Ha suscitato non poco clamore e indignazione l’annuncio choc di Paolo Cappuccio, chef campano di 48 anni che sui social ha pubblicato un’offerta di lavoro per un hotel 4 stelle in Trentino, ad esclusione di “comunisti/fancazzisti, persone con problemi di alcol, droghe e di orientamento sessuale“.
Niente scuse, lo chef Paolo Cappuccio rilancia dopo l’annuncio choc
Travolto dalle inevitabili critiche Cappuccio ha cancellato il post social, senza però fare alcun passo indietro.
Intercettato dal Corriere della Sera, lo chef stellato ha rivelato di aver “ricevuto insulti, parolacce, minacce, “fascista, devi stare a testa in giù”. Stiamo ancora a parlare del fascismo di 100 anni fa con il mondo in guerra. Non ci bado, è gente che non passa il tempo a lavorare“.
Cappuccio si è detto “stufo di persone che mi fanno perdere tempo, si mettono in malattia, non svolgono le proprie, mansioni o bruciano due infornate di pesce al sale, vogliono essere pagati ma non lavorare. I diritti sono sacrosanti, ma ci sono anche i doveri“.
Secondo il diretto interessato ci sarebbe “un perbenismo di sinistra, per cui se uno dice ciò che vorrebbe della propria cucina scoppia un pandemonio. Ci sono quattro milioni di disoccupati in Italia, cerchiamo dipendenti, non li troviamo e quei pochi sono alcolizzati, drogati, gente con problemi. E noi possiamo solo fare brutte figure con i clienti. Lavorare in albergo sta diventando una tragedia, non ce la facciamo più“.
Peccato che Cappuccio abbia escluso dalla propria ricerca lavorativa anche “persone con problemi di orientamento sessuale“. Senza alcun ripensamento per quanto vergognosamente scritto.
“Mi è capitato di avere persone non etero, che esibivano in modo molto eccessivo, fino a dar fastidio, il loro modo di vivere diversamente. In brigata si creavano problemi, litigi, insulti. Quindi, per evitare spiacevoli conversazioni, ho sottolineato che uno può essere quello che vuole, ma non ostentarlo in questo modo troppo oltre e poco elegante. Io ho amici gay, usciamo e andiamo in vacanza assieme. Ma sul lavoro uno sta al suo posto. Se invade la libertà di un altro sta imponendo la sua posizione di vita, che può dar fastidio”.
Secondo lo chef campano, che sulla propria pagina FB rilancia virgolettati di Giorgia Meloni e posizioni di Fratelli d’Italia, nella sua cucina ci sarebbero quindi state “persone non etero” che “ostentavano” in modo “molto eccessivo” il proprio “modo di vivere diversamente”, imponendo addirittura la loro “posizione di vita”. Una visione folkloristica da commedia sexy anni ’80 di professionisti che sul posto di lavoro questo sono: professionisti.
Ma tutto ciò, a suo dire, giustificherebbe un annuncio di lavoro spudoratamente discriminatorio e contrario alla legge, che vieta esplicitamente ogni forma di discriminazione fondata su orientamento sessuale in materia di occupazione e condizioni di lavoro, punendo penalmente chi effettua trattamenti di dati personali sensibili, come l’orientamento sessuale, ai fini dell’assunzione.
“Quello che i dipendenti fanno fuori non mi interessa, basta che nell’ambito lavorativo abbiano rigore, una disciplina consona alla propria mansione. Se ho leso la sensibilità di qualcuno mi dispiace, però il senso del messaggio era cercare collaboratori. Io parlo di cucina, non faccio il politico“, ha concluso Paolo Cappuccio.

