Fenomeno digitale coreano, Eric Shin è amatissimo dal popolo del web per i suoi video in cui si domanda come si traducano in italiano alcuni modi dire o parole inglesi: “In italian how do you say ‘i love it’? ‘Adoro’. How do you say ‘I agree’? ‘D’accordo’. But if you’re a bad b!tch you say ‘AMO TOTALE’”.
Video che lo hanno reso virale anche sulla nota piattaforma cinese e lo hanno portato a dicembre 2024 a pubblicare il suo primo singolo “KITTESEN”. Un inno queer, volutamente provocatorio, che segna di fatto il suo esordio come cantante. Anche se resta fortemente riconoscibile la sua verve comica.
Ma cosa sappiamo di lui, della sua vita privata e del suo brano “KITTESEN”?
Scopriamolo insieme…
In questo articolo

Eric Shin: chi è?
Nato in Corea del Sud, Eric Shin è cresciuto in un ambiente fortemente religioso e oppressivo, quello dei Testimoni di Geova, che abbracciava visioni anti-LGBTQI+.
Questa realtà lo ha spinto da giovanissimo a lasciare la sua terra d’origine per trasferirsi prima a Shanghai, poi negli Stati Uniti e infine a Milano, dove ha finalmente avuto la libertà di esprimersi e vivere autenticamente.
Lontano dalla sua famiglia e dalla cultura che lo aveva soffocato sin dalla nascita, Eric ha costruito una carriera come content creator, conquistando migliaia di fan sia su Instagram sia su Tik Tok grazie al suo carisma, alla sua ironia e alla sua visione del mondo inclusiva.
Sin dagli esordi, infatti, Eric è sempre stato un punto di riferimento per la comunità queer.
In Italia ha conosciuto il suo amore più grande: quello per il suo compagno, con cui si unirà civilmente prima della fine del 2024.
A dicembre 2024 ha lanciato il suo primo singolo “KITTESEN”, un inno alla libertà di essere se stessi, che rappresenta il suo esordio come cantante e che soprattutto vede la musica come strumento per ispirare la comunità queer a vivere liberamente, senza paura e senza vergogna, come lui ha fatto. “KITTESEN”, infatti, è un inno contro l’omofobia e il giudizio, volutamente provocatorio, con il quale Eric vuole provare a conquistare le piste da ballo di tutto il mondo.
Ma cosa sappiamo del suo progetto discografico?
Scoprilo dopo la foto…

“KITTESEN non è solo una canzone, è un atto di ribellione”, ha raccontato Eric Shin all’uscita del suo brano: “È la mia risposta a chi ha cercato di opprimermi e a tutti quelli che non sono riusciti ad accettarsi. Con questa traccia voglio far sentire tutti liberi di esprimersi, senza paura, senza vergogna, senza compromessi. Questo è il mio grido di battaglia per chi è sempre stato messo da parte”.
“Kittesen” è un brano dance coinvolgente e ironico che porta con sé un messaggio potente contro il machismo e l’omofobia, celebrando la libertà di espressione. Prodotta da FLUIDOSTUDIO, “Kittesen” è un progetto Wonty Media sotto la direzione creativa di Paolo Camilli e Stefano Libertini Protopapa.
Immancabile, anche in questo caso, la coreografia del brano. Inutile dire che anche questo video è immediatamente andato virale sul web. C’è da ammettere, infatti, che volente o nolente le parole del pezzo restano impresse nella mente.

Eric Shin: la sua esperienza come Testimone di Geova
In un video pubblicato su Instagram, Eric ha raccontato della sua esperienza all’interno della comunità religiosa dei Testimoni di Geova:
“Ero un ragazzino timido e riservato nella religione i testimoni di Geova. Ovviamente, essendo un bambino non mi ponevo domande su quello che mi veniva insegnato. Pensavo di trovarmi in una normale chiesa cristiana, circondato da persone amichevoli che parlavano di Dio e cose del genere, ma ricordo che i miei genitori erano sempre molto protettivi nei miei confronti, non mi permettevano di uscire con i miei amici di scuola, né festeggiare compleanni, Natale e altre festività.
Ricordo chiaramente che definivano qualsiasi amico al di fuori dei testimoni di Geova come persone secolari. Mi scoraggiavano anche dall’andare all’università perché pensavano che l’educazione mondana corrompe le menti. Comunque ero felice perché pensavo di essere protetto dall’influenza di Satana, ma quando ho realizzato di essere gay, tutto quello in cui avevo creduto è crollato.
Non ho mai capito perché la mia sessualità dovesse essere motivo di vergogna. Sono stato fortunato a crescere in una generazione in cui avevamo icone gay a cui ispirarci, come Lady Gaga, Elton John, eccetera. Quando ho fatto coming out con i miei genitori al liceo erano scioccati, stranamente, e mi dissero di nasconderlo e di non dirlo mai a nessuno. E così ho fatto. L’ho nascosto per anni, finché non ho più potuto fingere. Amo gli uomini […]. Alla fine l’ho detto agli anziani della mia congregazione. Hanno fatto di tutto per farmi restare. Ma sono scappato.
I primi anni sono stati molto difficili perché secondo le regole della setta, nessuno doveva socializzare con me, nemmeno i miei genitori. Per fortuna avevo un grande gruppo di amici che sono diventati la mia famiglia scelta. Ora sono più felice che mai e voglio solo diffondere il messaggio che sì, sono un ex Testimoni di Geova e spero che la mia storia possa aiutare chiunque voglia lasciare questa religione. Non siete soli e andrà meglio“.
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