Negli ultimi giorni il libro illustrato per bambini Cos’è il sesso?, pubblicato da Edizioni Momo e firmato da Francesca D’Onofrio e Silvio Montanaro, è diventato oggetto di una violenta campagna di attacco mediatico e politico, portata alla luce e ben ricostruita da un articolo di Simone Alliva per Domani. Accuse di pedopornografia, frasi attribuite al testo ma mai realmente presenti nel libro, immagini descritte in modo distorto: una narrazione costruita e rilanciata da esponenti della destra e da alcune testate nazionali ha trasformato un progetto educativo in un caso politico, alimentando un clima di allarme morale. Un episodio che riapre il dibattito sulla censura culturale e sull’educazione sessuo-affettiva in Italia.

In questo articolo
- 1 “Cos’è il sesso?”, un libro educativo trasformato in scandalo
- 2 Il ruolo dei social e la costruzione della fake news
- 3 Educazione sessuo-affettiva e scuola: un vuoto normativo
- 4 Una censura che viene da lontano
- 5 Welcome to Favelas e l’ecosistema della polarizzazione
- 6 Un attacco politico mirato
- 7 La “cancel culture” al contrario
“Cos’è il sesso?”, un libro educativo trasformato in scandalo
Cos’è il sesso? è un piccolo volume illustrato pensato per rispondere, con linguaggio semplice e adeguato all’età, alle domande che bambini e bambine pongono naturalmente sul corpo, sulla crescita e sulle relazioni. Il libro affronta il tema della sessualità in chiave educativa e affettiva, chiarendo la differenza tra il corpo infantile e quello adulto, senza alcun contenuto esplicito.
Eppure, il testo è stato presentato pubblicamente come un libro che “insegna il sesso ai bambini”, arrivando persino ad accusarlo di contenere immagini pedopornografiche. Accuse che non trovano riscontro nel contenuto reale del volume. Al centro della polemica c’è una frase mai scritta nel libro, secondo cui “i bambini fanno sesso”, attribuzione falsa che ha contribuito a costruire l’indignazione.
Il passaggio chiave del testo è invece esplicito nel senso opposto. Alla domanda pedagogica “Allora anche i bambini fanno sesso?”, il libro risponde: “Si dice che le persone fanno sesso quando il corpo diventa maturo, dopo che sono cresciuti e sono diventati grandi”. Una spiegazione lineare, priva di ambiguità, che chiarisce il concetto di maturità fisica.
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La campagna contro il libro nasce da un video diffuso dalla pagina social Welcome to Favelas, fondata da Massimiliano Zossolo. Nel filmato vengono attribuite al volume frasi mai presenti e descritte come “pedopornografiche” alcune immagini stilizzate, pensate per un pubblico infantile e prive di qualsiasi riferimento sessuale esplicito.
Il contenuto, rammenta Alliva su Domani, ha rapidamente trovato ampia diffusione, venendo rilanciato da Francesco Giubilei, già special advisor dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, e da testate come Il Giornale, Libero e Il Giornale d’Italia. La narrazione è poi approdata in Parlamento con una nota del deputato leghista Rossano Sasso, che ha dichiarato: “Questo testo, proposto a bambini delle scuole elementari, presenta immagini di bambini nudi intenti a baciarsi e toccarsi”.
Una descrizione che, nella realtà, non corrisponde al contenuto reale. Nessuna verifica tecnica, pedagogica o giuridica ha accompagnato la diffusione delle accuse, che si sono però imposte nel dibattito pubblico.
Educazione sessuo-affettiva e scuola: un vuoto normativo
Il caso esplode in un contesto particolarmente fragile. L’Italia è uno degli ultimi Paesi dell’Unione europea a non prevedere l’educazione sessuale o affettiva come materia obbligatoria nelle scuole. Le poche iniziative esistenti sono affidate alla volontà dei singoli istituti e spesso osteggiate politicamente.
In questo scenario si inserisce il disegno di legge promosso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che mira a limitare ulteriormente gli interventi educativi su questi temi. Il dibattito sul libro diventa così parte di una battaglia più ampia, che riguarda il controllo dei contenuti scolastici e il ruolo dell’educazione nel contrasto alla violenza di genere e alle discriminazioni.
Una censura che viene da lontano
La messa all’indice di Cos’è il sesso? non è un episodio isolato. Nel 2015 il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro aveva ritirato dalle scuole comunali 49 titoli accusati di diffondere la cosiddetta “ideologia gender”. Tra questi Piccolo uovo di Altan, un libro che racconta la pluralità delle famiglie, comprese quelle con due madri o due padri.
Nel 2020, in Trentino, si registrò un altro caso simile: la Lega aveva bloccato corsi di educazione alle differenze a partire dalla distribuzione di Extraterrestre alla pari di Bianca Pitzorno, pubblicato nel 1979. Un testo diventato improvvisamente simbolo di una presunta minaccia culturale, nonostante fosse presente da decenni nelle biblioteche scolastiche.
Welcome to Favelas e l’ecosistema della polarizzazione
La pagina Welcome to Favelas rappresenta oggi un canale di grande influenza, seguito da centinaia di migliaia di utenti. Il suo modello comunicativo, a metà tra intrattenimento e denuncia, si presta facilmente alla costruzione di narrazioni polarizzanti. Contenuti trash, degrado urbano e rabbia sociale diventano il terreno fertile per campagne contro le “ideologie gender e woke”.
Il profilo del fondatore, con precedenti giudiziari e una dichiarata vicinanza a reti di informazione alternative ai “media mainstream”, contribuisce a comprendere il contesto in cui la fake news si è sviluppata. In questo ecosistema, un libro educativo diventa un bersaglio simbolico, utile a rafforzare un’agenda politica reazionaria.
Un attacco politico mirato
L’editore del libro, Edizioni Momo, è una realtà dichiaratamente antifascista. In quattro anni di presentazioni pubbliche in tutta Italia, il testo è stato discusso con bambini, genitori e insegnanti, senza che siano mai emerse denunce o segnalazioni giudiziarie.
Come ha osservato la giornalista Loredana Lipperini, la tempistica dell’attacco non appare casuale. La campagna mediatica contro Cos’è il sesso? arriva subito dopo il flash mob organizzato a Più libri più liberi contro la casa editrice neofascista Passaggio al bosco. Un elemento che rafforza l’ipotesi di un’azione politica coordinata.
La “cancel culture” al contrario
Il caso del libro per bambini mostra una dinamica ormai ricorrente: la destra che per anni ha denunciato la “cancel culture” come strumento repressivo della sinistra, oggi utilizza gli stessi meccanismi per colpire testi, autori e percorsi educativi. Non attraverso un confronto nel merito, ma tramite la delegittimazione e la distorsione dei contenuti.
In gioco non c’è solo un libro, ma il diritto di bambine e bambini a ricevere un’educazione corretta, scientifica e rispettosa delle differenze. E, più in generale, la libertà culturale in un Paese che continua a faticare nel riconoscere l’educazione sessuo-affettiva come parte integrante della formazione.
