Gender Bender 2024, il programma: “L’edizione delle differenze. Le identità che ci abitano e che abitiamo sono molteplici e si intrecciano”

Alla vigilia del Festival queer di Bologna abbiamo intervistato il co-curatore Mauro Meneghelli, per parlare dello straordinariamente ricco programma di questa edizione.

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Gender Bender 2024, il programma: "L'edizione delle differenze. Le identità che ci abitano e che abitiamo sono molteplici e si intrecciano" - THE SUMMER WITH CARMEN - Gay.it
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Dal 31 ottobre al 9 novembre 2024 Bologna torna in sala e a teatro grazie alla ventiduesima edizione di Gender Bender, il festival internazionale che ospita ogni anno opere, artisti e artiste da tutto il mondo per esplorare gli immaginari legati ai corpi e ai generi. Da sempre Gender Bender ha un respiro internazionale e una vocazione multidisciplinare: attraverso i diversi linguaggi della produzione artistica – danza, cinema, letteratura, arti visive – accende prospettive originali e le mette a confronto, per aprire un dialogo inedito sui generi, i corpi e i desideri. Il festival, curato da Daniele Del Pozzo e Mauro Meneghelli, è prodotto da Il Cassero LGBTQIA+ Center di Bologna.

Gender Bender 2024, il programma: "L'edizione delle differenze. Le identità che ci abitano e che abitiamo sono molteplici e si intrecciano" - Duino - Gay.it

Alla vigilia del Gender Bender abbiamo intervistato Mauro Meneghelli, per parlare dello straordinariamente ricco programma di questa edizione.

C’è un filo conduttore che lega le varie sezioni, i film, gli spettacoli di danza, un tema che più degli altri è emerso nel corso della selezione?

“Se devo individuarne uno unico che li tenga tutti insieme direi quello delle molteplici differenze. Abbiamo un focus con opere sia di cinema che di danza che affrontano la questione della terza età, della vita gioiosa e del piacere per le persone anziane, così come abbiamo uno spettacolo con una danzatrice austriaca che si chiama Vera Rosner che è disabile e che conduce un workshop proprio sulla questione del continuo cambiare direzione. Abbiamo due film che si focalizzano sulla questione palestinese, uno in maniera molto diretta su quello che è successo a Gaza in quest’ultimo anno e l’altra in maniera più indiretta raccontando le storie di donne trans, arabe e berbere che si prostituiscono a Tel Aviv. Queste differenze entrano chiaramente in dialogo con tutte le differenze di genere e di orientamento sessuale di cui Gender Bender si occupa da sempre. C’è questa differenze, al plurale, perché se vogliamo che venga riconosciuta la nostra differenza di ciascuno di noi all’interno del mondo lgbt è altrettanto importante riconoscere le differenze degli altri, la loro rilevanza, la rilevanza delle loro voci, e allo stesso tempo riconoscere che molto spesso queste identità vanno insieme, vanno a braccetto. Penso proprio al film La belle de Gaza, dove le protagoniste sono per l’appunto donne, sono donne trans, sono donne trans che si prostituiscono, sono donne trans che si prostituiscono arabe o berbere, spesso musulmane. È un caso emblematico non solo di identità multiple, perché nessuno di noi è solo gay o lesbica o nero o disabile. Le identità che ci abitano e che abitiamo sono molteplici, si intrecciano. Ecco perché il concetto di “differenze”, al plurale, è probabilmente un fil rouge che accomuna tutta la programmazione di quest’anno”.

22 anni di Gender Bender. L’impressione dall’esterno è che esista un fortissimo legame con il territorio. Partendo dalla forza di Bologna come laboratorio socio-culturale più unico che raro, come ci siete arrivati?

