata costretta a condividere la cella con un molestatore sessuale registrato che stava scontando una condanna a 40 anni, ha affermato di essere stata ripetutamente “terrorizzata” dal suo compagno di cella, ma che una guardia le avrebbe detto di “superare la cosa“. Nel 2023 un giudice ha emesso un’ordinanza restrittiva temporanea, stabilendo che la donna era probabilmente “ripetutamente soggetta ad abusi, tra cui violenze sessuali, da parte di detenuti maschi con cui condivideva la cella“. L’accordo ora raggiunto prevede un risarcimento di 95.000 dollari a Zombie, mentre i restanti 200.000 dollari andranno ai suoi avvocati.
La situazione in Italia
In Italia le donne trans vengono solitamente assegnate a carceri maschili, ma all’interno di sezioni protette speciali (a Rebibbia, Napoli Secondigliano, Como, Belluno, Reggio Emilia e Ivrea). Queste sezioni sono pensate per separarle dalla popolazione maschile generale per ragioni di sicurezza. La scelta del carcere si basa quasi sempre sul sesso biologico/anagrafico. La maggior parte delle circa 70 donne trans detenute attualmente nel nostro Paese si trova in sezioni apposite. Gli uomini trans vengono solitamente assegnati a carceri femminili.
