La politica transfobica dei bagni delle donne, nata negli Stati Uniti d’America a trazione trumpiana e più recentemente esplosa nel Regno Unito con la sentenza della Corte Suprema che ha ridefinito il concetto di genere ad esclusione delle donne trans, è andata incontro ad un episodio sconcertante, per quanto tristemente prevedibile.
Una donna lesbica è stata infatti bruscamente cacciata dai bagni delle donne in un elegante hotel di Boston, perché vista come “un uomo”, con annesso “obbligo” di “dimostrare il proprio genere“.
Donna cisgender cacciata dal bagno perché troppo mascolina

La donna cisgender Ansley Baker alloggiava al Liberty Hotel nell’elegante Beacon Hill insieme alla sua ragazza, Liz Victor. Le due donne erano in città per una festa in occasione del Kentucky Derby. Sabato pomeriggio sono serenamente entrate nel bagno delle donne quando una guardia di sicurezza ha iniziato a bussare a tutte le porte.
“Una delle guardie di sicurezza mi ha chiesto di uscire dal bagno, accusandomi di essere un uomo nel bagno delle donne. Gli ho risposto che ero una donna”, ha raccontato Ansley Baker a CBS News. La donna è stata allontanata malamente, ancor prima che avesse il tempo di allacciarsi i pantaloni. “Un’umiliazione”, ha precisato Ansley, accusata di non essere una donna persino da altre persone.
“Qualcuno ha detto: ‘Portatelo fuori di qui… è un maniaco’, riferendosi a me“.
Le due versioni dell’hotel
La guardia di sicurezza ha solo successivamente controllato i documenti di Ansley e Liz ma la situazione era ormai diventata ingestibile, a tal punto da chiedere alle due donne di lasciare l’hotel, che ha inizialmente raccontato un’altra versione dei fatti dopo l’esplosione mediatica del “caso”.
Un portavoce della struttura ha accusato le due donne di aver condiviso un bagno.
“Sabato si è verificato un incidente al Liberty Hotel, dove diverse donne hanno allertato la sicurezza perché due adulti condividevano un bagno. Il bagno è stato sgomberato perché non è consentito l’accesso a due adulti nella stessa cabina. Dopo aver lasciato il bagno, un membro della coppia ha messo le mani addosso al nostro team di sicurezza ed è stato allora che sono stati allontanati. Il Liberty ha una politica di tolleranza zero per qualsiasi alterco fisico nella nostra struttura. La sicurezza dei nostri ospiti e del personale è la nostra priorità“.
Una ricostuzione smentita e rispedita al mittente da Ansley e Liz.
“Se fosse stato questo il problema una volta aperta la porta della cabina avrebbero visto che c’era solo una persona all’interno, quindi il caso si sarebbe chiuso immediatamente. Le avrebbero lasciato allacciarsi i pantaloni e fatto continuare la sua giornata.”
A seguito di un’indagine interna, l’hotel ha annunciato la sospensione della guardia di sicurezza, mentre il personale è stato riqualificato “sulle pratiche inclusive e sui protocolli di interazione con gli ospiti“. Evidentemente la versione della cabina occupata dalla due donne è presto naufragata.
Un portavoce ha successivamente dichiarato: “Il Liberty Hotel è, e sarà sempre, un alleato della comunità LGBTQ+ e un luogo dove tutti sono benvenuti e celebrati. Continueremo a istruire e formare il nostro team, per garantire che tutti si sentano al sicuro e accettati tra le nostre quattro mura, e gli ospiti che non mostrano tolleranza e accettazione verso gli altri verranno espulsi”.
L’hotel farà una donazione a un’organizzazione LGBTQ+ locale, ma ad oggi non ha fatto alcuna ritrattazione sulla prima menzognera versione dei fatti in cui aveva accusato le due donne di aver condiviso la medesima cabina.
L’ossessione transfobica colpisce anche le donne cisgender
Nina Selvaggio, direttrice esecutiva del Greater Boston PFLAG, ha ricordato come “per le lesbiche non conformi al genere, e per le donne in generale, essere molestate nei bagni pubblici è una storia vecchia come il mondo. L’impennata della retorica anti-trans a livello nazionale sta contribuendo a un maggiore controllo del corpo delle donne e della loro espressione di genere”.
Liz Victor ha descritto quanto vissuto da lei e dalla sua compagna al Liberty Hotel come “molto spaventoso“, aggiungendo che “le donne trans la sperimentano ogni giorno negli Stati Uniti e in tutto il mondo”. “Sappiamo di non essere le uniche ad affrontare questo genere di situazioni e speriamo solo che non accada di nuovo e che altre persone costrette a vivere questa situazione ricevano lo stesso supporto”, ha concluso Baker.
L’episodio di Boston, come detto, era tutt’altro che imprevedibile. Negli USA ci sono Stati che hanno vietato ufficialmente l’utilizzo del bagno delle donne da parte delle donne trans, con una donna arrestata in Florida e persino il Campidoglio ad aver legiferato in tal senso per negarne l’accesso alla deputata trans democratica Sarah McBride. Da settimane le associzioni LGBTQIA+ denunciano il clima transfobico da caccia alle streghe che si respira nel Regno Unito, con i bagni delle donne improvvisamente diventati luoghi da detective, in cui scovare non si sa come le donne trans. Da quando la Corte Suprema britannica si è esposta con la propria contestata sentenza transfobica, che va ricordato non è una legge e ufficialmente non vieta l’utilizzo dei bagni delle donne alle donne trans, in molti hanno denunciato le possibili ripercussioni sulle cosiddette lesbiche “mascoline”.
La parlamentare Dawn Butler ha dichiarato alla Camera dei Comuni di aver assistito a veri e propri interrogatori ad amiche “lesbiche mascoline” nei bagni femminili. La collega laburista e lesbica Kate Osborne ha invece affermato di essere stata più volte affrontata in relazione al proprio genere e di temere che il verdetto della corte non possa far altro peggiorare la situazione.
