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Diciannove, la Gen Z di Giovanni Tortorici tra fluidità e alienazione nel folgorante esordio prodotto da Guadagnino

Debutto travolgente e di difficile classificazione per il 29enne regista, autore di un coming-of-age che tra eccessi e malinconiche risate non vuole lasciare indifferenti. Riuscendoci.

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Classe 1996, palermitano, Giovanni Tortorici ha lavorato come assistente alla regia sul set della serie “We Are Who We Are” di Luca Guadagnino, per poi continuare a collaborare con il regista di Chiamami col tuo Nome curando le riprese del backstage sul set di “Bones and All”.

Diciannove”, prodotto proprio da Guadagnino, è il suo primo, folgorante lungometraggio.

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Diciannove di Giovanni Tortorici
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Diciannove di Giovanni Tortorici

Presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, Diciannove, da oggi finalmente al Cinema, è un’indagine su un ragazzo di 19 anni, un provocatorio e sincero racconto pseudo autobiografico trainato dal bravissimo Manfredi Marini, qui nei panni di un fuorisede immaturo e sofferente, alla ricerca del proprio posto nel mondo.

Ambientato nel 2015, Diciannove vede Leonardo lasciare Palermo, sua città natale, per raggiungere la sorella a Londra e iniziare gli studi di Business. Ma l’entusiasmo iniziale presto svanisce. Inquieto, si iscrive d’impulso all’Università di Siena per studiare letteratura. Ma anche qui dopo poco molla il corso e decide di immergersi da solo nello studio dei testi di “bella lingua” italiani. Sarà un anno accademico di solitudine, sporadica e strana socialità e confronti generazionali. Un anno dopo ritroviamo Leonardo a Torino, dove incontra un uomo, semi-conoscente di famiglia, con cui avrà con lui un confronto più diretto del solito…

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Diciannove di Giovanni Tortorici

Questa la sinossi di un film fuori dal comune, tanto nello stile quanto nella sua aspra e spigliata narrazione. Bisogna immergersi nel film di Tortorici, inizialmente straniante, a tratti apparentemente quasi amatoriale, per riuscire a calarsi negli abiti del giovane protagonista e ad empatizzare con un adolescente asociale e nevrotico, presto ossessionato da una rigida idea di letteratura e dell’essere scrittore. Nel mezzo c’è una scoperta di sè che comprende anche la sfera sessuale.

Perché quando è in discoteca e beve fino a vomitare l’anima Leonardo passa da una ragazza all’altra, baciandole tutte. Poi però guarda con curiosità ad una pulsione omosessuale che sempre più scalcia.

A Londra rimane affascinato da un coetaneo omosessuale e dal suo orecchino. In treno si eccita nel vedere un uomo anziano davanti a lui che si tocca le proprie parti intime. A Siena non riesce a togliere gli occhi di dosso da un adolescente ancor più piccolo di lui, minorenne, inseguendolo con lo sguardo, cercandolo sui social, facendogli le poste. Per riuscire a pagarsi i costosi libri antichi che servono a soddisfare la sua istruzione, Leonardo piazza annunci su siti di incontri gay, vendendo il proprio corpo. Tutto questo sempre con un distacco emotivo che contraddistingue un protagonista lontanissimo dai soliti tropi narrativi.

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Tortorici si sofferma sul quotidiano di Leonardo, sulle piccole cose di un 19enne lontano da casa, da sua sorella e dai propri genitori che non vuole omologarsi e che non riesce ad adattarsi allo stile di vita degli altri. Un ragazzo che soffre perchè consapevole di essere diverso da tutto ciò che lo circonda. Per questo Leonardo si rintana nella propria stanza, presto diventata un porcile, dove mangia, dorme, studia, uscendo poco o niente, evitando persino le coinquiline che guarda dall’alto al basso, quasi con disprezzo, perché così fastidiosamente socievoli. Non vuole e non cerca contatti con chicchessia.

Quando è in compagnia Leonardo indossa una maschera, mostrandosi fintamente allegro seppur profondamente malinconico, depresso, insoddisfatto e saccente, costretto a mentire pur di non dover condividere niente con i coetanei di università, chiuso in un proprio mondo antico che non accetta trasgressioni “alla Pier Paolo Pasolini”, che non a caso detesta, forzatamente conservatore, distante dal cosiddetto “pensiero unico”.

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Diciannove di Giovanni Tortorici

Le pulsioni omosessuali che ogni tanto lo travolgono vengono così tenute a freno, represse, sotterrate chissà dove, mentre Tortorici si allontana coraggiosamente dai tradizionali schemi narrativi inondando il tutto con una sana e travolgente dose di ironia. Perché in Diciannove si ride, si sorride amaramente con uno humor che spiazza, mentre sullo schermo più tecniche si sommano senza apparente logica, tra split screen e grafiche animate, con un’impronta registica quanto mai personale, a tratti disturbante, schizzata, discutibile ma sicuramente audace.

Perché Diciannove è un film consapevolmente pronto a dividere che non va alla ricerca del facile consenso di un pubblico mainstream, pur di mantenere un proprio stile, orgogliosamente sfacciato e insolente. Un’opera prima che non può lasciare indifferenti, tanto nel bene quanto nel male, cosa che dinanzi all’asfittico Cinema nostrano, che fatica a scrollarsi di dosso il peso della commedi a tutti i costi, ci fa dire ben venga Diciannove, benvenuto Tortorici.

 

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Diciannove di Giovanni Tortorici

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