Stop ai permessi per le coppie unite civilmente: discriminazione di Stato per il personale delle carceri

Una circolare interna vieta i permessi per i partner di una coppia unita civilmente. La denuncia di 'Domani'. Cosa succede.

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Nel Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), cioè l’ufficio del ministero che gestisce carceri e personale, una circolare interna ha deciso che il personale unito civilmente non ha diritto ai permessi della legge 104 per assistere il partner o i suoi familiari. In pratica, questa lettura esclude le coppie dello stesso sesso da un diritto riconosciuto da anni alle coppie sposate. La denuncia arriva dal quotidiano Domani.

Secondo il DAP, la legge sulle unioni civili del 2016 non cita un articolo del codice civile che definisce il rapporto di “affinità” con i parenti del partner. E quindi, per l’amministrazione, non sarebbe possibile estendere i permessi della 104 ai familiari dell’altro componente dell’unione. Una scelta formalistica, basata su un dettaglio tecnico, che però va contro ciò che è ormai prassi in giurisprudenza e nel diritto del lavoro.

Infatti, nel 2022 l’Inps ha chiarito ufficialmente che i permessi della legge 104 valgono anche per le coppie unite civilmente. E vari contratti del pubblico impiego già applicano questi diritti “senza distinzione di sesso o condizione personale”. La posizione del DAP, quindi, è isolata e in contrasto con l’orientamento generale.

Le conseguenze sono concrete. Nell’articolo di Domani viene citata Elena, agente penitenziaria unita civilmente con una donna gravemente malata: fino a settembre poteva usare i permessi retribuiti per accompagnarla alle terapie, ora deve prendere ferie o perdere lo stipendio. Un cambio improvviso che crea un precedente pericoloso: altre amministrazioni potrebbero imitarlo, rimettendo in discussione diritti già acquisiti.

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La Cgil ha chiesto un confronto urgente, mentre anche dentro il ministero della Giustizia c’è imbarazzo. Il rischio è che una norma nata per creare parità venga svuotata da interpretazioni restrittive, riportando indietro il riconoscimento dei diritti delle famiglie omosessuali. In sintesi: una lettura burocratica rischia di cancellare tutele ormai consolidate, colpendo lavoratori e lavoratrici dello Stato che chiedono semplicemente ciò che la legge già prevede.

Arcigay ha espresso forte preoccupazione per la circolare del DAP del 7 ottobre 2025 che esclude le coppie unite civilmente dai permessi della legge 104 per assistere il partner o i suoi familiari con grave disabilità. Una scelta che, secondo l’associazione, nega diritti fondamentali e crea una discriminazione tra lavoratori. Il segretario Gabriele Piazzoni denuncia un uso “cavilloso e discriminatorio” della norma, in contrasto con i principi costituzionali e con quanto già chiarito dall’INPS nel 2022. Arcigay chiede al ministro Nordio di intervenire per garantire l’uguaglianza e impedire che nella pubblica amministrazione si creino cittadini di serie A e di serie B.

L’episodio fa emergere anche le imperfezioni della legge sulle unioni civili e suggerisce l’urgenza della parificazione che deriverebbe dall’istituzione del matrimonio egualitario anche per le coppie omosessuali.

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