Serataccia segnata dall’omofobia a Stamford Bridge, Londra, stadio del Chelsea. La squadra campione d’Europa in carica ha ospitato l’Everton, con il match finito 1-1.
Ma non è il sorprendente risultato a far rumore bensì quanto accaduto sugli spalti, con i tifosi della squadra di Liverpool che hanno travolto di insulti omofobi un giocatore dei blues. Per i supporter dell’Everton si tratta di un triste deja-vu, perché simile episodio era accaduto anche nel 2019 e sempre contro il Chelsea.
Il club guidato da Rafa Benitez ha preso le distanze dai propri stessi tifosi, definendo ‘inaccettabile‘ quanto accaduto, perché “non rappresenta i valori del nostro club o della nostra più ampia base di tifosi”. “Attraverso la nostra campagna ‘All Together Now’ promuoviamo e celebriamo la diversità e l’inclusività all’interno del nostro club, del nostro gioco e della nostra comunità”, ha proseguito la nota del club. “Ci aspettiamo che i tifosi riflettano questi valori astenendosi da qualsiasi canto discriminatorio in futuro“.
Anche il gruppo di tifosi LGBTQ dell’Everton, Rainbow Toffees, ha così condannato i cori: “È sbagliato, è omofobo e deve finire. Ne abbiamo parlato con il club in passato e lo faremo di nuovo“. Il coro in questione vede solitamente accanirsi su un giocatore in particolare al grido “rent boy”, che nel gergo inglese sta per “marchetta”.
Lo scorso agosto anche i tifosi del Liverpool aveva utilizzato simile coro contro i giocatori del Chelsea, suscitando l’ira del loro stesso allenatore, Jurgen Klopp. “Non l’ho mai capito, perché dovresti cantare una canzone che è contro qualcuno in uno stadio di calcio?”, disse all’epoca l’allrnatore tedesco. “Non l’ho mai capito e non mi è mai piaciuto e non mi piace questo. Nel nostro caso, abbiamo probabilmente i migliori cori da stadio del mondo. Non sono sicuro che le persone mi ascoltino, ma sarebbe bello. Non voglio più sentire nulla di simile per tanti motivi“.

