Le indagini serratissime che hanno portato al fermo di Gennaro Maffia, ritenuto il responsabile del duplice omicidio di Luca Gombi e Luca Monaldi, la coppia gay di Bologna, proseguono e lasciano trapelare una serie di dubbi su quanto accaduto all’interno dell’appartamento in piazza dell’Unità a Bolognina, all’alba dello scorso 2 giugno. Restano ancora tante le domande aperte alle quali solo Maffia, attualmente in carcere in Spagna ed in attesa di estradizione, potrebbe dare una risposta. Intanto, i dubbi dei familiari delle due vittime aumentano, così come le stranezze da approfondire.

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Cosa non torna nel duplice omicidio di Bologna
La prima fondamentale domanda, che ad oggi non trova ancora una risposta certa, riguarda proprio ciò che sarebbe accaduto nell’appartamento all’ultimo piano di piazza dell’Unità 15 – lo stesso che la coppia gay aveva intenzione di vendere -, nelle prime ore del 2 giugno. Luca Gombi e Luca Monaldi, rinvenuti senza vita a causa delle gravi ferite causate da un coltello, rispettivamente all’addome e alla gola, sono stati trovati vestiti e con le scarpe ai piedi.
Un dettaglio che avrebbe scosso i familiari delle vittime, stando alle parole di un amico, che in questi giorni ha contattato più volte, offrendo loro la sua vicinanza e raccolte dal Corriere di Bologna. “Sono molto scossi e provati. E sono rimasti molto colpiti da come sono stati trovati: vestiti, con le scarpe, a quell’ora del mattino. È tutto molto strano e difficile, per questo si sono chiusi nel silenzio”, ha affermato.
Ma questo non sarebbe l’unica incognita: perché le due vittime avevano in mano un coltello, di cui solo uno sporco di sangue? Il sospetto è che il presunto responsabile, Gennaro Maffia, coinquilino disoccupato e con regolare contratto d’affitto, abbia voluto inscenare un omicidio-suicidio, al fine di depistare le indagini e prendere tempo durante la sua fuga.
Tutti i dubbi su Gennaro Maffia: le valigie, i biglietti aerei, la sim

Tante, le stranezze, anche in riferimento a Maffia, il 48enne attualmente in carcere in Spagna dopo l’arresto eseguito in seguito all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Claudio Paris e al mandato di arresto europeo, alle quali solo lui potrebbe dare risposta. Secondo le ricostruzioni fatte finora, dopo aver ucciso i coinquilini, Gennaro Maffia avrebbe frugato nelle borse di Luca Gombi e Luca Monaldi, forse alla ricerca di denaro in contanti, e successivamente avrebbe riempito due pesanti valigie e degli zaini, prima di uscire dall’abitazione, intorno alle 6 del mattino e dopo circa mezzora dal duplice delitto. Sono state le telecamere della zona – le cui immagini sono ora al vaglio degli inquirenti – ad aver ripreso l’uomo mentre si allontanava dalla palazzina per raggiungere la fermata dei taxi. Ma cosa avrebbe messo al loro interno?
A tal proposito, sarebbe emersa un’ulteriore stranezza: Maffia avrebbe chiamato il taxi per raggiungere l’aeroporto Marconi usando una scheda telefonica intestata a una persona straniera, probabilmente inesistente.
In aeroporto si aprirebbe un ulteriore giallo, legato ai due biglietti aerei acquistati dal 48enne, in contanti. Uno per per Barcellona, con partenza alle 8:45 – sul quale sarebbe poi salito – e il successivo per Madrid, con partenza alle 12. Il sospetto, ancora una volta, è che Maffia abbia agito allo scopo di depistare il lavoro degli inquirenti, che sin da subito si erano messi sulle sue tracce.
Le indagini
La Squadra mobile di Bologna, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Tommaso Pierini, prosegue le indagini ed è in attesa della documentazione da parte della polizia spagnola. Tra gli atti attesi figurano anche il contenuto delle due valigie e dei due zaini di Maffia, al momento del suo fermo, oltre alla comunicazione della nomina di un avvocato da parte dell’indagato.
Nel frattempo, si cerca di definire i tempi per l’estradizione – stimati tra due settimane e un mese – e per l’autopsia sui corpi delle vittime, che dovrà chiarire le cause e l’arco temporale delle morti. Gli inquirenti ascolteranno i familiari di Gombi e Monaldi per raccogliere informazioni sui rapporti tra le vittime e Maffia, oltre ad altri dettagli utili. Il movente sembrerebbe avere a che fare con la vendita della casa da parte della coppia gay, intenzionata ad andare a vivere in campagna, alla quale sarebbe seguita la preoccupazione di Maffia, preoccupato di non riuscire a ricongiungere con la moglie, attualmente in Venezuela.
Saranno sentiti anche alcuni conoscenti del 48enne, e non si esclude che possa essere convocata anche la stessa moglie dell’indagato, residente in Venezuela (dove si sospetta che Maffia fosse diretto, durante la sua fuga). Su quest’ultimo punto, così come sull’eventuale analisi dei telefoni cellulari, sono ancora in corso valutazioni.
I parenti delle vittime: “Sono distrutti”
Restano ancora molti i punti oscuri attorno alla vicenda, e tra coloro che attendono risposte ci sono anche i familiari di Luca Monaldi, originari della provincia di Arezzo. A confidare la loro angoscia agli amici più stretti sono il fratello Serafino, che da tempo vive in Puglia con la famiglia, e il nipote Jacopo, che risiede ancora nei pressi di Terontola.
Oltre ad aver ribadito la stranezza legata ai vestiti e alle scarpe indossate all’alba da parte della coppia, “Si chiedono quando potranno dargli l’ultimo saluto a Luca. Sono distrutti dal dolore”, ha aggiunto l’amico.


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