ELLEN, UN MASCHIACCIO AGLI OSCAR

Trionfo di Scorsese e il suo ‘The Departed’ che conquista quattro Oscar. La sbarazzina Ellen DeGeneres conduce senza strafare e dà un tocco lesbico alla serata, tra Melissa Etheridge e Jodie Foster.

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Grandi occhi chiari sotto una zazzera bionda da maschiaccio irrequieto, completi virili che le cascavano un po’ male (porpora, panna, blu notte), zampate a gambe larghe per conquistare il centro della scena: la conduttrice quarantottenne Ellen DeGeneres, dichiaratamente lesbica e fidanzata da due anni con la bellissima australiana Amanda Lee Rogers più nota come Portia De Rossi, ha dato un’inedita impronta lesbica alla serata degli Oscar in cui due vincitrici donne sono salite sul palco vestite da uomo (Melissa Etheridge, vistosamente ‘butch’, per la canzone I Need To Wake Up e la nostra Milena Canonero – terza statuetta – per i costumi di Maria Antonietta).

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Quando Ellen presenta George Clooney lo stende con un provocatorio: «Non si rassegna del fatto che non avremo mai una storia insieme», accenna al concetto di diversità («se non ci fossero le differenze non esisterebbero neanche gli Oscar») e verso la fine della cerimonia – non noiosa ma senza grandi idee – si mette a passare l’aspirapolvere davanti alle signore della prima fila invitandole a sollevare i preziosi strascichi (tremenda la coda pelosa dell’insulsa robaccia Versace color pesca che aveva addosso Penelope Cruz).
Ci saremmo onestamente aspettati qualche trasgressione in più, qualche scherzetto malizioso: invece la DeGeneres si defila un po’, conduce senza strafare, tenta un paio di scenette non molto divertenti (si fa fare una foto con una macchina digitale da Spielberg mentre abbraccia Eastwood). Erano più spassosi i video-parodia sui film candidati che si possono vedere sul suo blog. Ma tant’è, alla fine del lungo show i numeri migliori sono stati quelli dell’Hollywood Film Choir che ha ricreato dal vivo vari rumori di scena

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e la toccante interpretazione di un’iconissima Céline Dion che, in onore di un emozionato Ennio Morricone, Oscar alla carriera, ha interpretato I knew I loved you da C’era una volta in America.
Per il resto poche sorprese a parte Alan Arkin, nonno porcello in…
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Per il resto poche sorprese a parte Alan Arkin, nonno porcello in Little Miss Sunshine vincitore anche per la migliore sceneggiatura originale, che ha soffiato la statuetta come miglior attore non protagonista a un favorito Eddie Murphy.

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Ben tre Oscar tecnici al messicano Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro (fotografia, scenografia e trucco) che non l’ha spuntata, però, come miglior film straniero dove ha prevalso il tedesco La vita degli altri. Trionfo per Martin Scorsese che finalmente corona il sogno di una statuetta come miglior regista alla settima nomination. Il suo The Departed (un poliziesco serrato e violento, davvero bello) ha quasi fatto l’en plein – è rimasto al palo solo Mark Wahlberg – conquistando quattro premi fondamentali quali miglior film, regia, sceneggiatura e montaggio.
Il front runner Babel si è dovuto accontentare di bruscolini a fronte di ben sette candidature, la statuetta come colonna sonora originale a Gustavo Santaolalla (lo stesso di Brokeback Mountain, per il quale aveva già vinto l’Oscar l’anno scorso). Tra gli attori, pronostici assolutamente rispettati: la regina di Helen Mirren, il dittatore ugandese di Forest Whitaker e la ‘dreaming singer’ Jennifer Hudson (bella la compilation di Dreamgirls cantata live sul palco).
Tocco politico democratico-ambientalista con due premi a Una scomoda verità di Davis Guggenheim, miglior documentario e canzone originale: come ha ricordato la DeGeneres, «L’America ha votato per Al Gore».
Abiti non memorabili, con prevalenza di vestiti monospalla: le migliori erano Kate Blanchett con un argentato e luccicante Armani Privé decorato con Swarovski, Jodie Foster in Vera Wang drappeggiato color carta da zucchero, Reese Witherspoon in Nina Ricci a balze piatte e una regale Helen Mirren in Christian Lacroix con diamante giallo puntato sulla schiena.
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