“La storia di Gender Bender si inserisce nella storia di Bologna e nella storia del Cassero di Bologna. Una storia che è molto connotata anche storicamente, con le comunità che abitano e animano questa città, che da quattro-cinque decenni a questa parte hanno creato una dinamica virtuosa, di dialogo fra istituzioni e società civile. I movimenti, compreso quello lgbt, si inseriscono in questa storia, c’è una ricchezza di fondo che ha portato a far sì che la specificità LGBT sia sempre rimasta in dialogo con tutta la città. Allo stesso modo, l’intento del Gender Bender è sempre stato quello di portare opere, visioni e pensiero che si interroghino sulle questioni di genere, sugli orientamenti sessuali, sulle pluralità dei corpi, sulle relazioni che abbiamo fra corpi, non solo fra persone, ma via via anche con l’ambiente, con il contesto in cui viviamo, in una maniera che è necessariamente trasversale. In 22 anni di Gender Bender finiamo sempre per occuparci di questioni relative alle zone di guerra, alla disabilità, alla comunità nera, questioni che possono essere tematizzate anche in altri ambienti associativi culturali perché le identità sono multiple. Nulla vieta che una persona nera possa essere una persona appartenente alla comunità LGBT così come una persona disabile, così come nei territori di guerra ci sono le persone LGBT, che sono a loro volta donne, adolescenti, anziani. In questo senso abbiamo sempre proposto la questione del genere come una lente per osservare ciò che ci circonda, dal femminismo ai movimenti e agli studi LGBT. Abbiamo il compito di arricchire quello che è un dibattito culturale e sociale a 360°, che potrebbe essere un pensiero ecologico queer, così come una critica al capitalismo dal punto di vista delle dinamiche produttive che la nostra società promuove. Esiste un pensiero culturale e politico che il nostro movimento può offrire a tutta la cittadinanza, senza mai dimenticarci che un orientamento sessuale non ce l’hanno solo le persone lgb ma anche le persone etero così come un genere non ce l’hanno solamente le donne ma anche gli uomini. Quelli che sembrano temi e questioni di una minoranza sono in realtà sostanzialmente per tutte e tutti”.

Spulciando l’enorme programma, spicca l’assenza di film italiani. Che momento sta vivendo la cultura nostrana, in questo preciso momento storico con la destra al potere. È così complicato trovare titoli a tematica queer?

“Quest’anno abbiamo una coproduzione italiana, Duino, evento per noi più unico che raro, ma ci sono molteplici risposte alla tua domanda. Innanzitutto il nostro cinema indipendente non è florido, in termini di dinamiche produttive. Poi ci sono quelle produzioni italiane a tematica queer che vogliono debuttare in festival che hanno un concorso, che noi non abbiamo. Infine c’è il fatto che il nostro Festival così come altri Festival queer non riesce ad intercettare autori e autrici mainstream. Un nome come Luca Guadagnino non ha certamente bisogno di una una proiezione in un festival a tematica LGBT. Ma la motivazione più rilevante penso sia la prima, legata alla produzione indipendente, al momento osteggiata anche da un pensiero politico che esterna opinioni contrarie”.

Vuoi segnalare quegli appuntamenti che a tuo avviso sono imperdibili, senza nulla togliere al resto del gigantesco programma del Gender Bender che seguirà la nostra intervista?

“Segnalo lo spettacolo di Margarida Alfeirão, influenzata dalla diaspora africana in Europa. Protagoniste due donne nere, che portano sul palco uno spazio di lounge, di relax, che punta sul piacere femminile e lo fa non lesinando minimamente in sensualità ma non come esposizione verso uno sguardo esterno. È una sensualità rivolta all’interno con una rilettura di tutta una serie di codici che sono più propri della cultura hip hop e maschile. Fronte Cinema consiglierei Les Femmes au Balcon, diario onirico dell’attrice, sceneggiatrice, regista ed ex modella Noémie Merlant, ai più conosciuta come l’attrice di Ritratto di una giovane in fiamme. Qui è alla sua seconda regia e questo film è co-sceneggiato e coprodotto proprio da Celine Sciamma. Siamo in Francia nel corso di un’estate con due amiche che vanno una sera a cena da un avvenente vicino di casa, ovvero l’attore Lucas Bravo, e qui si consuma la violenza ai danni di una di queste donne. Subito dopo prende una china splatter di vendetta dai troni tarantiniani. È un film molto interessante perché rilegge tutta la questione delle violenze, delle molestie verso le donne. Ha avuto un eco molto forte in Francia proprio in questi giorni, a causa del processo che riguarda questa donna che è stata violentata da più di cinquanta uomini, con il marito che la drogava per poi organizzare sessioni di violenza sessuale ai suoi danni. Con questo film Noemi Merlin dà il suo contributo al dibattito ribaltando la retorica vittimizzante. Consiglio infine l’incontro con Walter Siti e il suo nuovo libro edito da Feltrinelli, C’era una volta il corpo, in cui Siti esplicita la propria opinione in relazione alla storia del corpo, interrogandosi sul senso del corpo nelle varie epoche storiche, su quello che il corpo di ognuno di noi sta vivendo in questa epoca, sempre più a contatto con le tecnologie digitali. Un libro molto interessante, molto avvincente, molto informato che ci regala un’altra visione lucidissima di Walter Siti sul contemporaneo”.

