CHE PACE SENZA IL RAIS?

Ridda di voci sulla sorte di Yasser Arafat. Assertore della causa palestinese, non ha fermato la persecuzione antigay. Ne parlano i membri del movimento omosessuale italiano.

CHE PACE SENZA IL RAIS? - yasser arafat - Gay.it
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MILANO – L’estremo saluto, forse il migliore, gli è stato dato da uno dei suoi acerrimi nemici, Ariel Sharon: “Dio benedica la sua anima”. Da ieri, e mentre scriviamo, ridde di voci si inseguono sulla sorte terrena di Yasser Arafat, “clinicamente morto” secondo i medici dell’Ospedale militare Percy di Clamart, dove il rais è giunto in condizioni molto critiche nel pomeriggio del 2 novembre. E forse, per un fato comune, la morte del presidente Anp coincide con quella di Ytzakh Rabin, Premio Nobel per la pace insieme a lui e a Peres nel 1994. Ora, mentre si spegne la speranza, tarda l’annuncio ufficiale per ragioni di stato e sicurezza. Per noi tutti Arafat vuol dire qualcosa in più di un nome, fermo assertore della causa palestinese fin da giovane ma anche uomo dai molti errori particolarmente verso quei giovani omosessuali palestinesi costretti a fuggire in Israele per salvarsi da torture, prigionia e persecuzioni anche familiari. In questi anni, noi di Gay.it ci siamo occupati di tante sventurate vite giovanili finite sui marciapiede delle periferie israeliane o scappate in qualche luogo del mondo dove proteggersi. Nonostante le sofferenze e le tragedie di questi decenni da parte della popolazione palestinese, la fatwa verso i propri figli gay non si è mai fermata e il governo Anp non ha mai speso una parola di aiuto verso questi suoi cittadini. L’uomo Arafat entra tra i grandi del Novecento, da battagliero e comandante che ha giostrato con drammatica ambiguità una pace che si è fatta sempre più tragedia per entrambi i popoli. “Dio benedica la sua anima”.
Il rais e le testimonianze
Mohammed Abd al-Rahman Abd al-Raouf Arafat è nato al Cairo il 24 agosto 1929. Ma a chi glielo chiedeva rispondeva: “sono di Gerusalemme”, la città santa dove ha chiesto di essere sepolto sempre che Sharon lo consenta. In 40 anni di politica da capo prima dell’Olp poi dell’Anp è stato un rivoluzionario astuto e coraggioso. Chi era davvero Yasser Arafat, e che prospettive si aprono dopo la sua scomparsa?
Marco Anselmo JuvenalGayLib: «Arafat non ha saputo o voluto aiutare la condizione dei gay palestinesi, e su questo, purtroppo, si deve dare un parere negativo. Credo altresì che la scomparsa del rais aggraverà la situazione nei territori dove Hamas intende essere l’erede naturale di Yasser Arafat. Abu Mazen e Abu Ala dovranno accettare di diventare servitori dei falchi o verranno messi in un angolo. No, non vedo proprio nulla di positivo, proprio perché scompare l’unica persona che era il vero ago della bilancia e colui che riusciva a fare da moderatore verso l’ala dura di Hamas.»
Sergio Lo GiudiceArcigay: «Chi era Arafat? Un uomo che ha lottato per la liberazione del suo popolo, in una situazione davvero complicata e difficile. Dal punto di vista del movimento omosessuale, tutta la questione conflittuale con Israele ha impedito la dovuta attenzione allo sviluppo dei diritti civili. In Israele ci sono oggi esperienze vive e molto forti di organizzazioni omosessuali che reclamano i loro diritti. Mentre, in Palestina esiste un problema aggiuntivo legato a movimenti omofobici e sacche di integralismo religioso, tant’è che molti gay cercano rifugio fuori dalle loro terre natie. In questo contesto non dimentichiamo che Gerusalemme si prepara ad ospitare nell’agosto del 2005 il World Pride e la paura è che la morte di Arafat possa creare ulteriori tensioni e quindi non favorire il processo di pace che dovrebbe essere la precondizione per un sereno sviluppo dei diritti civili.»
Alessandro Cecchi Paone – Forza Italia: «Ho sempre considerato Arafat un nemico e un ostacolo della pace. Politicamente, la sua uscita di scena può essere un elemento positivo. Non va dimenticato che se non era per lui a Camp David sarebba stata perfezionata un’intesa molto avanzata che avrebbe evitato la seconda intifada e l’orrore dei kamikaze. Il Premio Nobel era un premio di incoraggiamento che non ha meritato e ha dimostrato poi di non meritare. Ora entrano in gioco anche i diritti di tanti giovani vite oscurate e perseguitate dagli stessi uomini di Arafat, perché omosessuali. Ora, dobbiamo batterci per loro.»
Alfonso Pecoraro Scanio – Verdi: «Scompare un protagonista importante della politica mondiale, e questo lascia molta tristezza. Oggi, di fronte a questa tragedia, bisogna che ci sia un rilancio del processo di pace senza che alcuno approfitti della difficoltà che avrà in questi giorni l’Autorità palestinese, per allontanare ulteriormente l’esito giusto della pace tra i due popoli. Chi dice che Arafat è stato un ostacolo per la pace dice una cosa folle. E’ stato un protagonista e credo che gli ostacoli dove ci sono stati son venuti dall’estremismo e dai fanatismi anche da parte israeliana.»
Andrea BenedinoCoDS: «Arafat ha dimostrato di essere un leader capace di guidare il suo popolo in questi anni. Ha fatto tanti errori, a sua discolpa va però detto che l’atteggiamento del governo israeliano non ha facilitato il suo compito. Credo che i nuovi leader faranno in modo che la Palestina diventi nei prossimi anni uno dei paesi islamici in cui i diritti civili e sociali vengano garantiti a tutti i cittadini, e in modo particolare quelli omosessuali. Questi ultimi, in questi anni, hanno pagato più di altri il prezzo del conflitto.»
Rosalba CarenaCoordinamento “Pasolini” dei Comunisti Italiani: «sul sito del “Pasolini” abbiamo messo una sua foto: “Ciao Presidente”. Grande è il dolore per quest’uomo che ha condotto battaglie coraggiose e di libertà. Una cosa è certa: ora, nessuno avrà più alcun alibi per portare la pace in Palestina, né Israele, né gli Usa, tanto meno l’Europa. La pace in Medio Oriente deve diventare la questione primaria. Solo così si potrà seriamente parlare anche di diritti civili.»

di Mario Cirrito

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