Lo scorso 24 giugno, una donna transgender detenuta nel carcere maschile di Ferrara, aveva denunciato uno stupro di gruppo ai suoi danni. Secondo quanto testimoniato dalla vittima, sarebbe stata violentata da quattro uomini in una cella del carcere all’Arginone, dove era arrivata lo scorso marzo. Mentre la Procura di Ferrara ha aperto un fascicolo contro ignoti, indagando sulla vicenda, nei giorni scorsi è giunta la prima buona notizia, condivisa sui social anche dall’attivista e senatrice Ilaria Cucchi: la detenuta trans è stata trasferita a Belluno, nella sezione dedicata alle persone transgender.
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Detenuta trans trasferita: l’intervento di Ilaria Cucchi
“Ce l’abbiamo fatta”: così Ilaria Cucchi, su Instagram, ha commentato nelle passate ore le recenti notizie relative al trasferimento della detenuta transessuale che nei giorni scorsi aveva trovato il coraggio di denunciare una violenza sessuale nel carcere di Ferrara. “Un fatto di una gravità inaudita”, ha sottolineato Cucchi.
“Ero andata per incontrarla di persona e portare la mia vicinanza umana prima che istituzionale. Il carcere (alle mie spalle) non aveva una sezione adatta alle sue necessità; la detenuta transgender era nel posto sbagliato al momento sbagliato. Con lo Stato che, invece di tutelare i suoi diritti, l’ha esposta all’insicurezza”, ha proseguito l’attivista e senatrice.
A distanza di una settimana dalla drammatica notizia, Ilaria Cucchi è tornata sul caso per condividere con i suoi utenti “una buona notizia. E una nota di speranza”. L’accaduto, infatti, aveva avuto una grande eco mediatica, in seguito alla quale “la detenuta transgender è stata trasferita in un’altra struttura, con una sezione in grado di accoglierla”. Cucchi ha tenuto a sottolineare il contributo di chi ha avuto il coraggio di prendere una posizione sull’inaudita vicenda, senza la quale, ne è convinta, non ci sarebbe stato alcun trasferimento. “Senza di voi, senza di noi, oggi, la sua vita sarebbe ancora in pericolo”, ha concluso, ricordando con amarezza gli attuali tempi bui.
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Il trasferimento a Belluno
Come ribadito anche da Corriere della Sera, la detenuta transgender è stata trasferita dal carcere di Ferrara a quello di Belluno, una delle sei strutture penitenziarie in Italia che garantisce la presenza al suo interno di una sezione dedicata ai detenuti transgender.
Il trasferimento, scrive ancora il quotidiano, sarebbe avvenuto in seguito ad un atto urgente del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Chi è la detenuta transgender: le molestie e lo stupro
La donna trasferita, una 45enne italiana, era arrivata lo scorso marzo all’Arginone di Ferrara, carcere esclusivamente maschile, a differenza del penitenziario di Reggio Emilia, dove era in precedenza detenuta. Già al suo arrivo, però, aveva segnalato molestie e minacce, fino a richiedere di essere trasferita in un altro istituto alcune settimane prima del presunto stupro denunciato.
La violenza si sarebbe consumata a metà giugno in una cella, da parte di quattro detenuti che, stando al racconto della donna, avrebbero approfittato di un momento di convivialità per ingannarla, invitandola a prendere un caffè insieme e poi violentandola.
Le indagini
Sul caso del presunto stupro nel carcere di Ferrara, la procura ha aperto un fascicolo per violenza sessuale contro ignoti. Un secondo fascicolo interno è stato aperto anche da parte della struttura penitenziaria.
L’episodio ha sollevato l’attenzione del garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri, che sempre al Corsera ha commentato la notizia della detenuta trans, ponendo l’accento su un’emergenza ampiamente risaputa nel nostro Paese, ovvero il sovraffollamento, che ha compromesso il funzionamento dell’organizzazione carceraria.
“Per cui i detenuti più fragili, nel caso in cui questo stupro sia vero, rischiano di essere vittime di violenza e l’amministrazione carceraria agisce di conseguenza solamente dopo. Se invece lo stupro non dovesse essere accertato, i detenuti finiscono comunque per dissimulare i fatti pur di arrivare a ottenere un trasferimento. Sono due dinamiche estreme della stessa medaglia”, ha commentato Cavalieri.
Sappe: “Situazione al collasso”
Anche Giovanni Battista Durante e Francesco Campobasso, rispettivamente segretario generale aggiunto e segretario nazionale del Sappe – il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria – sono intervenuti sul problema del sovraffollamento nel carcere di via Arginone a Ferrara, teatro del presunto stupro.
“La situazione è ormai al collasso – denunciano – perché, a fronte di un organico previsto di 194 unità, la forza effettivamente impiegabile è di solo 82 unità. Oltre 58 unità risultano indisponibili, di cui solo 12 in congedo ordinario”. A rendere la situazione ancora più critica è l’aumento costante dei detenuti, trasferiti settimanalmente per motivi di ordine e sicurezza, in un contesto già segnato da forti tensioni. “Chiediamo quindi un immediato invio di personale, almeno venti unità, e il trasferimento dei detenuti responsabili di aggressioni”, hanno aggiunto.



Ma delle donne stuprate da donne transessuali nelle carceri non c'e' neanche un accenno. In pratica, proprio come fanno gli antagonisti della parte opposta, invece che parlare delle sfaccettature di un argomento complesso, si cita solo la parte che fa comodo alla propria ideologia. Sperando che il pubblico piu' urlatore e meno capace di pensare con la propria testa inizi a strillare quello che gli dite voi. Potreste farvi un account su Truth social, lo spirito e' gia' quello giusto :-)