E lo strip maschile diventò erotico e non più ironico

Magic Mike, candidato a diventare cult gay, propone una visione dello strip maschile in tutta la sua carica erotica. Finito il tempo degli spogliarelli demenziali, è finalmente ora di sano eros.

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Sicuramente Magic Mike diventerà un cult anche per i gay italiani, visto che, forse per la prima volta, parla di strip maschile senza risvolti ironici, demenziali o umoristici. Infatti anche The Full Monty, che nel 1997 sdoganò lo strip maschile, era comunque una commedia dai risvolti agrodolci, in cui di fatto non si celebrava la bellezza del corpo maschile o la sua carica erotica. I protagonisti del film si improvvisavano stripper per sbarcare il lunario nella provincia inglese e i loro show lasciavano nel pubblico soprattutto un senso di tenerezza. Con Magic Mike il registro dovrebbe essere molto diverso, visto che si parlerà degli strippers professionali e del mondo che gli gira attorno, ispirandosi peraltro alla reale esperienza di uno degli attori protagonisti: il bel Channing Tatum.

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In effetti Magic Mike è l’ennesimo passo nel lungo processo di sdoganamento del nudo maschile e della sua carica erotica: un percorso iniziato in tempi relativamente recenti e che nello strip maschile ha trovato un importante alleato. In effetti le origini dello spogliarello maschile non sono così scontate. Se per lo strip  femminile si possono rintracciare precedenti importanti nel burlesque di fine ‘800, e nei primi locali che negli spogliarelli avevano la loro attrazione principale, come il Moulin Rouge di Parigi, per lo strip maschile il discorso si complica. Se si escludono gli spogliarelli “en travestì”, che comunque non si rivolgevano al pubblico omosessuale, fino agli anni ’70  questo genere di spettacolo non aveva mai fatto parte della cultura gay e dei suoi locali, anche perché era davvero impossibile da giustificare se si verificavano retate o controlli da parte delle forze dell’ordine.

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Quando però la rivoluzione sessuale e quella femminista presero piede, rendendo leggi e atteggiamenti più tolleranti, anche la cultura gay si sentì libera di vivere il proprio immaginario erotico alla luce del sole e di concretizzarlo con degli strip show maschili, come fecero peraltro le nuove donne sessualmente emancipate. Ovviamente gli strip show per il pubblico gay e per quello femminile iniziarono subito a differenziarsi: i gay apprezzavano esibizioni più esplicite e una fisicità molto maschile, mentre le donne hanno sempre apprezzato di più l’ironia del vedo e non vedo abbinata ad un look più androgino, con capello molto lungo e fisico rigorosamente depilato,  che “addolciva” gli strip show e smussava la componente aggressiva del maschio. Unica eccezione consentita erano gli striptease che volevano essere volutamente ironici e con qualche componente grottesca.

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Così, a partire dagli USA, si iniziarono a delineare anche diverse scelte di marketing: se per i gay era importante avere locali dedicati come il Gaiety Theater di New York e il Nobhill Theather di San Francisco, per il pubblico femminile, che ovviamente aveva meno problemi,  molti locali hanno preferito organizzare serate “a tema” più o meno occasionali, come in occasione della festa della donna, utilizzando veri e propri spettacoli itineranti, con compagnie di stripper professionisti, come quella che si vede in Magic Mike. Fra i primi a lanciare questo trend  ci sono stati i Chippendales, che dal 1979 girano in lungo e in largo con un vero e proprio musical, ricco di coreografie e prestazioni atletiche di un certo livello. Seguendo il loro esempio, alla fine degli anni ’90, i California Dream Men cominciarono a girare l’Europa, importando dagli USA una nuova tipologia di strip show, che doveva molto anche all’immaginario gay che da qualche anno iniziava ad essere sdoganato e ad ispirare il pubblico femminile.

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Il loro successo creò diversi epigoni in tutta Europa e persino in Italia: basti pensare ai Centocelle Nightmare, che ebbero anche un ruolo, ovviamente demenziale, nel film Fantozzi 2000, l’ultimo della serie intepretata da Paolo Villaggio: qui il buttafuori del locale diceva che l’ingresso era per sole donne altrimenti “er locale se riempie de’ froci”, sintetizzando brillantemente l’approccio della cultura italiana, e del suo cinema, a tutta la questione.

di Valeriano Elfodiluce

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