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Programma Gender Bender 2024, Sezione Danza

Gender Bender 2024, il programma: "L'edizione delle differenze. Le identità che ci abitano e che abitiamo sono molteplici e si intrecciano" - SHE IS STILL HERE - Gay.it
S/He Is Still Her/E

8 le prime nazionali. Occhi puntati sulla nuova scena coreografica tedesca, protagonista del primo fine settimana del festival con tre artisti che hanno scelto la Germania come base per il proprio lavoro creativo: James Batchelor, Margarida Alfeirão e Moritz Ostruschnjak. Debutta in prima nazionale SHORTCUTS TO FAMILIAR PLACES del coreografo australiano James Batchelor. Un duo coreografico che fonde quattro generazioni di danza moderna, europea e australiana. In prima nazionale anche LOUNGE della coreografa Margarida Alfeirão, influenzata dalla diaspora africana in Europa. Il coreografo Moritz Ostruschnjak presenta due lavori: TERMINAL BEACH, in prima nazionale (3 novembre), esplora il potenziale del movimento con sei straordinari performer su un enorme palco che arriva a occupare la platea dell’Arena del Sole: attraversando passato, presente e futuro in un mix visivo e musicale di periodi, generi, stili e tecniche differenti, gli interpreti surfano uno intorno all’altro, corrono su pattini a rotelle, diventano cowboy, si intrattengono in duelli corazzati e sventolano bandiere come giovani rivoluzionari. TANZANWEISUNGEN (IT WON’T BE LIKE THIS FOREVER (8-9 novembre) è un solo frenetico e ironico affidato all’eccezionale danzatore Daniel Conant: un fuoco d’artificio di passi, giri e calci che rispecchia lo stile eclettico di Ostruschnjak, formatosi nella scena della street art e dei graffiti. La compagnia italiana Dewey Dell inaugura il festival (26 e 27 ottobre) con l’esito performativo del progetto speciale CAUMA MERIDIE, una reinterpretazione del Fauno e della figura mitologica del dio Pan, con 30 interpreti non professionisti di Bologna. Gaetano Palermo presenta in prima nazionale THE GARDEN (3-4-5 novembre), un’opera che sfida le abitudini degli spettatori, fondendo i dispositivi del cinema, della danza, del teatro e delle arti visive. Dalla Francia, REFACE di Les Idoles in prima nazionale, esplora la trasformazione fisica e musicale (8-9 novembre). CORPO A CORPO di Claudia Caldarano è una performance site-specific nello spazio espositivo di Palazzo Bentivoglio, antico edificio della famiglia gentilizia bolognese. Il corpo nudo della danzatrice interagisce con un monolite nero, simboleggiando una statua in cerca di equilibrio e la caducità della vita (1-2-3 novembre). ONDE della coreografa Simona Bertozzi è una creazione performativa ispirata a The Waves di Virginia Woolf che combina energia giovane, movimenti individuali e azioni corali in un flusso continuo (8-9 novembre). EAT ME di Giorgia Lolli, vincitrice di DNAppunti coreografici 2023, riflette sul consumo incessante di immagini nei media e sulla sessualizzazione del corpo femminile (6-7 novembre). Infine LE BACCANTI di Giulio Santolini e Lorenza Guerrini, ispirato all’omonimo testo di Euripide, è un progetto speciale per donne over 65 che esplora la danza come un’esperienza catartica e viscerale e una celebrazione liberatoria dell’esistenza (5 novembre). Chiude la sezione danza il workshop POETRY OF DIFFERENCE con Vera Rosner, artista e performer viennese. Tutti i giorni Vera Rosner si trova a cambiare direzione: con la sua sedie a rotelle arriva a destinazione attraverso rampe, ingressi laterali, magazzini o stanze sul retro.

Sezione Cinema Gender Bender 2024

Gender Bender 2024, il programma: "L'edizione delle differenze. Le identità che ci abitano e che abitiamo sono molteplici e si intrecciano" - cidade campo 01 - Gay.it
Cidade; Campo

In programma quattro prime nazionali e uno sguardo sul conflitto in medio oriente con l’appuntamento con FROM GROUND ZERO (qui la nostra intervista), film collettivo palestinese selezionato per la corsa all’Oscar (4 novembre). Si colloca nelle zone del conflitto anche un altro film, LA BELLE DE GAZA, della francese Yolande Zauberman. La belle de Gaza è una donna trans di cui non si conosce l’identità, ma di cui si narra il viaggio a piedi da Gaza a Tel Aviv. La regista è alla sua ricerca e le tracce di questo racconto, che sembra quasi una leggenda, la portano a conoscere altre donne trans arabe e berbere che vivono e si prostituiscono a Tel Aviv (7 novembre).

