DON MATTEO, STORIA D’UN PRETE GAY

Una rivelazione recente: nel 2000, un giovane sacerdote emiliano è stato allontanato dalla diocesi per aver difeso il Pride. Una vicenda esemplare sull'atteggiamento delle gerarchie.

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LUGANO – Un giovane prete emiliano, nel 2000, sarebbe stato allontanato dalla diocesi di Lugano per aver scritto di omosessualità e per non aver nascosto la sua identità gay ai fedeli. La storia, ricostruita e pubblicata dal mensile gay “Lui Guidemagazine”, ha avuto una forte eco sul settimanale ticinese “il c@ffè” che, nell’edizione del 19 settembre 2004, in Svizzera, ha venduto oltre 50.000 copie.
Siamo nell’anno del Giubileo cattolico e del World Gay Pride. Don Matteo (nome di fantasia), allora 30enne, è da poco in Ticino, assegnato come sacerdote “fidei donum”, cioè donato, a Lugano. Proviene da una diocesi emiliana e frequenta serenamente l’Arcigay di Bologna (“Proprio per lasciarsi alle spalle quell’ambiente e le voci che ormai circolavano su di lui – spiega il teologo Giovanni Mapelli al C@ffè -, don Matteo chiede al suo vescovo di essere trasferito all’estero”).
Gli omosessuali sono sotto processo per il corteo GLBT, bollato dal Vaticano come “provocazione e ostentazione”. Don Matteo difende “moderatamente”, su un foglio diocesano, le persone omosessuali e il Pride romano. Fatto, questo, confermato dalla parrocchia del Sopraceneri che ospitava il prete italiano.
Il vescovo di allora, Giuseppe Torti, avendo letto l’articolo del giovane parroco, lo convoca per chiedere spiegazioni. Il sacerdote – si legge su “Lui Guidemagazine” – avrebbe spiegato: “Ma, Eccellenza, anch’io sono omosessuale, ho scritto ciò che penso: i gay hanno diritto alla sessualità e ai diritti civili come ogni persona. Il Vaticano e la Chiesa sbagliano quando vogliono negarli”.
Monsignor Torti lo rimprovera per non avergli chiesto l’imprimatur a pubblicare l’articolo, come prevede il diritto canonico. Don Matteo viene richiamato in Italia: gli viene comminata la sospensione canonica e, senza lo stipendio della diocesi, vivrà grazie al sostegno economico dei suoi amici e familiari, fin quando troverà rifugio in un’abbazia di Parma.
Solo poco tempo fa il vescovo della diocesi d’origine, in Emilia Romagna, (il cui nome si tace per non identificare “don Matteo”), si sarebbe ricordato di lui, affidandogli un posto di archivista in una biblioteca, privandolo, in tal modo, del rapporto con i fedeli e imponendogli di non esprimersi mai più sulla questione omosessuale.
“Dalla Curia – si legge su il c@ffè – il vicario generale Ernesto Storelli e il vice cancelliere Gianni Ballabio, non rilasciano dichiarazioni sul caso”. Monsignor Giuseppe Torti, intervistato dal settimanale domenicale, ricorda di averlo invitato ad essere prudente.
Sul caso di don Matteo, Enrico Morresi, redattore responsabile della rivista cattolica “Dialoghi”, conferma la posizione contraria della Chiesa nei confronti dell’omosessualità – per non dire delle persone omosessuali – “in particolare per quel che riguarda il conferimento di incarichi pastorali a sacerdoti gay”. Tuttavia Morresi, in riferimento ai due anni senza stipendio del giovane prete -, commenta: è “una punizione che contrasta con lo spirito del Vangelo (…) Giusto, quindi, il rispetto di quella disciplina che impronta l’atteggiamento della Chiesa verso i religiosi omosessuali nella pastorale, ma altrettanto doverosa è verso di loro la solidarietà umana e cristiana”.
Andrea Ostinelli, del collettivo gay lesbico ticinese “Collegati“, si rammarica: “Quando rivendichiamo il diritto di vivere alla luce del sole la nostra identità nella sua completezza allora scatta il rigetto, siamo rifiutati. Il caso di don Matteo? È il frutto anche dell’ omofobia. La Chiesa ci condanna perché non ha ancora capito che l’omosessualità è una delle possibili variabili dell’amore, che non è affatto riprovevole. Quando riconoscerà ciò avrà fatto un grande passo avanti”.
In questi giorni, nel Canton Ticino, la Curia sta raccogliendo le firme contro il “partenariato gay, la legge sull’unione domestica registrata delle coppie omosessuali”.
La riconciliazione delle persone omosessuali con la Curia sembra fortemente compromessa, ma per Andrea Ostinelli nulla è impossibile: “Nonostante tutto, siamo aperti al dialogo con la Chiesa, vogliamo evitare ogni atteggiamento di chiusura e di contrapposizione che non giova a nessuno”.

Per approfondire segnaliamo i seguenti links:
Libero D’Agostino, Alla Curia non piace il prete gay
Simonetta Caratti, “L’ho invitato ad usare prudenza”
Libero D’Agostino, “Intolleranza clericale nei nostri confronti”
Libero D’Agostino, “Disciplina sì, ma anche solidarietà”

di Pasquale Quaranta

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