La politica italiana torna a concentrarsi sul tema dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Il governo guidato da Giorgia Meloni punta a rafforzare il ruolo dei genitori e a limitare l’insegnamento di tematiche legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Al centro del dibattito parlamentare c’è il disegno di legge Valditara, attualmente in esame nella Commissione Cultura della Camera – e ormai in dirittura d’arrivo -, che si inserisce in una più ampia tendenza conservatrice già visibile in altri Paesi europei e negli Stati Uniti.

In questo articolo
- 1 Il ddl Valditara: controllo dei genitori e sanzioni per i docenti
- 2 Dall’Italia alla Florida: il parallelo con il “Don’t Say Gay”
- 3 Educare alle Differenze: dieci anni di attivismo educativo
- 4 Il Gender Bender Festival: arte, corpi e rischio
- 5 Pubblicità sessiste e omofobe: un altro fronte conservatore
Il ddl Valditara: controllo dei genitori e sanzioni per i docenti
Il fulcro del ddl Valditara è il principio del “consenso informato” delle famiglie. Ogni attività di educazione sessuale o affettiva organizzata dalle scuole dovrà essere approvata preventivamente dai genitori, che dovranno essere informati sui contenuti e sui soggetti coinvolti.
A chiarire la posizione del governo è stato Rossano Sasso, deputato leghista e relatore del provvedimento, secondo cui l’obiettivo è limitare tali attività alle scuole secondarie, escludendo infanzia e primarie. Gli emendamenti proposti dall’opposizione difficilmente saranno accolti, mentre alcuni – come quelli della deputata Giorgia Latini (Lega) – potrebbero essere integrati nel testo finale.
Tra i punti più discussi c’è l’emendamento 2.02, che introduce sanzioni per i docenti che terranno lezioni di educazione sessuale senza il consenso scritto dei genitori. Nei casi più gravi, è prevista anche la sospensione dal servizio.
Nel corso dei movimentati lavori in Commissione, le posizioni della maggioranza e dell’opposizione si sono mostrate nettamente contrapposte. Per la deputata del M5S Ascari, “l’educazione non è proprietà esclusiva della famiglia. È un nucleo che troppo spesso non possiede gli strumenti per spiegare aspetti fondamentali della vita come la cultura del consenso, la varianza di genere e il rispetto delle diversità”.
Dal fronte della maggioranza, il relatore del provvedimento Rossano Sasso (Lega) ha replicato: “Con il ddl Valditara stabiliamo un principio molto semplice: chiediamo che le famiglie conoscano preventivamente contenuti e materiali didattici di chi va in classe a parlare di educazione sessuale ai figli. Negli ultimi anni ci sono stati casi in cui temi, sacrosanti, come la lotta alle discriminazioni o la parità di genere sono stati utilizzati come cavalli di Troia per introdurre argomenti altamente ideologici”.
La vicenda ha attirato inevitabilmente l’attenzione della stampa internazionale: il Washington Post ha sottolineato come l’Italia di Meloni stia cercando di limitare l’insegnamento delle tematiche LGBTQ+ e di rafforzare il controllo familiare anche sull’identità di genere dei minori.
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Dall’Italia alla Florida: il parallelo con il “Don’t Say Gay”
Secondo il Washington Post, il disegno di legge italiano presenta forti analogie con il controverso “Don’t Say Gay” approvato in Florida. Come negli Stati Uniti, anche in Italia il governo mira a vietare l’insegnamento di tematiche sessuo-affettive nelle scuole primarie e a rafforzare il ruolo dei genitori nella secondaria.
La proposta di legge, sostenuta da Fratelli d’Italia, estende inoltre le restrizioni alle questioni legate all’identità di genere. Oltre al divieto di affrontare la cosiddetta “teoria del gender”, il testo introduce limitazioni sull’uso del nome e del genere scelto a scuola, sulla partecipazione sportiva dei minori transgender e sull’accesso a cure mediche di transizione.
