Come volevasi dimostrare, la sigla di Gabry Ponte del Festival di Sanremo 2025, dal titolo inequivocabile Tutta l’Italia, ha vinto il San Marino Song Contest e rappresenterà la Repubblica di San Marino all’Eurovision Song Contest 2025 a Basilea, in Svizzera.

Gabry Ponte vince il San Marino Song Contest 2025
Gabry Ponte ha conquistato il primo posto nella competizione, superando la concorrenza di altri 19 artisti. Come previsto, il DJ e produttore ha trionfato con il suo brano, mentre il secondo posto è andato alla band trentina The Rumpled, seguiti dal cantante ucraino Teslenko.
Il premio della critica è stato assegnato a Pierdavide Carone, reduce dalla vittoria dello show di Rai 1 “Ora o Mai Più”, con il brano Mi vuoi sposare?. Tra i riconoscimenti speciali, The Rumpled hanno ottenuto il Premio Una Voce per San Marino, mentre Andy Sciacqua ha ricevuto il Premio San Marino Rtv Ludovico Di Meo.
Classifica finale del San Marino Song Contest 2025
- Gabry Ponte
- The Rumpled
- Teslenko
- Elasi
- Boosta
- Besa
- Crl
- Giacomo Voli
- Questo e quello
- Paco
- Pierdavide Carone
- Marco Carta
- Andy Sciacqua e Heymara (ex aequo)
- Silvia Salemi
- Bianca Atzei
- Vincenzo Capua
- King Foo
- Taoma
- Luisa Corna
Eurovision 2025: San Marino e Italia portano in scena due visioni opposte
Mentre San Marino sarà rappresentato da Gabry Ponte, l’Italia ha scelto Lucio Corsi, secondo classificato a Sanremo 2025, con il brano Volevo essere un duro.
Si delinea così una contrapposizione interessante: da un lato, Tutta l’Italia, brano che sembra allinearsi alla retorica di governo e che probabilmente riceverà presto gli apprezzamenti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, e dall’altro Volevo essere un duro di Lucio Corsi, un inno alla libertà di essere se stessi in una epoca storica, come la nostra, sempre più rigida e conformata verso politiche d’odio e repressione.
Ancora una volta, la musica – anche se in maniera inconsapevole – si conferma un ampio specchio della società e dell’attuale politica (spaccature comprese).

Un inno nazionalpopolare e un ritratto stereotipato
Il Festival di Sanremo 2025 verrà ricordato per molte cose, ma due in particolare hanno lasciato il segno: il surreale, delizioso e poetico connubio tra Lucio Corsi e Topo Gigio e il martellante refrain di Gabry Ponte, “Tutta l’Italia, tutta l’Italia, tutta l’Ita-li-ah!“.
Complice una programmazione incessante su Rai1 durante la settimana sanremese, il brano di Gabry Ponte ha occupato un posto di rilievo dentro la testa degli spettatori. Il risultato? Un successo costruito più sulla ripetizione martellante.
“Tutta l’Italia” ci rappresenta davvero? No, la risposta è no.
Dietro la facciata da tormentone spensierato, “Tutta l’Italia” è un affresco di vizi e virtù del nostro Paese. Il testo, scritto dallo stesso Gabry Ponte con Andrea Bonomo (che presta anche la voce al brano) ed Edwyn Roberts, si nutre di luoghi comuni e di quella bonaria autoironia che troppo spesso diventa un alibi per giustificare difetti cronici della nostra società.
Il messaggio è chiaro: una spallata a problemi reali, come disuguaglianze, corruzione e clientelismo, in favore di un’allegra accettazione della mediocrità.
Musicalmente, il pezzo segue la formula di successo tipica di Gabry Ponte: un mix di beat ipnotico, ritornello ossessivo e un crescendo costruito per massimizzare l’effetto corale. Il momento clou arriva con il drop, che invece di esplodere si spegne per poi riaccendersi, generando un effetto di attesa.
Ma a che prezzo? La ripetizione continua trasforma la canzone in una sorta di mantra involontario, una propaganda pop che invita a ballare sopra le macerie senza mai fermarsi a riflettere. Forse è per questo che il refrain è entrato nella testa, ma non ha convinto chi si aspetta dalla musica pop anche un messaggio meno rassegnato e buonista.
Il peso culturale di “Tutta l’Italia”
Al di là del successo radiofonico e del passaggio continuo sulle piattaforme di streaming, “Tutta l’Italia” solleva un interrogativo importante: qual è il ruolo della musica pop nel raccontare un Paese? Il brano di Gabry Ponte sembra limitarsi a una caricatura.
Forse il pubblico di Sanremo 2025 avrebbe preferito un inno più veritiero, che potesse celebrare non solo la leggerezza, ma anche la complessità di un’Italia che cambia (e di certo non positivamente).
In fondo, la musica dovrebbe servire anche a questo: raccontare chi siamo, non solo farci dimenticare cosa potremmo essere.
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