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Desire Lines

Le prime nazionali in cartellone sono: CIDADE; CAMPO, della brasiliana Juliana Rojas, già premiata al Festival di Locarno, che narra due storie femminili di migrazione tra città e campagna: due storie parallele di resistenza; due donne che affrontano con profonda umanità l’incertezza del futuro, in vista di una straordinaria possibilità di reinvenzione (1 novembre). MEMORIAS DE UN CUERPO QUE ARDE della costaricana Antonella Sudasassi Furniss, vincitore alla Berlinale nella sezione Panorama, esplora il tema del desiderio e del piacere femminile nella terza età, completando una trilogia dedicata alla sessualità femminile nel suo Paese d’origine, il Costa Rica (8 novembre). Sul tema della sessualità nella terza età anche IF I DIE, IT’LL BE OF JOY, documentario del produttore e regista francese Alexis Taillant, che racconta di un gruppo di anziani attivisti in un audace viaggio per rivoluzionare la vita delle persone come loro, sfidando stereotipi e giudizi e ridefinendo le nozioni di sesso, amore e invecchiamento (3 novembre). Ultima tra le anteprime, L’HOME DELS NASSOS, opera prima di Abigail Schaaff, dramma d’epoca che coniuga avventura e fantasia, e ruota attorno a un uomo mitico, figura della tradizione catalana, che si fa visibile solo il 31 dicembre e che ha tanti nasi quanti sono i giorni dell’anno. La pellicola collega la Spagna degli anni ’30 agli anni ’60, il decennio della guerra civile spagnola le cui atrocità furono messe a tacere come prezzo della transizione alla democrazia (2 novembre).

Gender Bender 2024, il programma: "L'edizione delle differenze. Le identità che ci abitano e che abitiamo sono molteplici e si intrecciano" - Kokomo City - Gay.it
Kokomo City

In cartellone anche S/HE IS STILL HER/E di David Charles Rodrigues, lo straordinario e toccante ritratto documentario sulla vita e l’opera di Genesis P-Orridge, musicista inglese leader della band industriale Throbbing Gristle e della band pop-rock sperimentale Psychic TV, che ha inventato la musica industrial e sabotato dall’interno il sistema musicale britannico (31 ottobre). DESIRE LINES, il documentario ibrido, tra finzione e realtà, premiato all’ultima edizione del Sundance Festival del regista e scrittore trans pluripremiato Jules Rosskam, che combina interviste, trama di finzione e materiali d’archivio per raccontare la storia di Lou Sullivan, scrittore e attivista americano, primo uomo transgender a identificarsi pubblicamente come gay, morto per complicazioni legate all’AIDS nel 1991 (8 novembre). DUINO, opera prima dell’attore e regista argentino Juan Pablo Di Pace e di Andres Pepe Estrada è un racconto di formazione metacinematografico, che vede un regista alle prese con la realizzazione di un film autobiografico, ispirato al suo primo amore conosciuto a Duino, vicino a Trieste alla fine degli Anni Novanta (5 novembre). GONDOLA, nuovo film del regista tedesco Veit Helmer, che ancora una volta sceglie i toni della favola surreale rinunciando ai dialoghi per scrivere un racconto molto originale sulla libertà di amare chi si vuole attraverso il linguaggio dei corpi, del paesaggio e della musica (9 novembre). KOKOMO CITY, intenso documentario della produttrice musicale e cantautrice americana D. Smith, nel suo energico esordio, premiato al Sundance, che svela, con uno sguardo crudo, ma pieno di vita e ironia, le storie intime di quattro donne transessuali nere (9 novembre). In programma anche THE SUMMER WITH CARMEN, un film del cineasta greco Zacharias Mavroeidis: Demosthenes e Nikitas, sulla spiaggia queer di Atene, ispirati dalla cagnolina Carmen, esplorano il passato in un montaggio metacinematografico. Frammenti narrativi e bromance queer si intrecciano nel loro viaggio creativo (1 novembre). THIS IS BALLROOM (Salão De Baile), film brasiliano diretto dai registi della sala da ballo Vitã e Juru. Un documento performativo sulla cultura della ballroom a Rio de Janeiro. Un luogo di celebrazione e conflitto, dove la moda, la bellezza e la danza si intrecciano in un rifugio per le persone queer e non bianche (2 novembre). LES FEMMES AU BALCON (fuori concorso a Cannes), diario onirico dell’attrice, sceneggiatrice, regista ed ex modella Noémie Merlant, alla sua seconda regia. Nato sull’onda del movimento #metoo, il film, co-sceneggiato e co-prodotto da Céline Sciamma, fonde i linguaggi della commedia al femminile, del thriller e del ghost-story, un po’ Tarantino e un po’ Almodovar, raccontando una microcomunità al femminile che organizza una rivalsa alla violenza che subisce dai maschi (6 novembre).

