Il caso degli Epstein files riapre il confronto nel femminismo, tra posizioni transfemministe e orientamenti gender critical. A intervenire è Open Catania, realtà queer e intersezionale, che in un post Instagram accusa alcuni ambienti “TERF” di usare gli Epstein files per attaccare le persone trans. Il collettivo parla di “sciacallaggio” e rivendica un femminismo inclusivo, contrario a ogni esclusione.
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La riflessione sugli Epstein files di Open Catania
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Nel post Instagram, Open Catania parte dalla gravità dei fatti legati a Jeffrey Epstein e alla rete di potere emersa dalle inchieste. “Non bastano gli agghiaccianti dettagli sul giro di violenza di Epstein e della sua ampia e potente cerchia, perpetrata a danno di donne e minori, cis e trans”, esordisce.
Il collettivo sottolinea come le prove raccolte negli anni abbiano messo in luce una violenza sistemica, che coinvolge ambienti politici, finanziari e accademici. E scrive: “Non bastano le prove dei terrificanti abusi sessuali e delle torture agite da una élite politica, finanziaria, accademica e dello spettacolo di tutto il mondo e che rivelano l’ennesima realtà di violenza patriarcale, capitalista e razzista che usa le donne cis e trans* come materiale di esperimento e di consumo”.
Per Open Catania, il caso Epstein non è solo una vicenda criminale individuale, ma l’espressione di un sistema di potere più ampio, in cui patriarcato, capitalismo e razzismo si intrecciano nel controllo dei corpi.
Nel testo si fa riferimento anche a una “macabra corrispondenza tra Epstein e il biologo Robert Trivers”, in cui si parlerebbe di “biologia transgender”, sostenendo che le donne trans sarebbero descritte come “organismi” e “nuove morfologie”. Un passaggio che, secondo Open Catania, confermerebbe una visione oggettificante e disumanizzante.
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Le email tra Epstein e Robert Trivers sulla “biologia transgender”
Tra i documenti resi pubblici negli Stati Uniti e noti come Epstein files compaiono anche alcune email tra Jeffrey Epstein e il biologo evoluzionista Robert Trivers. A ricostruire parte di questi scambi è stato il magazine statunitense Them, che ha analizzato i materiali diffusi dal Dipartimento di Giustizia.
Secondo quanto riportato da Them, in una mail Epstein avrebbe scritto a Trivers: “Voglio vedere il tuo pezzo sul transgender nel mondo della biologia”, sollecitandolo a lavorare su un testo dedicato alla cosiddetta “biologia transgender”.
Trivers avrebbe risposto spiegando di essere “verso la fine del lavoro sulla ‘transessualità’”. Nella stessa ricostruzione si richiamano passaggi in cui le persone trans sarebbero descritte come “organismi” o “nuove morfologie”, espressioni che Open Catania considera oggettificanti.
L’articolo evidenzia inoltre l’interesse di Epstein per ricerche controverse legate al rapporto 2D:4D (la proporzione tra indice e anulare), talvolta chiamato in causa in studi minoritari come possibile indicatore biologico correlato all’identità di genere.
L’accusa: “Usare le violenze di un pedocriminale come grimaldello”
Il punto centrale dell’intervento riguarda però la lettura pubblica degli Epstein files. Secondo Open Catania, alcuni ambienti gender critical starebbero “manipolando i fatti” e tentando di trasformare quei documenti “nella ‘prova’ di un complotto trans”.
Il collettivo contesta in particolare l’idea che esista “una fantomatica ideologia transgender” che convincerebbe “soggetti definiti ‘fragili’ ad intraprendere percorsi di affermazione di genere col solo scopo di creare merce a buon mercato per il patriarcato”.
La replica è esplicita: “Non ci stiamo!”. E ancora: “Significa usare le violenze di un pedocriminale come grimaldello per negare l’esistenza delle persone trans e non binarie!”.
Per Open Catania, questo tipo di operazione non è femminismo, ma “la sua caricatura essenzialista”.
Il punto di frattura con il femminismo gender critical
Nel post viene definito il femminismo gender critical come una posizione che “nega che esistano soggettività non binarie e che le donne trans siano donne e gli uomini trans uomini, fondando tutto su un’idea di sesso biologico fisso e binario che rifiuta ogni esperienza vissuta di genere”.
Si tratta di una frattura che attraversa da anni il femminismo internazionale, con scontri sempre più espliciti su identità di genere, autodeterminazione e definizione politica della categoria “donna”.
Open Catania collega queste posizioni anche a un piano più ampio, sostenendo che producano “alleanze politiche concrete con la destra anti-abortista e anti-LGBTQIA+, che usa la stessa retorica sulla ‘difesa dei bambini’ per attaccare l’autodeterminazione di donne cis e trans e di tutte le persone trans in generale”.
Uno dei passaggi più duri del post riguarda la richiesta di esclusione politica. Open Catania definisce queste posizioni “un nemico per il transfemminismo” e scrive: “Che questi soggetti dal pensiero tanto semplice quanto pericoloso rappresentino un nemico per il transfemminismo è, ormai, un dato. Che questi soggetti siano il cavallo di Troia del patriarcato dentro i movimenti che ad esso si oppongono è una evidenza”.
E ancora: “Che questi soggetti abbiano tentato di avvelenare il pensiero all’interno del Movimento Queer e dell’area antifascista e anti patriarcale è un dato incontrovertibile”.
Il passaggio si chiude con una presa di posizione esplicita: “Che queste persone debbano essere cacciate da ogni spazio e che non debbano poter esprimere il loro pensiero liberamente è una necessità oltre che un nostro dovere”.
Allo stesso tempo, il collettivo rivendica un principio che definisce fondativo: “Non esiste liberazione che passi attraverso l’esclusione: non può esistere un femminismo che ha bisogno di ferire o che decide chi è da salvare e chi è da sacrificare e non può costruirsi sulla pelle delle persone trans, delle sex worker, delle persone migranti”.
“L’unico femminismo è transfemminista”
La chiusura del post è una dichiarazione identitaria chiara: “L’unico femminismo è transfemminista, intersezionale e anticapitalista e riconosce come patriarcato, razzismo, abilismo e sfruttamento economico si intreccino nel controllo dei corpi, cis, trans e non binari”.
E ancora: “Abbiamo bisogno di allargare le nostre alleanze e difendere tutte quelle che sono nel mirino di tali logiche”. Per Open Catania non esiste spazio per un femminismo che escluda le persone trans.
La presa di posizione del collettivo siciliano si inserisce in una tensione più ampia che attraversa il femminismo contemporaneo, in Italia e non solo. Il caso degli Epstein files diventa così anche un terreno simbolico, oltre che giudiziario e politico.
Da un lato la denuncia di una lettura ritenuta strumentale e ostile alle persone trans, dall’altro uno scontro teorico e politico che attraversa da anni il femminismo. Un confronto che, anche dopo questa presa di posizione, resta aperto.