Secondo insegnanti, sindacati e associazioni LGBTQ+, il ddl rischia di ridurre l’autonomia didattica, aumentare la marginalizzazione degli studenti queer e compromettere la salute mentale dei giovani transgender. Un quadro che, secondo molti, si inserisce nella più ampia strategia dei governi conservatori europei e statunitensi di contrasto alla cosiddetta “educazione woke”.
Educare alle Differenze: dieci anni di attivismo educativo
Mentre il governo spinge verso una visione più restrittiva, c’è chi da anni lavora in direzione opposta. La rete nazionale Educare alle Differenze, attiva dal 2014, promuove una scuola libera da sessismo, omolesbobitransfobia, razzismo e ogni forma di discriminazione.
Il documentario “Educare alle Differenze – dieci anni di Rete per una scuola capace di fare la differenza”, visibile su YouTube, racconta il decimo meeting nazionale tenutosi a Roma nel settembre 2024. Il film restituisce un mosaico di laboratori, assemblee e pratiche educative che mettono al centro inclusione, affettività e pluralità.
In un Paese segnato da femminicidi e politiche scolastiche sempre più escludenti, la rete rappresenta un presidio culturale di resistenza. Come sottolinea la sinossi del documentario, “dalle aule parte un altro presente”, un percorso per costruire un futuro più equo e accogliente.
Il Gender Bender Festival: arte, corpi e rischio
In contrasto con le spinte conservatrici del governo, la scena culturale italiana continua a proporre spazi di libertà e riflessione. Dal 30 ottobre all’8 novembre 2025, Bologna ospiterà la 23ª edizione del Gender Bender Festival, prodotto da Il Cassero LGBTQIA+ Center e diretto da Mauro Meneghelli.
La parola chiave dell’edizione è “rischio”, declinata attraverso danza, cinema, performance e letteratura. Dodici spettacoli internazionali — tra cui INHABITANTS di Luna Cenere e FUCK ME BLIND di Matteo Sedda — esplorano il rapporto tra corpo, identità e vulnerabilità. La sezione cinema proporrà undici titoli, tra cui il documentario Educare alle Differenze, mentre incontri e workshop saranno aperti gratuitamente al pubblico, con interprete LIS.
Il festival si conferma così come un laboratorio di inclusione e sperimentazione, dove il rischio non è minaccia ma possibilità di libertà.
Pubblicità sessiste e omofobe: un altro fronte conservatore

Parallelamente, Fratelli d’Italia tenta di modificare anche la normativa sulla comunicazione pubblicitaria. Con l’emendamento Malan-Pogliese al ddl Concorrenza, il partito vuole eliminare il divieto di pubblicità sessiste e omofobe, introdotto nel 2021 dal governo Draghi per contrastare stereotipi di genere e messaggi discriminatori.
L’emendamento mira a liberalizzare i contenuti pubblicitari, includendo anche messaggi discriminatori o di opinione, e potrebbe legittimare la diffusione dei manifesti omotransfobici di associazioni come Pro Vita. Le opposizioni hanno già promesso battaglia, denunciando il rischio di normalizzare il discorso d’odio nello spazio pubblico.
Questo tentativo si inserisce nello stesso quadro ideologico del ddl Valditara: entrambi gli interventi rappresentano una spinta a consolidare un controllo conservatore sui contenuti culturali e educativi, siano essi a scuola o nello spazio pubblico.
Il filo conduttore tra ddl Valditara, il dibattito sulle pubblicità e la scena culturale LGBTQ+ è chiaro: il governo Meloni e Fratelli d’Italia stanno cercando di ridefinire il confine tra libertà educativa e libertà di espressione, spesso a discapito dei diritti delle persone LGBTQ+.
Eppure, in risposta a queste spinte reazionarie, la società civile e la cultura queer italiana continuano a muoversi. Iniziative come Educare alle Differenze e il Gender Bender Festival mostrano che un’altra Italia è possibile: più aperta, creativa e coraggiosa. Un Paese che, anche di fronte ai tentativi di censura, continua a educare – e a resistere – attraverso la libertà.
