A Roma esiste un percorso politico collettivo che sta provando a cambiare il Roma Pride. Si chiama Infinity Pride e nasce dalla volontà di rimettere al centro partecipazione, trasparenza e dimensione politica, mettendo in discussione modelli organizzativi e logiche considerate ormai distanti dalla comunità.

Non un “Pride contro”, dunque, ma un tentativo di riportare il Roma Pride alla sua funzione originaria: rottura, rivendicazione, orgoglio collettivo. “Infinity Pride è una realtà in divenire, sono assemblee itineranti alla ricerca di un confronto costruttivo, animato dal desiderio di restituire al Roma Pride la centralità dei nostri corpi e delle esistenze delle persone LGBTQIA+”, raccontano a Gay.it.

Il documento politico parla chiaro fin dal titolo: “Per un Pride di comunità, trasparente, aperto e transfemminista”. L’obiettivo dichiarato è sottrarre il Roma Pride al rischio di snaturamento, perché non diventi solo un appuntamento da calendario, una vetrina istituzionale o un prodotto attraversato da logiche di mercato.

 

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Infinity Pride: cos’è e da dove nasce

Il percorso prende forma da un primo nucleo di associazioni promotrici – Arcigay Roma, Differenza Lesbica Roma e le KinkyGrrrls – che hanno poi incontrato e coinvolto altre associazioni, collettivi, attivistə e singole persone, scegliendo fin da subito una forma aperta, assembleare e senza portavoce.

“È un’espressione collettiva, una voce che manca anche come pratica transfemminista e come pratica di responsabilità collettiva rispetto a temi politici che nei Pride portiamo tutti i giorni”, spiegano.

Più che antagonismo diretto, quello di Infinity Pride si configura come una forma di dissenso politico strutturato. “Non rappresentiamo un controcanto a qualcuno o qualcosa”, precisano. “Sappiamo perfettamente cosa c’è, ma non possiamo esimerci dal dire chiaramente che vogliamo tutt’altro”.

Una presa di posizione che non nasce da una contrapposizione frontale, ma dalla necessità di mettere in discussione modelli organizzativi, linguaggi e priorità del Pride contemporaneo.

La prima assemblea pubblica si è svolta il 25 gennaio al Cinema Aquila, con l’intenzione di aprire una discussione più ampia sul Roma Pride. Per Infinity Pride, infatti, la manifestazione romana ha un peso politico particolare: si svolge nella Capitale, “tra i palazzi del potere”, in una città dove le istituzioni nazionali producono – o non producono – leggi che incidono direttamente sulle vite delle persone LGBTQIAPK+.

Da qui la necessità, sottolineano, di non lasciare che il Pride perda la sua forza trasformativa. “Non possiamo più relegare tutto a un evento, a una singola associazione o a un coordinamento chiuso. Il coordinamento va aperto. Non può calare dall’alto decisioni verticistiche e pensare che associazioni e persone entrino nel Pride solo ‘a condizione che’”.

Un Pride annuale, nei municipi e nei territori

Uno dei punti centrali del manifesto è l’idea di trasformare il Pride in un percorso annuale. Non soltanto una parata o una Pride Week, ma un processo continuativo capace di attraversare quartieri, municipi, spazi sociali, circoli, luoghi di cultura e realtà territoriali.

“Il Roma Pride non deve essere soltanto il giorno del Pride”, sottolinea Infinity Pride. “Deve essere un movimento ampio, plurale, dove le istanze e le differenze possano starci. Lo devi rendere città, municipi, attraversato da attività che non si devono costringere dentro una settimana o quindici giorni di eventi anticipati dalla parata”.

Da gennaio, il percorso si è tradotto in assemblee, almeno due al mese, ospitate in spazi diversi della città. Tra gli appuntamenti citati ci sono assemblee al Malo e al Circolo Arci Pietralata, oltre a momenti di presentazione, confronto e autofinanziamento.

