Gay Help Line, oltre 50 episodi di omotransfobia al giorno – gli allarmanti dati degli ultimi 12 mesi

Nell'ultimo anno oltre 20.000 contatti da tutta Italia, che salgono addirittura a 240.000 dal 2006, anno di nascita del numero verde 800 713 713.

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A 24 ore dalla Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, è il numero verde Gay Help Line 800 713 713 a ribadire l’urgenza di una legge in materia, visto l’altissimo numero di casi denunciati nel corso degli ultimi 12 mesi.

Oltre 20.000 contatti da tutta Italia, tramite telefono, chat (Speakly.org), email, che salgono addirittura a 240.000 dal 2006, anno di nascita del servizio. Numeri e statistiche elaborate in collaborazione con gli studenti del MIUR. Di quei 20.000 contatti dell’ultimo anno, 3200 appartengono a minori. Il 57% si è presentato come gay o lesbica, il 5% bisessuale, il 6% eterosessuale, mentre il 32% non ha dichiarato il proprio orientamento. Il 16% di chi ha contattato Gay Help Line nel corso dell’ultimo anno ha meno di 18 anni, mentre il 17% si assesta tra i 18 e i 24 anni. La fascia più alta è quella 35-45, pari al 22% del totale. Il 72% delle denunce ha riguardato omofobia e discriminazione (incremento 2%), il 17% ricatto e minacce (incremento 4%), l’11% violenza e abusi fisici, con il 41% delle chiamate in arrivo dal Centro Italia, rispetto al 35% del Nord e il 24% del Sud.

Sono stati circa 400, tra ragazzi e ragazze dai 12 ai 25 anni, ad aver denunciato abusi in famiglia a causa della propria omosessualità, con il 21% di questi segregati in casa, il 31% picchiati e il 43% impossibilitati ad uscire una volta tornati da scuola.

Il dato che emerge maggiormente nell’ultimo anno, è il crescente livello di omofobia con un incremento del 2% (ora al 72%) ed un aumento del 4% (ora al 17%) dei ricatti a scapito delle persone lesbiche e gay non dichiarate – dichiara Fabrizio Marrazzo, Portavoce di Gay Center e Responsabile del Numero verde Gay Help Line – la comunicazione tramite social, rende sempre più facilmente ritracciabile l’orientamento sessuale degli utenti, potendo monitorare i gruppi di interesse, le amicizie, etc. , esponendo in questo modo le persone LGBT più facilmente alle violenze ed ai ricatti di singoli o gruppi.
Un altro dato che emerge è anche l’età sempre più giovane degli aggressori e ricattatori che in diversi casi sono anche minori.
Restano costanti i casi di genitori che non accettano l’omosessualità dei figli e che come rilevato, anche in passato, nel 30% dei casi arrivano a segregarli in casa ed a sottoporli a violenze, per almeno 400 casi l’anno.
Dato allarmante è che ancora oggi il 15,1% degli italiani ha una opinione estremamente negativa sulle persone LGBT, dichiarando di provare disgusto o che gli omosessuali sono contronatura. Il dato più allarmante e che solo 1 vittima su 40 circa, pensa che denunciare possa migliorare la propria situazione, specialmente i più giovani, che temono oltre alle discriminazioni anche la reazione della propria famiglia. In particolare, gli studenti ci dichiarano che difficilmente trovano nella propria scuola docenti o adulti che li potrebbero aiutare.
Per questo è importante l’approvazione di una legge contro l’omo-transfobia che preveda un piano di intervento, che consenta di supportare le vittime su tutto il territorio nazionale.”

Nell’ultimo anno Gay Help Line ha attuato azioni a sostegno delle vittime con il supporto dell’OSCAD e del MIUR, con l’alberghiero di Formia che ha lanciato, attraverso il progetto Laboratorio Rainbow, un video di speranza intitolato L’Amore Prima di Tutto. Di seguito alcuni casi denunciati attraverso il numero verde Gay Help Line 800 713 713 nel corso dell’ultimo anno.

Ragazzo 14 anni, Sud Italia. Dal momento in cui i genitori hanno scoperto la sua omosessualità il padre lo picchia a ripetizione e la madre acconsente, assecondando l’atteggiamento violento dell’uomo e applicando le sue disposizioni negative. Ha molti fratelli e il più grande, di 16 anni, se la prende spesso con lui. Di frequente i genitori gli negano i pasti e lui è costretto ad andare a mangiare dalla zia. In passato il padre lo ha picchiato al punto di lasciare cicatrici sul suo corpo e delle bruciature sulle caviglie, dove gli ha gettato della benzina e dato fuoco. Il ragazzo aveva raccontato gli episodi a scuola, ma non c’era stato nessun intervento. Con il supporto del MIUR e dell’OSCAD abbiamo messo il minore in protezione e denunciato i familiari.

Ragazza 12 anni, Nord Italia. E’ una ragazza dodicenne che frequenta la seconda media ma ha grande consapevolezza di sé e del suo essere lesbica. Dice di aver pensato di essere attratta dalle ragazze e da qualche mese è fidanzata con una ragazza di un anno più grande che frequenta la stessa scuola. I suoi genitori la sminuiscono e la insultano ogni volta che si comporta in modo poco femminile. Da quando ha scoperto del suo rapporto con la fidanzata sua madre la picchia e le tira i capelli arrivando a trascinarla. Lei si sente in colpa e in passato ha tenuto comportamenti autolesionisti (riferisce di tagli). La madre non la fa uscire da tempo e ha provato in tutti i modi a scoraggiare questo rapporto, arrivando a minacciare la madre dell’altra ragazzina. Con il supporto del MIUR e dell’OSCAD il caso è stato segnalato alle autorità competenti.

Ragazza trans di 21 anni, straniera. la ragazza, di condizioni economiche modeste, viene attirata da una promessa di lavoro in Italia. Incappa dunque in una rete criminale di uomini e donne trans conniventi che le pagano il viaggio per l’Italia, ma in seguito la costringono a restituire il denaro a forte tasso di interesse con attività di prostituzione. Per un anno la ragazza è costretta a prostituirsi sotto la minaccia di violenze fisiche: paga 14.000 euro ai propri aguzzini. Durante questo periodo viene ripetutamente aggredita e malmenata ogni volta che non rispetta una scadenza di pagamento, finché non trova la forza di contattarci tramite un amico. Segnaliamo il caso all’OSCAD e la ragazza denuncia e viene messa sotto protezione.

Ragazzo di 19 anni Centro Italia, il ragazzo, una volta scoperto di essere gay si confida con i propri genitori che non accolgono bene il suo coming out. Il loro giudizio totalmente negativo sull’omosessualità è infatti motivato in primis dal fatto che siano molto religiosi. Costringono dunque il figlio a raccontare tutto alle autorità religiose che, in occasione di un primo appuntamento cercano di fargli cambiare idea demonizzando l’omosessualità e prospettandogli un destino terreno e ultraterreno di perdizione e sofferenze. Nel corso di un secondo appuntamento poi, due sacerdoti si propongono di far guarire il giovane attraverso un esorcismo. A questo scopo lo legano a una sedia e lo sequestrano per molte ore continuando a recitare versetti contro satana e la sodomia. Alla fine di questa pratica il ragazzo è estremamente turbato e impaurito e si rifiuta di tornare nel tempio. Spinto dalle imposizioni dei genitori che minacciano di cacciarlo via da casa nel caso non si fosse più sottoposto a quella ‘terapia’, il ragazzo decide così di chiedere aiuto preferendo allontanarsi dalla famiglia, e viene aiutato a trovare una struttura di protezione.

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