Gay al mare: non è sabbia ma polvere di cipria

Dagli argomenti di discussione ai giochi fino alle reazioni di fronte ai boni. Fatichiamo in palestra per andare nella spiaggia gay dove però rimane tutto immutato da un anno a quell'altro.

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È ormai ufficialmente aperta la stagione estiva. In effetti qui a Roma, vuoi per le conseguenze del Niño, vuoi perché è a Sud vuoi perché le finocchie c’hanno sempre le fregole, è praticamente partita a fine marzo. E se per il resto del mondo con 18° non si esce di casa se non con piumino e sciarpa, per i gay basta non si scateni una bufera di neve e che un timido raggio di sole faccia breccia tra la coltre di nubi per
scendere in spiaggia.

Perché così in anticipo? Ovvio! Per la prova costume (da bagno) prima del grande, vero debutto stagionale. Si valuta se i lavori di manutenzione del fisico sono a buon punto, se sono da incrementare o se il tempo rimasto è talmente esiguo da non preferire un dirottamento delle vacanze verso un tour della penisola scandinava. La scorsa settimana sono andato anche io e come ogni anno ho provato la stessa rassicurante sensazione delle cose che non cambiano e delle certezze inossidabili che provavo tutte le estati quando con i miei andavo in villeggiatura al mare in Abruzzo. Se infatti si fa eccezione per i ritocchi dei prezzi del bar e la preoccupante erosione della costa, per il resto tra i gay nulla cambia e tutto si riproduce esattamente com’era l’estate precedente, e le dinamiche restano immutate.

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Io non ti conosco, io non so chi sei. Come succede per tutti i gruppi stanziali, alla fine anche se nessuno viene mai introdotto all’altro in maniera ufficiale (magari invece è successo in anonimi incontri fugaci e in maniera ben più carnale ma ci si continua a ignorare perché si sa, noi siam formali), ci si conosce un po’ tutti e quel fazzoletto di sabbia diventa la versione estiva di un cortile di palazzo dove la noia delle ore passate ad abbrustolirci diventa uno stimolo invincibile per il pettegolezzo. La cosa divertente però è vedere come basta intravedere una sagoma umanoide approdare in spiaggia per far sì che tutti si girino o si impennino sul lettino in un improbabile "saluto al sole" per vedere di chi si tratta.

Bono a babordo! Nel caso sia una new entry (interessante solo se direttamente definita come "bono" altrimenti chissenfrega, quand’anche stesse morendo affogato in mare nessuno se ne prenderebbe pena) scatta un lavoro di intelligence tra i vari capannelli di persone per capire chi è. Un lavoro di profiling in stile Guantanamo per scoprire prima che il sole tramonti la sua provenienza, professione, ruolo e persino gusti di gelato preferiti. Al contrario, se si tratta di qualcuno di conosciuto si ritorna un po’ delusi a sfogliare Chi o a fingere di leggere l’ultimo flagello letterario di Umberto Eco.

Non tutti sanno che… Gli argomenti principi sono sempre gli stessi: corna e corpo. E se alla valutazione del secondo bastano solo un paio di occhi buoni e un po’ di memoria per confrontare quanto rispetto all’anno precedente sia dimagrito, ingrassato o abusato di anabolizzanti, riguardo al primo tema occorre rivolgersi alle fonti giuste per avere non solo il nome del fedifrago ma scoprire anche le modalità del tradimento, il luogo, la data e le evoluzioni compiute all’ombra delle corna del ragazzo.

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Bagher&Beach. Ma la chiacchiera da sola non basta mai a contrastare la noia sempre in agguato di una stagione estiva così lunga. Per questo si cerca sempre un modo per ammazzare il tempo. Possibilmente a colpi di pallone che se qualche stabilimento più in là viene preso a calci dai ragazzi etero, qui i nostri maschi preferiscono rimbalzarselo a colpi di bagher. Personalmente a me fa fatica anche solo pensare di compiere attività che non siano arrivare al bar per una birra o girarmi sul lettino da prono a supino e da supino a prono ma state certi, il mio posto è sempre in prossimità del campo di volley e lo spettacolo spesso è molto piacevole visti gli sforzi fatti in palestra per raggiungere una forma che in alcuni casi rasenta il sospetto della modifica genetica.

Dalla palestra alla spiaggia è tutta una sudata. È proprio dissetandomi gli occhi dalla canicola estiva guardando fisici passati alla fresa come boiserie rifinite da un ebanista esperto, mi chiedo come reagirebbe la comunità gay in Italia se il nostro paese non avesse 3/4 del suo territorio circondato dal mare e se non avesse la fortuna di un clima così invidiabile, perché diciamocelo: se non fosse per la consueta esposizione universale estiva chi ci penserebbe a sottoporsi alla tortura della palestra, dei petti di pollo, del riso integrale e degli integratori illegali iniettati un giorno sulla chiappa destra e l’altro sulla sinistra?

Perché a questo punto dobbiamo essere franchi e dircelo chiaramente: è questo il vero motivo di tanto impegno, e la panzana dell’allenamento fatto per una questione di salute e benessere è tanto attendibile come la storia di un mio ex amico che voleva farmi credere che usava i tacchi in casa per correggere un piccolo problema di scoliosi che un medico (sulla cui professionalità si sarebbe dovuto nutrire qualche riserbo) gli aveva consigliato di fare, e che l’imitazione delle coreografie di Carmen Miranda che si fregiava di saper riprodurre come pochi al mondo non era che una motivazione del tutto secondaria rispetto a una terapia che mi garantiva essere piuttosto efficace.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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