L’obiettivo è costruire una presenza sempre più capillare, imparando anche a confrontarsi tra differenze. “Il pluralismo è questo”, spiega la collettività. “Il percorso è in divenire e vuole costruire una presenza sempre più capillare”.

Trasparenza organizzativa ed economica: una richiesta politica

Nel manifesto, Infinity Pride insiste sulla necessità di processi democratici e trasparenti: riunioni pubbliche, calendari accessibili, decisioni condivise, gestione economica leggibile.

La richiesta non è solo amministrativa, ma politica. “La questione organizzativa non è voler fare le pulci su tutto quello che fai”, viene chiarito. “È anche come pensi a questa organizzazione”.

Il documento chiede che siano rese visibili le modalità di raccolta e impiego delle risorse, in particolare sponsor e contributi pubblici. Un passaggio che, nel contesto romano, viene indicato come uno dei nodi più divisivi.

“Perché parlare di bilanci trasparenti è divisivo?”, si chiede Infinity Pride. “Noi chiediamo semplicemente qualcosa di molto basilare: capire come accadono le cose. Se apri tutto questo alla città, rendi il processo partecipativo con contributi raccolti in maniera ampia”.

Contro mercato, sponsor e spettacolarizzazione

Infinity Pride 2026, il percorso collettivo che interroga il Roma Pride: “Il 20 giugno ci saremo, il Pride non ha Partita IVA” - roma pride - Gay.it

Uno dei punti più forti del percorso riguarda il rapporto tra Roma Pride e mercato. Infinity Pride non si limita a criticare una singola sponsorizzazione, ma mette in discussione un modello che rischia di trasformare il Pride in consumo, spettacolo e accettazione istituzionale.

“Non è più soltanto dire siamo contro qualcosa: siamo a favore di altro, spiegano. “Dobbiamo rimettere in sesto una verità politica e culturale dell’orgoglio delle persone LGBTQIA+”.

La collettività contesta la trasformazione del Pride in prodotto e chiede forme di autofinanziamento dal basso. “Non c’è la rincorsa a nessun tipo di sponsorizzazione. Non perché ci sia una marginalizzazione della parola sponsor, ma perché parliamo di alleanze, non di sponsor. Lasciamo fuori il denaro e troviamo forme di autofinanziamento dal basso”.

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La critica riguarda anche il modello dei carri, l’impatto ambientale e la difficoltà di accesso per molte persone. “Le manifestazioni con 31, 32 carri ti portano dietro la logica dell’idrocarburo”, osserva Infinity Pride. “Il Pride è delle persone, lo fanno le persone”.

Una posizione che si traduce in una presa di distanza netta da compromessi considerati al ribasso: “Noi non ci accontentiamo”, afferma la collettività. “Vogliamo 100. E per arrivare a 100 dobbiamo smettere di cedere a logiche di accordi e pensare a tutto quello che ancora oggi non è stato raggiunto”.

Accessibilità: la questione abilismo

Nel manifesto politico, accessibilità e sostenibilità sono due parole chiave. Infinity Pride chiede di ripensare orari, percorsi, modelli organizzativi e pratiche di partecipazione.

La collettività pone una domanda netta: chi può davvero attraversare il Pride così com’è oggi? “Cambiamo l’orario di questo Pride, perché le persone alle 15:30 non ce la fanno. Non per questioni di ageismo, ma perché nella nostra comunità c’è una questione di abilismo grande quanto il Colosseo”.

La richiesta è quella di un Pride meno spettacolarizzato e più attraversabile, capace di tenere conto di età, condizioni fisiche, salute, disabilità, neurodivergenze, precarietà e differenze sociali.

“Non abbiamo tuttə le stesse opportunità, non abbiamo tuttə le stesse caratteristiche fisiche”, ribadisce Infinity Pride. “Dobbiamo tornare a essere rivolta, facendo punte creative, culturali, animando la città”.

