Francamente, artista, cantautrice, attivista e performer, è una voce fuori dal coro che fonde la tradizione popolare e la sperimentazione elettronica con una libertà radicale.

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Francamente torna con “Zagara”: il nuovo singolo
Con il nuovo singolo “Zagara”, uscito venerdì 20 giugno per Basta Musica, Francamente ci ha regalato un brano che profuma di estati siciliane, di corpi che amano, di contrasti che si intrecciano in un equilibrio perfetto tra sacro e dissacrante.
Scritto e ambientato a Palermo, ma contaminato dalle atmosfere notturne e sintetiche di Berlino, dove ha vissuto a lungo, Zagara è un cortocircuito emozionale e sonoro.
C’è la fisarmonica di paese e la cold wave tedesca, i cori gregoriani e gli anni ’80, i fiori sulle cosce e il mare a riva. Il risultato? Un pezzo che ricorda Battiato, Giuni Russo, Kate Bush e i Bronski Beat, ma che è soprattutto Francamente, nella sua forma più pura e libera.
A firmare la produzione è Goedi, alias Diego Montinaro, con cui l’artista condivide un approccio artigianale alla musica, fatto di ricerca, ascolto e sperimentazione continua.
“Zagara è una preghiera laica che pronunciano le persone innamorate”, afferma l’artista. Perché questo è, alla fine, il cuore del progetto Francamente: un amore che non si adatta ai canoni ma li disintegra, un cantautorato queer, politico e poetico, capace di stare in bilico tra delicatezza e intensità, tra filosofia e club culture, tra strada e palcoscenico.
Chi è Francamente
Francamente nasce artisticamente a Torino, ma è una creatura migrante e molteplice. Studia filosofia politica, suona come busker, si immerge in collettivi transfemministi come Canta Fino a Dieci e si fa portavoce di un’idea di musica orizzontale, condivisa e non competitiva.
Dal 2020 pubblica i primi brani – Contaminazone, Bombe in colombe – a cui seguiranno Taxi, Paracadute e Fucina. Con l’arrivo a Berlino e la collaborazione con il produttore Tomer Levy, la sua ricerca vira verso l’elettronica, la techno, la sperimentazione viscerale e notturna. I marciapiedi, i rave e le strade diventano palchi e spazi da occupare con orgoglio, corpo e voce, in una società che ancora fatica a lasciare spazio a chi non rientra nei binari etero-cis normati.
Nel 2024 Francamente approda a Milano, inizia la collaborazione con Basta Musica e partecipa a X Factor Italia, mantenendo intatta la sua identità indipendente e la sua visione radicale. Da gennaio 2025 lavora stabilmente in studio con Goedi, dando vita a un “laboratorio aperto” dove ogni sperimentazione è concessa, e ogni limite può essere superato.

Le date del tour
Intanto, il tour estivo è in pieno fermento: sono in programma, dopo il Palermo Pride del 21 giugno, il 28 a Sherocco Festival a Ostuni (BR), il 4 luglio a L’Umbria Che Spacca a Perugia, il 5 a Il Concertozzino a Bassano del Grappa (VI), il 12 a MemoFest a Seravezza (LU), il 17 a Nel cuore, nell’anima a San Benedetto del Tronto (AP), il 28 a Lilith Festival a Genova e il 27 settembre al Festival Francescano a Bologna.
Zagara in equilibrio tra “estasi e paura”
In equilibrio tra estasi e paura, tra pop e preghiera, Zagara è una canzone che racconta l’amore come se fosse un’apparizione mistica. Ma senza mai perdere la carne, la pelle, la vita. “Le mie cosce sono fiori, corrono sul mare mentre a riva ti riposi”, canta Francamente, disegnando immagini vivide, sensuali, emotivamente cariche.
La fisarmonica da festa di paese si mescola ai synth della cold wave; le voci corali si fondono con una linea melodica che resta in testa, quasi fosse una hit pop, ma di quelle capaci di dirti qualcosa. Davvero.
È un pezzo che potresti ascoltare al tramonto, in una piazza siciliana, oppure alle prime luci dell’alba, in un club berlinese. Un inno alla contaminazione, all’identità fluida, all’amore che non chiede permesso.
