La cantautrice Francamente ha scatenato (involontariamente) una tempesta politica e mediatica di proporzioni bibliche che ha persino scomodato Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il motivo del contendere? Una dichiarazione sull’Inno di Mameli che vi abbiamo raccontato in più occasioni qui su Gay.it.
Giorgia Meloni difende l’Inno di Mameli (e attacca l’inclusività)
Francamente ha dichiarato sui social di aver pensato di modificare il testo dell’Inno nazionale per renderlo più inclusivo. Il motivo? L’espressione “Fratelli d’Italia” esclude le diverse identità di genere.
Pur rendendosi conto che una modifica simile sarebbe stata impossibile da attuale (“sarebbe stato vilipendio alla bandiera”), la cantante e attivista queer ha scelto di dare comunque un forte segnale: ha cantato l’Inno così com’è durante la finale di Coppa Italia di Volley femminile, ma vestendo colori simbolici.
“Prendere uno spazio e cantare l’inno, che sì ha un linguaggio non inclusivo, ma farlo da donna queer e vestendo determinati colori per dare un messaggio molto chiaro”, ha dichiarato sui social in un video che, purtroppo, è stata costretta a cancellare.
Eppure, nel 2025, è stata sufficiente una riflessione sull’inclusività per scatenare l’ira del governo italiano.
Non si è fatta attendere la replica di Giorgia Meloni, che pur senza nominare Francamente, ha scritto sui social un post dal tono solenne: “L’inno d’Italia è il canto di un popolo che ha lottato per la sua libertà e la sua unità. Ogni parola racchiude la nostra storia, il nostro orgoglio, il nostro senso di appartenenza. ‘Fratelli d’Italia’ è un richiamo all’identità e alla fratellanza di una Nazione che guarda avanti con fierezza. Viva l’Italia, viva il nostro Inno. Sempre”.
L’Inno di Mameli è il canto di un popolo che ha lottato per la sua libertà e la sua unità. Ogni parola racchiude la nostra storia, il nostro orgoglio, il nostro senso di appartenenza. “Fratelli d’Italia” è un richiamo all’identità e alla fratellanza di una Nazione che guarda… pic.twitter.com/U7IyiEAvE5
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) February 12, 2025
Insomma, secondo Meloni l’identità italiana passa per forza attraverso un testo scritto quasi due secoli fa, senza possibilità di adattamenti o riletture. Strano, considerando che la storia è sempre stata fatta di cambiamenti e progressi.
Salvini e il solito attacco alla “follia woke”
Non poteva mancare neppure il commento di Matteo Salvini, che ha sfruttato l’occasione per lanciare un ennesimo attacco alla cultura “woke”. Il leader della Lega ha condiviso sui social un video con la scritta: “Il delirio woke della cantante queer”, accompagnato da un post infarcito di riferimenti alla politica statunitense: “Mentre negli Stati Uniti il Presidente Trump sta mettendo fine alle follie woke, escludendo gli atleti trans dalle competizioni femminili e ristabilendo solo uomo e donna come unici generi, in Italia troviamo cantanti che, nel nome di una fantomatica ‘inclusione’, attaccano inno e bandiera con pretesti surreali. Siamo oltre il ridicolo”.
Ancora una volta, la strategia è chiara: seminare paura su temi di cui si conosce poco. L’inclusività non è una moda: è una necessità.
L’intervento di Meloni, oltre ad essere privo di senso, rappresenta pure un discreto tentativo di riprendersi in mano quel potere che ha così paura che qualcunə le sfili da sotto la sedia: Salvini, ci senti?
A dimostrazione di ciò, dopo le parole di Salvini, non ha resistito dalla voglia di dire la sua mettendo le cose in chiaro ed i puntini sulle “i”: “chi comanda sono io” (nonostante la strizza).

Anche Al Bano si scomoda per dire la sua
Anche Al Bano è intervenuto, contattato da AdnKronos, e con una battuta ha sottolineato: “Francamente io non sapevo chi fosse Francamente, ma adesso, grazie a queste polemiche, so chi è”.
Poi ha aggiunto: “Secondo me in pochi sapevano chi fosse Francamente. Questo mi fa pensare che la sua sia stata una strategia per farsi conoscere. L’inno di Mameli, come tutti gli inni al mondo, è datato e su questo posso essere d’accordo con lei, ma è la nostra radice – e come se qualcuno dicesse che non riconosce il Colosseo”.
Un modo, forse, per sminuire la questione, riducendola a una “trovata pubblicitaria”. Ma se davvero così fosse, allora la reazione scomposta della politica non avrebbe fatto altro che darle ancora più visibilità.
La destra italiana: perché l’inclusività fa così paura?
La verità è che le reazioni di Meloni e Salvini rivelano una grande paura: quella del cambiamento. Parlare di inclusività non significa “attaccare” l’Italia, ma renderla un Paese più aperto e accogliente. Eppure, per la destra, ogni tentativo di aggiornare il linguaggio o di riflettere su simboli storici viene visto come un affronto imperdonabile.
Francamente ha semplicemente sollevato una questione importante. E se oggi se ne discute, vuol dire che il suo messaggio è arrivato forte e chiaro.