Sezione Incontri Gender Bender 2024

Gender Bender 2024, il programma: "L'edizione delle differenze. Le identità che ci abitano e che abitiamo sono molteplici e si intrecciano" - Cera una volta il corpo di Walter Siti - Gay.it

Tra i numerosi appuntamenti, tre autori in particolare portano uno sguardo originale su ciò che viene scritto e letto sui corpi. Walter Siti presenta C’era una volta il corpo, il suo nuovo libro in uscita a ottobre con Feltrinelli, in cui si interroga sul tema forse più urgente del momento: il rapporto tra corpo umano e artificialità nell’epoca di un’accelerazione tecnologica senza precedenti. Al crocevia tra saggio e pamphlet, alternando lo scrupoloso resoconto del fenomeno a una lettura a tratti provocatoria e mai banale, Siti indaga la materialità corporea in un momento storico in cui il concetto stesso di “corpo umano” sembra prossimo all’evaporazione (1 novembre).

Tommaso Giartosio porta a Gender Bender il suo Autobiogrammatica, finalista al Premio Strega 2024, edito da Minimum Fax, in cui la lingua è intesa come origine della coscienza e del mondo, genealogia degli affetti, delle identità e disidentità, filtro per lo sguardo, sola possibilità di dare un senso a ciò che abbiamo vissuto (9 novembre). Sempre sulle letture che i nostri sguardi danno ai corpi, e a come queste cambiano con il passare delle epoche, Claudio Rossi Marcelli porta a Gender Bender la conferenza spettacolo Barbie siamo noi, un sorprendente racconto per immagini che, partendo dal 1959, anno in cui venne messa sul mercato la bambola più famosa del mondo, ripercorre 60 anni di costumi, temi sociali, mode e cultura pop: dalle lotte femministe ai movimenti civili dei neri e di liberazione LGBT, fino ad arrivare alla rappresentazione della disabilità (8 novembre). Si intitola Ezio Sinigaglia: scritture desideranti, la conversazione con Ezio Sinigaglia, autore della letteratura italiana contemporanea, le cui opere uniscono abilmente leggerezza e complessità nell’indagine identitaria, spingendo all’estremo le dinamiche legate a sesso e desiderio (4 novembre). Mentre DI-SCORDARE. Ricerche artistiche sulle eredità del fascismo in Italia, è il titolo del libro che Viviana Gravano presenterà al festival: Il fascismo, e Mussolini in persona, hanno saputo utilizzare la cultura come uno strumento straordinario di consenso per costruire immaginari che potessero durare nel tempo, persino dopo la caduta del regime. In Italia le tracce del fascismo sono pervasive, e sono più o meno palesemente presenti su tutto il territorio nazionale (6 novembre). Infine, CLAMOROSƏ Corpo: un atlante di forme possibili è la presentazione del terzo volume del progetto di racconto corale della realtà LGBTQ+ italiana inaugurato nel 2022 a cura della redazione de La Falla, il giornale del Cassero LGBTQIA+ center (7 novembre).

Arricchisce il programma la mostra RESILIENZA TRANS di Jul Maroh, artista transgender e queer, multidisciplinare e transfemminista, autore della grafic novel Il blu è un colore caldo, da cui fu tratto il film La Vita di Adele, vincitore nel 2013 della Palma d’oro a Cannes. La mostra, che inaugura il 31 ottobre al Das e resta aperta per tutta la durata del festival, presenta lavori eseguiti su grandi pannelli di legno di un metro quadrato, utilizzando una tecnica di trasferimento ispirata agli studi di litografia e incisione dell’artista presso l’Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles. Le tavole rappresentano corpi transgender, di persone comuni e di icone della comunità T, che si intrecciano con gli attributi della figura mitologica e ibrida di Chirone, il guaritore ferito (archi, frecce, corone, cicatrici di carni operate, zoccoli): come per il kintsugi in Giappone, l’obiettivo simbolico è restituire dignità a questi soggetti e curare le loro ferite con bende d’oro. La mostra è realizzata in collaborazione con A occhi aperti, il festival internazionale di illustrazione e fumetto a cura di Hamelin.

Chiudono la programmazione i party al Cassero LGBTQIA+ center.

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