A poche settimane dalle elezioni USA del 5 Novembre 2024, il network ABC ha riferito che per la campagna per la rielezione di Donald Trump sono stati investiti oltre 21 milioni di dollari in annunci pubblicitari anti-LGBTI+. Una montagna di soldi, spesi per mandare in onda spot contro soprattutto le persone trans durante eventi sportivi popolari, come partite di NFL e college football, nei collegi elettorali chiave degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato, il PAC (Political Action Committee) affiliato, Make America Great Again Inc., ha contribuito con oltre 1,1 milioni di dollari per trasmettere messaggi simili più di 6.000 volte dall’inizio di ottobre. Lo riferiscono oltre a ABC, anche Los Angeles Blade e LGBTQ Nation.
Contenuto degli spot anti-LGBTQ+ e risposta di Kamala Harris
Gli annunci della campagna trumpiana mirano a criticare la posizione della candidata democratica Kamala Harris, che viene attaccata senza tregua per il suo sostegno alle cure gender-affirming per le persone trans detenute nelle prigioni USA. Nello spot principale, la figura di Harris è affiancata a immagini di drag queen e persone non binarie, e sottolinea con retorica discriminatoria come la candidata democratica promuova l’uso di fondi pubblici per interventi di riassegnazione di genere per prigionieri e immigrati senza documenti. Lo slogan si conclude con un gioco di parole sul pronome “them” (loro, utilizzato da persone non binary) e dice: “Kamala è per loro/loro. Il Presidente Trump è per voi.”
Risposta della Harris e Contraddizioni dell’Amministrazione Trump
Kamala Harris, in un’intervista rilasciata alla filo-trumpiana Fox News dei Murdoch, si è vista costretta a sottolineare che quei finanziamenti erano già in vigore durante l’amministrazione di Donald Trump presidente. L’attuale candidato repubblicano, ha fatto notare Harris, aveva approvato l’accesso alle cure mediche necessarie per l* detenut* trans in custodia federale, una misura che include interventi chirurgici gender-affirming, se richiesti. Non un bello spettacolo vedere come la comunità T diventi una fonte di imbarazzo per entrambi i candidati. Lo scorso settembre, Trump aveva attaccato nuovamente le persone transgender, e Kamala Harris aveva ribattuto che il candidato repubblicano, se eletto “Sarà dittatore dal primo giorno”. La retorica anti-trans di Trump è problematica soprattutto in termini culturali rispetto alla popolosissima base elettorale del tycoon. Essa fa leva sulla banalizzazione e sull’annientamento delle persone trans e non binarie, che nei calcoli elettorali della campagna trumpiana non hanno numeri significativi in termini elettorali, ma costituiscono un efficace bersaglio di odio, utile a fomentare la famosa pancia dell’America profonda, sulla quale Donald Trump ritiene di poter contare per ottenere il suo secondo mandato alla Casa Bianca.
Inefficacia degli annunci e sondaggi recenti
In verità, nonostante l’enorme investimento repubblicani in chiave anti-LGBTI, i sondaggi indicano che la strategia repubblicana non avrebbe raggiunto l’effetto desiderato. Un’indagine Gallup ha rilevato che solo il 38% degli elettori considera i diritti trans una priorità cruciale. Ma soprattutto, solo il 5% degli elettori manifesta preoccupazione per l’accesso alle cure gender-affirming, mentre il 52% è più interessato all’inflazione e al costo della vita. Un altro sondaggio indica che la maggioranza degli elettori rifiuta candidati che supportano il divieto alle cure per persone transgender.
Appena due settimane fa Donald Trump aveva inveito contro l’istruzione scolastica, definita “troppo transgender“. Il rapporto tra Trump e la comunità LGBTIAQ+ negli articoli di Gay.it.