Palestina, antifascismo, sex positivity e giustizia sociale

Infinity Pride 2026, il percorso collettivo che interroga il Roma Pride: “Il 20 giugno ci saremo, il Pride non ha Partita IVA” - no pride in genocide - Gay.it

Il manifesto di Infinity Pride intreccia le rivendicazioni LGBTQIAPK+ con una piattaforma politica più ampia: antifascismo, giustizia sociale, contrasto alle guerre, critica alla militarizzazione, lotta allo stigma sull’HIV, educazione sessuo-affettiva nelle scuole, depatologizzazione delle esperienze trans e intersex, decriminalizzazione del sex work libero e consapevole, contrasto al razzismo e riconoscimento della storia colonialista dell’Italia.

Particolarmente forte è il passaggio sulla Palestina. Nel manifesto si parla di “genocidio in Palestina e tutti i genocidi spesso dimenticati” e di rifiuto della strumentalizzazione delle soggettività LGBTQIAPK+ da parte di Israele e dei governi occidentali.

“No Pride in genocide, e questo lo diremo anche quest’anno”, afferma Infinity Pride. “Stare al fianco del popolo palestinese significa non dimenticare, non solo autodeterminarlo, ma lasciare spazio a quella voce”.

La collettività rivendica anche la sex positivity come pratica politica. “La libertà nelle nostre sessualità non convenzionali è una straordinaria forma di esistenza. Siamo al mondo liberi”.

Lazio Pride e territori: la necessità di una rete diffusa

Lazio Pride 2025
Lazio Pride 2025

Nel racconto di Infinity Pride emerge anche il tema della dimensione territoriale, con uno sguardo che va oltre la Capitale e intercetta esperienze come il Lazio Pride, percorso diffuso che negli anni ha portato il Pride fuori da Roma, attraversando province e contesti meno centrali.

Al momento, spiegano, non ci sono ancora indicazioni precise sull’edizione 2026 del Lazio Pride. “Su questo non abbiamo informazioni definite”, viene chiarito, sottolineando però l’importanza politica di esperienze di questo tipo.

Il modello del Lazio Pride viene infatti indicato come un esempio significativo di diffusione capillare e radicamento nei territori: “È un esempio di come i piccoli territori delle province siano importanti. Dobbiamo tornare a parlare di Pride nei municipi, nelle municipalità, nei momenti culturali, nelle presentazioni di libri, nei collettivi”.

Una visione che si inserisce pienamente nella proposta di Infinity Pride: superare la concentrazione in un unico grande evento e costruire invece una rete continua di pratiche, presenze e rivendicazioni. “Questa è una città piena di cultura dei diritti LGBTQIA+, le associazioni scalano davvero palazzi e montagne”, si sottolinea. “Questo deve essere un percorso che ci autorizziamo da solə”.

In questa prospettiva, il futuro dei Pride, anche a livello nazionale, potrebbe passare sempre più da reti territoriali autonome, capaci di sottrarsi alle logiche di mercato e di rafforzare la dimensione politica e comunitaria delle mobilitazioni.

Il 20 giugno Infinity Pride sarà al Roma Pride

Infinity Pride non si pone fuori dal Roma Pride. Al contrario, rivendica la presenza dentro quello spazio, proprio perché considera il Pride della Capitale un patrimonio collettivo.

“Il 20 giugno saremo al Pride di Roma. Poi come ci saremo lo vedremo”, spiegano. Una presenza che non intende legittimare un modello percepito come chiuso, ma attraversarlo politicamente.

“Roma Pride è il Pride di questa città, non è il Pride di un’associazione o più associazioni”, conclude la collettività. “Il Pride appartiene non a un codice fiscale, non a una Partita IVA. Il Pride appartiene alle esistenze della nostra straordinaria comunità”.

“Infinity Pride è una realtà in divenire, fatta di assemblee itineranti e confronto continuo”, spiegano. “Nasce per restituire al Pride la centralità dei nostri corpi e delle esistenze delle persone LGBTQIA+, costruendo un movimento di rottura, rivendicazione e orgoglio collettivo”.

E la frase che sintetizza forse meglio l’intero percorso è proprio questa: “Il Pride non ha Partita IVA”.

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