Il testo di Zagara
Voci dai balconi
Costeggiano i lampioni
Palermo che si sveglia sfatta
E io sopra di te
Suoni dai cantoni
Donne come tuoni
Palermo che mi mangia l’anca
E io sopra di te
Strette sui vagoni
Le mie mani sono suoni
Aprono portoni, corrono ai tuoi piedi e si schiantano sui nomi
Dei tuoi nonni e dei nipoti
Con le ossa tutte in fuori
Le mie cosce sono fiori, corrono sul mare mentre a riva ti riposi
Prenditi un poco cura di me
Spaventami come Santa Rosalia
Prendimi un poco sopra di te
Spaventami come tu fossi regina
Distese sopra il sole con gli scogli a far rumore
Onde di persone che ci guardano curiose
Pioggia sui bastioni mentre vola un ombrellone
Palermo che rimane calma e io sopra di te
Ferme sulle scale
Hai le labbra di tua madre
Sorridono ai rioni, smontano la rabbia di chi grida dai motori
Noi che siam donne e non visioni
Con le gambe sui cannoni
Le gonne stese fuori
Giocano col mare mentre a Riva ti riposi
Prenditi un poco cura di me
Spaventami come Santa Rosalia
Prendimi un poco sopra di te
Spaventami come tu fossi regina
Ancora ancora ancora le tue mani di sale
Ancora ancora ancora tra le nostre risate
Ancora ancora ancora le tue mani di sale
Ancora ancora ancora tra le nostre risate
Prenditi un poco cura di me
Spaventami come Santa Rosalia
Prendimi un poco sopra di te
Spaventami come tu fossi regina.
Francamente si racconta a Gay.it: la nostra intervista
Abbiamo raggiunto Francamente a pochi giorni dall’uscita di Zagara, tra una data live e l’altra, in un momento di grande fermento creativo. Con lei abbiamo parlato di musica, amore, identità e di cosa significhi portare avanti un progetto artistico queer oggi, in Italia.
Ecco cosa ci ha raccontato… buona lettura!
“Zagara” è una preghiera laica scritta in una città – Palermo – dove convivono sacro, desiderio ed eterna contraddizione: cosa significa, per te, abitare un luogo da persona queer?
“Abitare un luogo da persona queer significa potermi sentire sicura di attraversarne le strade, sentire una sincera connessione con gli aspetti e le persone che si trovano nel mio stesso spazio. Alle volte prima di sentire di “abitare” un luogo è necessario dunque sgomitare un po’ per farsi strada, essere riconosciut*”.
Usi la tua voce e il tuo corpo come strumenti di resistenza. Come artista transfemminista, che responsabilità senti quando scrivi, quando sali su un palco o quando parli a una platea mista?
“Sento la responsabilità che penso percepisca ogni persona che fa il mio stesso mestiere. Essere su un palco, al di là delle dimensioni, è una grande privilegio che porta a mio avviso con sé la necessità di esprimersi intorno alle ingiustizie per poterne essere megafono”.
Il 21 giugno sei stata la madrina del Palermo Pride: cosa rappresenta, per te, portare sul palco una preghiera laica come “Zagara” che profuma di sudore, desiderio e disobbedienza?
“Per me è stato un sogno, un onore, una grande festa, ma anche un modo di ribellarsi insieme. Cantare Zagara nel luogo dove è stata scritta e pensata, poterla condividere con quelle stesse voci che mi hanno permesso di immaginarla è un grande regalo. Spero di essere stata all’altezza del mio ruolo di madrina”.
Dirsi queer in Italia, al momento, significa anche esporsi a rischio, odio e delegittimazione. Tu porti una musica che è militante nella forma e nel contenuto: cosa diresti a chi vorrebbe silenziarci?
“Non è possibile silenziare la realtà. Le persone queer esistono, le persone non binarie, le persone trans e così via: nessuna ideologia, nessuna forzatura potrà cambiare la realtà dei fatti. Io credo che il cuore dell’attivismo sia questo, mostrare che tanti sono i modi di stare al mondo e che ogni posizione rigida che prova a schiacciare la pluralità è un fallimento”.
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